martedì 11 maggio 2010

L'ARCINORMALE - Sindaci e l’elenco della Sip

Lidano Grassucci 
Latina è una bella donna di piano, ha il passo da pianura direbbe Ivano Fossati. Ci passo tra le strade larghe e penso alla libertà che danno questi spazi, ma poi vedo volti cupi. I partiti a Latina non ci sono, ci sono consorzi. Consorzi umani che si compongono e decompongono come le pozze d’acqua quando viene a piovere. Ho fatto il censimento dei sindaci (aspiranti) ed ho sballato, non ci sto piu’ dietro. Siamo arrivati al sindaco di se stesso. Corrono tutti senza limite e senza tempo: c’è chi pensa ad un ritorno di Ajmone Finestra, chi vuole riprendere da Alfredo Loffredo, chi sente il richiamo del cognome Zaccheo, ci chi ricorda che si potrebbe ripartire da Mansutti. Ciascuno ha una ragione per fare il sindaco. Guercio ha governato 300 mila alpini e alla grande, perché non puo’ governare 120 mila residenti, Maurizio Galardo ha esperienza da vendere, di amministrazione ci capisce e molto, Creo pure potrebbe aspirare ha fatto l’assessore, e Maietta? E’ rivoluzione verde in concorrenza con Tripodi, per tacere di Giovanni Di Giorgi (che è pure di Sezze e rimetterebbe un po’ di ordine etnico in questa Babele che è Latina). Mi fermo? E perché non potrebbe essere un bel sindaco il piu’ elegante di tutti Alessandro Catani, lui è un sindaco disegnato, perfetto, da bella figura. Poi ci sono quelli di Forza Italia: Di Rubbo, Calandrini, Bianchi e, perché no, Stefano Zappalà. Se poi parliamo di voti i Tiero sono della partita alla grande, Di Matteo non disdegna. Non entro nel merito delle ambizioni della società civile.
O dimenticavo Fabrizio Cirilli, De Marchis e…. Ci vuole l’elenco telefonico, fate così andate alla Sip (ve lo ricordate il vecchio nome di Telecom) e fatevi dare il volume, andate su Latina e cominciate da … Abà Angela, poi giu’ fino a Zuzolo Anna, in mezzo 181 pagine fitte di nomi, ecco sono tutti aspiranti sindaci.

L'ARCINORMALE - Città, sindaco e tempo



Lidano Grassucci

Che vuoi fare da grande? Il sindaco. Qualcuno dovrebbe spiegare che fare il primo dei cittadini di una comunità non è come partecipare al grande fratello o alla maratona di New York. Per fare il sindaco ci vuole l’età giusta, diciamo intorno alla maturità presenile (Di sindaci nonni già abbiamo avuto Finestra ed è insuperabile nel suo stile), bisogna essere contemporanei: diciamo intorno a 50 anni perché siamo in Italia, nel resto d’Europa avrei detto dieci anni di meno, ma noi siamo amanti dei senatori. Ma sopratutto bisogna avere una idea di città futura, bisogna immaginarla. Corona è stato forse (e lo dico da antidemocristiano) il più grande sindaco di Latina perché immaginava. Ha visto il teatro quando non c’era, ha visto il centro direzionale in un posto che era un paesone e non aveva neanche l’idea di essere città, ha sognato il nuovo non indulgendo nel passato, nel passatismo. Ha osato anche quando non era facile: pensare ai grattacieli quando qui c’era un campanile e un torre civica pure nana mica era facile.
Immaginare, insieme a Muzio, di fare una biblioteca in un posto “refrattario” ai libri, di farla non della parrocchietta ma di coinvolgere uno dei più grandi architetti del tempo: Stirling, era difficile.
Questo ci vorrebbe dopo 20 anni di intorcinamenti passatisti, di gamberi che muovevano indietro nella storia invece che andare nel verso giusto.
Ci vorrebbe un sindaco di “riconciliazione democratica”, di riposizionamento nel contemporaneo dell’unica città d’Italia, e del mondo, che alle soglie del 2000 si pensava al Novecento.
Questo ci vorrebbe e non una selezione del grande fratello, insomma ci vorrebbe un sindaco che si muove normale che non si immagina podestà, che non si sente doge, che programmi ma non sogni.
Ci vorrebbe uno che avesse il coraggio di dire che Latina è città del 2000, basterebbe.

lunedì 10 maggio 2010

TERRACINA - Nardi, uno che ci tiene a fare bella figura

Teresa Faticoni
Un gentile omaggio floreale alla signora, al bar «mi raccomando offro io», tutti a cena «siete miei ospiti». Il sindaco di Terracina è uno che alla fomra ci tiene. La sostanza è rimandata a data da destinarsi. Quando uno pensa di averne sentite di tutti i colori, Stefano Nardi sa sempre cacciare dal cappello un coniglio stupefacente. L’associazione Terracina Rialzati ha scoperto una delibera dedicata dalla giunta del prode primo cittadino, che evidentemente ci tiene a fare bella figura, alle spese di rappresentanza. Basta leggere le intenzioni: «un’attività di rappresentanza ai fini istituzionali dell’Ente determinata dalla necessità di mantenere ed accrescere il proprio prestigio mediante un fattivo ruolo nel contesto sociale». Prestigio? E che non sia una burla, ma una vera presa in giro, lo si capisce dai famosi contesti in cui il Comune vuol comparire. Si comincia dalle visite di personalità o delegazioni, italiane o straniere: «indimenticabile la figuraccia con i cantanti del coro norvegese dei Dale Mannskor, o la visita di Joel Buton, chissà lì il prestigio che fine ha fatto», è il contrappunto dell’associazione. Seguono incontri di lavoro; manifestazioni o iniziative, in cui il Comune risulti fra gli Enti organizzatori;  inaugurazioni di opere pubbliche; cerimonie e ricorrenze («indimenticabili le fatture per i coriandoli di Carnevale»). E poi un profluvio di scemenze: allestimenti, imbandieramenti, illuminazioni, addobbi floreali, impianti audiovisivi, affitto locali,  omaggi, offerte di donativi-ricordo, stampa di manifesti e inviti, servizi fotografici, inserzioni su quotidiane, «e immancabili le onoranze funebri per le quali si stabilisce un servizio completo in occasione della morte di personalità interne ed esterne all’Ente, parenti inclusi». Quando poi i galantuomini si recano fuori dal Paese essi sono per delibera autorizzati «a offrire colazioni e omaggi anche fuori sede, in occasione di missioni o viaggi, estero compreso». «Chiediamo all’amministrazione - concludono gli esponenti dell’associaizone -  se non sarebbe il caso di stabilire che queste spese di rappresentanza, visto lo stato delle finanze pubbliche, sono superflue e quindi di abolirle fino a quando non verrano erogati i servizi ai cittadini, pagati i creditori e garantita l’ordinaria amministrazione». Insomma, in città si mantiene la spazzatura fino all’emergenza, si cerca di fare cassa inondando il territorio di strisce blu, ma quando si va fuori non sia mai a fare la figura dei taccagni. Scialapopolo, tanto paga Pantalone.

LATINA - Quel sottile venticello della calunnia che piega la Scm


Teresa Faticoni
Basta con le insinuazioni, stop alle ingiurie. L’imprenditore Claudio Meli, titolare della Scm, ce la sta mettendo tutta per risollevare le sorti della ex Gambro. Ma i sindacati autonomi continuano a denigrarlo, con quel sottile venticello che è la calunnia, mettendolo in cattiva luce rispetto al mercato e alle banche. Questa la denuncia emersa nell’incontro di ieri tra le organizzazioni sindacali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uilcem Uil e il proprietario dello stabilimento di via Appia. La riunione era stata richiesta dalle parti sociali per capire lo stato di avanzamento del progetto industriale. Che è cambiato in corso d’opera. Perché se in un primo momento Meli voleva creare in quello stabilimento un’azienda di trasformazione di prodotti agroalimentari per il mercato estero, adesso ha avviato (quel mercato si è ridotto del 50%) attività biomedicali. Sfruttando i macchinari lasciati in loco dalla Gambro. Il vertice ha dato anche modo di capire perché da due mesi Meli non anticipa i soldi per la cassa integrazione. Il problema sta nel fatto che le continue denunce di inaffidabilità da parte di un gruppo di ex lavoratori (quelli che avrebbero preferito la mobilità) spingono le banche a chiudere i rubinetti del credito in un momento in cui gli istituti rilanciano sempre di più sul piano delle garanzie per prestare denaro. Ora, però, le prospettive sembrano essere buone. Meli si è aggiudicato una grossa commessa da parte della Smiths medical, l’azienda confinante in via Appia. Di più: la Scm ha anche creato delle camere di sterilizzazione dove vengono lavorati gli attrezzi per le sale operatorie di alcuni ospedali di Roma. Nel frattempo lo stabilimento è stato accreditato anche presso l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) per l’impacchettamento dei medicinali. Quindi, a conti fatti, è vero che l’obiettivo è stato spostato, ma quello nuovo - preciso e ambizioso - potrebbe essere centrato in pieno. Al momento sono impiegate 20 persone. «Questa è un’azienda che guarda lontano - ha commentato a margine dell’incontro di ieri Roberto Cecere, segretario generale della Femca Cisl di Latina -. Se consideriamo che questo territorio si sta trasformando in un ambito di produzione terzista, la Scm può occupare una nicchia importante nel comparto chimico farmaceutico». Le parti sociali sono riuscite a strappare la promessa del pagamento delle retribuzioni per i 73 ex Gambro ancora fuori dal ciclo produttivo per venerdì. Il tutto, però, se quel venticello la smette di tirare sempre dalla parte sbagliata. Credibilità è la parola d’ordine. Basta con lo stillicidio.

LATINA - San Marco, la messa della discordia



Luisa Guarino
Giorno dopo giorno stiamo perdendo molte certezze, in diversi ambiti, da quello internazionale a quello locale. Il ‘colpo di grazia’ per la nostra città, che colpisce la comunità religiosa di San Marco, cattedrale di Latina, è il ‘ferale’ annuncio del cambiamento d’orario di una messa. Direte: che esagerazione. Ma vediamo prima i fatti. Da tempo immemore, e qui chiamo a raccolta gli storiografi della città, ma già che ne conservi memoria personale sono diverse decine d’anni, l’ultima messa della domenica mattina è sempre stata celebrata alle 12.15. Ma proprio l’altro ieri, in pieno clima di festa e comunioni, è stato annunciato che d’ora in poi, tutte le domeniche, l’orario delle 12.15 slitterà alle 12.30. A informarci sono state delle persone che frequentano assiduamente quella chiesa e che ci hanno steso in merito una sorta di breve relazione. Abituati ad assistere alla celebrazione delle 11, i nostri hanno dovuto negli ultimi tempi (diciamo grosso modo poco più di un anno) cambiare abitudini perché l’orario della fine di quella messa è lievitato sempre più, soprattutto a causa di omelie troppo lunghe, con un’ulteriore ‘ipertrofia’ in occasione di battesimi e comunioni. Cosa fanno allora questi ‘fedelissimi’ che sono cresciuti all’ombra di San Marco e dell’oratorio e non vogliono trasferirsi in una chiesa dai tempi più ‘umani’? Rinunciano alla messa delle 11 per quella delle 12.15, già in cima alla hit parade di tanti parrocchiani per la presenza di don Nicola, un sacerdote attualmente molto anziano e con grandi difficoltà di deambulazione ma da sempre vivace, colto e interessante. Non a caso alcuni anni fa un’Associazione che operava in seno alla parrocchia ha pubblicato un paio di volumi da lui scritti, dal titolo “San Marco, dodici e un quarto” che raccoglie le omelie del sacerdote durante ‘l’ultima messa’ nell’arco di alcuni anni.
La circostanza è emblematica: un vero e proprio simbolo.
Sembra dunque incredibile che dopo tantissimi anni, proprio ora debba esserci questo cambiamento ‘epocale’, il cui significato va ben oltre lo slittamento dell’orario di una messa. I nostri amici sono contrariati, arrabbiati, amareggiati. E ci auguriamo che almeno a titolo di sfogo personale siano andati a parlare con il parroco: anche perché è proprio lui ‘il titolare’ di quella benedetta messa delle 11, che si è allungata a dismisura, a nostro avviso con grande mancanza di rispetto sia nei confronti dei parrocchiani che del sacerdote (che nel caso specifico è don Nicola, peraltro anziano e sofferente) che deve celebrare subito dopo.
Almeno in televisione, quando i programmi si allungano troppo, li sfumano e scorrono in gran fretta i titoli di coda… A questo punto cosa chiediamo? Ridateci la messa delle 12.15. Se non altro come segno di rispetto, civiltà e umiltà. Quella che ai sacerdoti non dovrebbe mancare.

     

domenica 9 maggio 2010

IDEE - Buone notizie


Fabrizio Bellini 
Era ora! Fino a ieri sera non si poteva sentire un telegiornale o sfogliare un quotidiano senza tagliarsi le vene dei polsi. Da oggi è tutto diverso. Siamo in dirittura d’arrivo verso la felicità. La notizia più bella è che Berlusconi e Veronica Lario hanno trovato l’accordo. Non è tanto il fatto in sé che rallegra, quanto i dettagli. Entusiasmano. Silvio è un grandissimo negoziatore e lo dimostra in tutto. Minuto per minuto. Sentite. Veronica, da povera madre di famiglia offesa e per questo separata, aveva chiesto tre milioni e cinquecentomila euro al mese. Per tirare avanti. Quarantadue milioni l’anno. Una richiesta ragionevole visto che solo di detersivi per pulire le settanta stanze di Villa Belvedere, deve spendere un botto. Insomma, più o meno, i problemi di tutti. E poi ancora tre figli in casa, Luigi, Eleonora e Barbara. Tre belle ganasce da mettere a tavola. Con l’aggravante che Barbara è ancora disoccupata, visto che la sorellastra Marina le sta facendo mobbing in Mondadori e Eleonora è una precaria Fininvest. Solo Luigi, impiegatuccio nel cda di Mediolanum, dà un aiuto in famiglia. Bene, il premier “sparagnone”, a forza di chiacchiere l’ha convinta ad accettare solo trecentomila euro al mese. Una miseria, neanche diecimila euro al giorno, appena quattrocento euro l’ora. Sonno compreso. Le uniche incertezze riguardano il Lisoformio e l’abbonamento Rai. Chi li deve pagare? Non si sa. Si sa invece, e ce lo comunica il prode Capezzone con i toni drammatici che riserva agli annunci epocali, che Silvietto nostro ha messo sotto anche la Merkel. ‘Sta tirchiaccia de tedesca voleva spendere tutto in tailleur ma nostro signore della bandana l’ha convinta a comprarsi la Grecia. Mare bellissimo, pesce ottimo e tanto yogurt. ‘N affare. E ha convinto anche tutti gli altri. Compreso Bersani al quale ha spiegato che nelle Cicladi c’è un vento delizioso molto gradito all’Icaro di D’Alema. Pierluigi ha capito subito, Franceschini, stranamente, no. Si confonde tra il “sì” alla Grecia e il “no” a Berlusconi perché, in questo caso, i “sì” coincidono. Comunque evviva, la Grecia è salva grazie al Nostro superman. Beh, pure Tremonti qualche cosa ha detto e fatto, ma, si sa, quando uno è ben guidato… Cominciano ad arrivare i primi riconoscimenti internazionali e si preparano concrete manifestazioni di gratitudine. Dicono che ci siano in giro un sacco di greci con in mano un modellino in pietra del Partenone. Un ricordino. La Digos è al massimo grado di allerta perché non capisce bene che cosa ci vogliano fare con tutti questi oggettini. L’ultima volta che si è visto un tizio con una riproduzione del Duomo in mano, il Berlusca ci ha rimesso due denti e il Partenone è più grande. Bene, ora, vista la ritrovata, straordinaria, capacità del tricotrapiantato nazionale di convincere la gente, dobbiamo ben sperare anche per le altre questioncelle che sono in agenda. La prima: riuscirà Sua Emittenza a convincere il Cardinale von Schonborn ad accettare un posto da curato di campagna, come suggerisce il Cardinale Sodano? Certo, anche Bendetto XVI ci deve mettere del suo, ma è roba da poco, tra tedeschi si intendono bene. E ancora, escludendo il Bambinello dell’Ara Coeli, di cos’altro dovranno occuparsi i preti in odore di pedofilia? Don Baget-Bozzo è morto ma pare, che Bondi stia prendendo i voti. Tra una leccatina e l’altra tirerà fuori una bella pensata. Sistemata la Chiesa di Roma, l’infaticabile, potrà dedicarsi alla Regione con Roma. La Polverini scalpita, vuole il record mondiale di crisi di governo regionale. La prima donna a rimpastare prima di governare. Sindrome da massaia scalmanata o da presidente dimezzata? Sembra che abbia urlato “mettetevi d’accordo o lascio”. Ma non aveva detto che avrebbe deciso lei? E poi, se lascia, co’ ‘sto casino che sta a fa, chissenefrega. Boh!  Metti tizio, cacci caio, sposti Pippo, chiami Minni, Paperino assessore, Qui, Quo, Qua alla sanità e così via fino a Zappalà, che fa pure rima. Dopo un’eternità finalmente Latina aveva avuto un assessore e mo, ‘sto poretto, manco s’è seduto che già lo vogliono fa rialzà. (Oggi le accentate sulla “a” sono in calore) Non è giusto, ma in nome dell’unità del partito, il campione mondiale dei negoziatori lo convincerà. La Libia è piena di spiagge, Stefano è morfologicamente arabo, la Brambilla sembra Salomè, entrambi dovrebbero occuparsi di turismo; hai visto mai che nella mente del Sultano di Arcore … un posto al sole, anzi due… Si mormora che il buon Stefano, fiutata l’aria, si stia già attrezzando: Sindaco di Latina. Non sarebbe male. Casino per casino meglio uno casereccio. 

Terracina tra rifiuti e caos blu


Rita Alla
«Volareee, ohh… nel blu dipinto blu, felice di pagare di più», la colonna sonora del nuovo piano parcheggi 2010. Che entrato in vigore il 1 maggio e dopo ben tre delibere è ancora in alto mare. Da qualsiasi punto la si guardi, la situazione è drammatica, a tratti comica. Carte parcheggio: fortunato chi le trova tra chi si cancella e chi espone il cartello “qui non vendiamo carte parcheggio”; quando arrivano perché a volte manca il rifornimento, pagamento della tipografia a parte o progetto ah ho dei dipendenti, tramontata l’ipotesi del ritiro per i rivenditori, rimane il pagamento in anticipo quando l’accordo era “in conto vendita” e cioè prima li vendo e poi li pago. Strisce blu: ancora in corso o vernice fresca con viale della Vittoria immacolata e via Roma un lato a pagamento, l’altro a pagamento; come la segnaletica tra vecchi cartelli e nuovi cartelli con info contraddittori. Vigili stagionali: da 25 a 15 unità «intanto e se funziona altrimenti ne riparliamo» e dal 1 al 15 maggio. Abbonamento annuale: per i residenti solo(?)60 €, mentre a Sperlonga pagano 10 € e 20€ a Sabaudia. Il colmo è che se lo perdi il duplicato te lo scordi, si ripaga da capo. La rivoluzione blu al centro, sosta libera in periferia, nonostante art. 7 comma 8 del Cds dice che in caso di strisce blu «su parte della stessa area o su altra parte nelle immediate vicinanze, deve riservare una adeguata area destinata a parcheggio rispettivamente senza custodia o senza controllo della sosta». Di parcheggi di lunga sosta o di scambio esterni alla città con bus navetta  e/o noleggio bici a tariffa integrata con la sosta o di “paghi il parcheggio, ma il bus è gratis”, nemmeno a parlarne. L’ennesimo intervento senza capo né coda mancando il piano del traffico. Che giace in qualche cassetto dalle parti di Piazza Municipio dopo che l’Amministrazione Nardi nel 2001 stracciò il piano del traffico realizzato dall’Amministrazione Recchia in collaborazione con l’Università “La Sapienza” di Roma e discusso con le associazioni costato 60 milioni di lire. Dovevano farlo loro il piano, invece venne l’Easy Park che finì con il sequestro delle macchinette e le indagini della Procura. Ora quello che a prima vista poteva sembrare il “Park fai da te”, mentre a distanza di qualche settimana dalla presentazione assomiglia sempre di più a “basta che paghi Park”, poi il resto è un problema vostro. 

venerdì 7 maggio 2010

L'ARCINORMALE - Rivoluzione di generazione



Lidano Grassucci
La primavera, quest’anno, tarda a venire. Piove sempre, l’umore ne risente. Montesquieu ragionava dei popoli in base al clima in cui la natura li aveva destinati. Il tempo ha un senso e questa stagione è come la vita di Latina negli ultimi anni, è grigia. Mai una idea di sole. Grigio è guardarsi indietro, grigio è non vivere il presente. Grigio è quel popolo in cui non ci sono le stagioni in cui tutto si ripete. Questa fase politica a Latina deve significare un passaggio generazionale, deve rimettere l’orologio della storia in sincronia con le persone che la fanno. Nel ’93 Maurizio Mansutti 38enne fu sostituito alla guida della città da Ajmone Finestra che di anni ne aveva più di 70. Come se alla Juve sostituissero Del Piero con Anastasi per cambiare il corso del campionato.
Come se per affrontare il Barcellona di oggi avessimo chiamato Pozzo. E con Pozzo siamo andato avanti: in Italia nascevano movimenti politici nuovi (la Lega, Forza Italia) e noi ricordavamo i balilla.
Grigio? Nero quasi. Parlo di rivoluzione generazionale perché in America hanno Obama che di anni ne ha meno di 50. In Veneto Zaia ha poco più di 40 anni come Cota in Piemonte. Noi? Ancora discutiamo del passato. L’altro giorno ad un convegno organizzato da Claudio Moscardelli, classe 62, consigliere regionale del partito democratico mi sono trovato al tavolo con (oltre a lui) Pasquale Gagliardi (50 anni), Gianrio Falivene (poco più che 40enne). Il più vecchio era Mansutti che di anni ne ha 55. Un evento, un evento assoluto per una volta un tavolo di contemporanei. Che in città sia iniziata una rivoluzione verde? Speriamo, perché servirebbe. Anche se a 50 anni negli altri paesi si è già vecchi.
  

Crisi, la ricetta di Confindustria


Teresa Faticoni
«Non c’è dubbio che ci troviamo di fronte a una crisi annunciata». Comincia così l’articolato documento scaturito dalla riunione congiunta di giunta e consiglio direttivo di Confindustria che si è tenuto martedì. Un appuntamento necessario agli industriali, protagonisti dello tsunami economico finanziario che ha travolto questa provincia con un po’ di ritardo rispetto al resto del mondo, per analizzare nel dettaglio la grave situazione di crisi economica e occupazionale che ha travolto la provincia di Latina. Tutti, alla fine della riunione durante la quale si è registrato un ampio dibattito, hanno convenuto su un punto: serve un drastico cambiamento di rotta anche nelle modalità di interlocuzione con il sistema politico-istituzionale, per la messa in campo degli strumenti più adeguati a traghettare il territorio pontino fuori dall’attuale difficile situazione. «Il primo passo da compiere, fermi restando i tavoli istituzionali locali - ha commentato il presidente di Confindustria Latina, Fabio Mazzenga - è aprire un canale di comunicazione diretto e concreto con la Regione Lazio. Chiederemo al più presto un incontro alla Presidente, Renata Polverini, perché riconosca l’urgenza di un intervento deciso in favore del nostro territorio, trascurato per troppi anni». Su tutto grava uno step importante: il 15 luglio a Fossanova si terrà l’assemblea annuale con la partecipazione di Emma Marcegaglia. Sarà presentata una relazione sullo stato dell’arte. «Sarà quella, la prima occasione pubblica di verifica del percorso intrapreso - conclude Mazzenga -. Chiederemo alla presidente Marcegaglia, che abbiamo già investito del problema, di farsi portavoce e promotrice delle nostre istanze a livello nazionale, perché il “caso pontino” merita di essere affrontato con tutti gli strumenti possibili. In sostanza, la gravità della crisi impone urgentemente e nell’interesse generale che si ritrovi quell’unità d’intenti indispensabile a fissare i temi e i tempi per affrontare la situazione, concordando con il sistema politico un preciso calendario di impegni».

giovedì 6 maggio 2010

Latina - Il Quintetto suona Parker


Terzo appuntamento questa sera al Teatro Cafaro di Latina con la rassegna “Quadri… musicali” che coniuga l’arte con le espressioni musicali di vario genere. Protagonista del concerto odierno, con inizio come di consueto alle 20.30, sarà il Charlie Parker Saxophone Quintet, composto da Valter Nicodemi al sax alto, Giampaolo Antongirolami al sax alto e soprano, Luca Mora al sax tenore, Roberto Micarelli al sax tenore, Gabriele Giampaoletti al sax baritono. La formazione, di recente costituzione, nasce con l’intento di proporre una musica di facile ascolto e nello stesso tempo di grande spessore artistico, grazie sia alla qualità degli arrangiamenti (finalizzati proprio all’esecuzione per quintetto) sia all’abilità degli esecutori. Il nome del gruppo è stato scelto per rendere omaggio a un grande sassofonista jazz del ‘900, Charlie Parker appunto, che molto ha contribuito allo sviluppo del sassofono, indipendentemente dal genere di musica che eseguiva. Il Charlie Parker Quintet proporrà musiche dello stesso Parker con arrangiamenti in stile omoritmico, spaziando dal jazz al tango argentino, dalla canzone americana alle colonne sonore di Ennio Morricone, senza tralasciare alcune composizioni scritte apposta per il Cpsq, i cui cinque componenti svolgono tutti un’intensa attività concertistica in Italia e all’estero, suonando in molti prestigiosi teatri.
L’esibizione del Quintetto sarà preceduta da un breve intervento del critico e storico dell’arte Azzurra Piattella, che per l’occasione tratterà argomenti legati all’iconografia degli strumenti musicali a fiato, traendo spunto da dipinti e opere d’arte di genere diverso. Nelle due serate precedenti, Piattella ha illustrato rispettivamente l’iconografia degli strumenti a mantice e di quelli a corde pizzicate. L’iniziativa è davvero originale e merita davvero grande attenzione da parte del pubblico.

Sermoneta - Lelia nei luoghi dei Caetani

Luisa Guarino

Il Palazzo Caetani di Sermoneta ospiterà da oggi la mostra antologica “Lelia Caetani pittrice. 1913-1977. I luoghi dei Catani. Sermoneta”. L’iniziativa è promossa dalle Fondazioni Camillo Caetani e Roffredo Caetani, insieme al Comune di Sermoneta. L’inaugurazione è fissata per questo pomeriggio alle 17.30, con interventi del sindaco di Sermoneta Giuseppina Giovannoli; il presidente della Fondazione Roffredo Caetani, Gabriele Panizzi; Azzurra Piattella, conservatore dei Beni culturali.
Per l’occasione ci sarà anche la donazione all’Amministrazione comunale da parte delle due Fondazioni dell’opera di Lelia Caetani “I tetti di Sermoneta”, una tempera su tavola formato 85x90 del 1944. La mostra resterà aperta fino al 2 giugno e potrà essere visitata il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. Visite organizzate su appuntamento, contattando lo 0773.30426 (Barbara Palombo). La mostra è sostenuta anche dall’Archeoclub di Sermoneta presieduto da Dante Ceccarini, che tra l’altro mette a disposizione per le visite il proprio personale qualificato composto da volontari. Come i conoscitori più attenti dell’arte e della storia in generale e di quella dei nostri luoghi in particolare sanno molto bene, Lelia Caetani, figlia di Marguerite Chapin, cugina del grnde letterato T.S. Eliot, e di Roffredo Caetani, frequentò nella sua vita molti artisti e pittori cui fu legata da amicizia e ammirazione, Lei in prima persona inoltre fu ritratta da insigni pittori, come Derain (“Viso di fanciulla”) e il celeberrimo Balthus (“Giovane donna in un parco”). Ricordiamo che la madre di Lelia, Marguerite, fu una grande mecenate della letteratura e delle arti, e diede vita negli anni Venti nella sua villa vicino a Versailles a un importante circolo culturale: fin da piccola dunque Leliasi si è ‘nutrita’ di arte, acquisendo in questo campo profonda sensibilità e padronanza dei mezzi espressivi. 
 

L'ARCINORMALE - Garantista sì, cieco no


Lidano Grassucci

Caro professor Bellini ti scrivo in risposta alla tua di ieri non in ragione di diverse opinioni che abbiamo, che sono cose nostre, ma sul tema del garantismo. Sono garantista da tempi non sospetti, da quando i socialisti governavano e di tangentopoli non c’era neanche puzza lontana. Lo sono per cultura giuridica e perché scelsi che dice Norberto Bobbio di stare dalla parte degli ultimi e non del principe e dei suoi giudici.
Essere garantisti significa confrontarsi con il dubbio, ma non certo essere fessi. La vicenda di Ciarrapico, che è pure senatore, è emblematica dell’Italietta piccola piccola, furbastra, bara, fascista quando comandavano i fascisti, democristiana quando c’erano i Dc, di Berlusconi mo’ che comanda Berlusconi. Caro Bellini quello i 25 milioni di euro di soldi pubblici destinati a una cooperativa che non esisteva li ha presi davvero, li ha presi tutti. Il garantista ha il dubbio, ma non è fesso. In una cooperativa sono tutti uguali i soci, io a Latina Oggi ho lavorato per 16 anni, non ero socio, non lo erano i miei colleghi. Lui era il padrone, cosa debbo garantire la bugia?
Essere democratico ha dei limiti: devi garantire la libertà anche a chi non ti ricambierebbe il favore a ruoli invertiti. Ma il giudizio di ignobiltà per i negatori di libertà resta, non potrebbe essere altrimenti.
Sono garantista e Giuseppe Ciarrapico, se saprà, potrà far valere le sue ragioni nelle sedi opportune ma il giudizio sul suo comportamento restano tutte è uno che ha imbrogliato le carte.
Non solo ma lo ha fatto facendo il moralista sugli altri, consentimi caro Bellini che non c’è nulla da garantire. L’ipocrisia non mi appartiene e dico quel che penso, se lo penso: hanno sequestrato a Ciarrapico 25 milioni di euro, soldi di tutti che lui usava per fare i casi propri, che vuoi garantire. Ieri sulle colonne del suo giornale, suo ma pagato anche con i soldi di tutti noi, faceva il moralista, non provava vergogna, non aveva neanche il buongusto di tacere. Richiamava la Legge (con la elle maiuscola) che recita di finanziamenti alle cooperative e lui non ha cooperative, cosa vuoi garantire qui bisogna urlare sdegno davanti alla faccia tosta.
Caro Fabrizio sono garantista ma non solo un baluba, un coglione. Non ho simpatie per i giudici zelanti, ma neanche per i delinquenti, i bari, i furbastri, gli ipocriti. Tutto qui, non torno indietro di una virgola su quello che ho fatto, i pentiti non sono della mia genia. 

LA VIPERA - Giù le mani dalla Carrà


aemme
La Carrà come la Croce Rossa. Raffaella Carrà non si può attaccare, non ci si può sparare su: fa parte del patrimonio culturale del Paese. Una donna forte, brava e bella che nel corso della sua vita si è fatta perdonare di tutto, anche i suoi, come dire, particolari abiti effetto sirena o guerre stellari, con tanto di capelli color platino. Per non parlare della sua personale risata, che l’ha resa ancor più famosa, laddove fosse possibile, con le migliaia di imitazioni sul suo personaggio. Per finire con le sue stucchevoli trasmissioni strappalacrime. Lei come la Barbie può tutto, niente escluso. E la sua bravura sta nell’avere quel tanto che basta per affascinare tutti: vecchi, giovani, bambini. Gli anni passano per tutti e Telecinco manda in onda una sua foto che la ritrae come fosse una strega cattiva, con i capelli lunghi, sfibrati e incolti, un enormità di rughe e un’espressione tutt’altro che sorridente. Sciatta e trasandata. Sembra ritoccata al contrario. Dicono, in Spagna, che stia passando un brutto momento a causa di una forte depressione, dovuta al fatto di non lavorare in tv dal 2008. Dicono, e intanto per la comprensione e la solidarietà nei suoi confronti,  per il rispetto dell’eventuale problema psicologico della ex show girl, fanno saltare fuori questa foto che la rende simile ad un mostro. Gli anni ci sono, e non sono pochi: la fatica e la lontananza dai riflettori potrebbero avere appesantito non poco la figura. Ma la Carrà è la Carrà, non si discute. Icona degli anni 60/70 e 80. Icona del mondo gay. Ancora oggi i suoi video, come “Rumore” e  “Tuca tuca” spopolano online e non soltanto tra i vecchi aficionados. L’ho vista due anni fa, al Palottomatica a Roma,  ballare sul palco durante un concerto di Tiziano Ferro (Raffaella balla), e lo faceva come una ventenne e lui non le riusciva a stare dietro. Raffaella è nazional popolare, magari meno in Spagna, pertanto sono sgraditi scivoloni di stile, cattiverie e stregonerie per colei che per noi rimane “la più amata dagli italiani”.
chevipera@libero.it

TERRACINA - Lavorare stanca... i cittadini

Rita Alla
Dalle parti di Piazza Municipio, tutto è  un problema. Se poi a dover rispondere è un “dipendente comunale X” allora si corre il rischio di aspettare, aspettare e aspettare… un progetto ad hoc, i famosi progetti obiettivo pagati come extra allo stipendio. Un eccesso non tanto lontano dalla realtà. Almeno stando ai racconti dei cittadini. Che raccontano di «dipendenti sempre fuori stanza  a qualsiasi ora chiami e indipendentemente dal giorno». O ancora di «giorni di apertura al pubblico che per il troppo lavoro si trasformano in ricevimento per appuntamento», tra chi aspetta di essere richiamato da anni e chi ha smesso di sperare. Il massimo è quando ti sballottano da un ufficio all’altro, su e giù, giù e su per arrivare a concludere un bel niente. Finché un bel giorno la fortuna si ricorda di te. E ti fa incontrare “qualcuno” che conosci (chiunque, senza differenza dall’usciere al Sindaco) che nel vederti da quelle parti, ti chiede: «ma che fai da queste parti? ci penso io». il cittadino non può non pensare: «ma se era così semplice perché io ci ho impiegato tutto questo tempo?» Una domanda senza risposta.  Qualcuno penserà, la solita storia del dipendente fannullone. Altri si riconosceranno negli episodi raccontati. E loro, i dipendenti, risponderanno che non si può generalizzare o che non è così che funziona. Beh, comunque questo è quello che raccontano i cittadini. Che si ritrovano in bilancio alla voce “Spese per il Personale” (dati del 2008) qualcosa come 14 milioni e 206 mila euro. Che incide sulla spesa corrente per il 42,67 %. Ogni dipendente (323) costa mediamente quasi 44 mila euro ai cittadini. Una voce che non rientra nei limiti, secondo la relazione dei revisori. Eppure, che fatica avere una risposta!

martedì 4 maggio 2010

L'ARCINORMALE - Baro



Lidano Grassucci

Ora ho capito: sei anni fa sono sceso in campo con 11 giocatori ma contro ne avevo 32, l’arbitro stava dalla loro parte e i 32 erano pure drogati di brutto. La vicenda, squallida di ruberie, di Giuseppe Ciarrapico è emblematica di come i moralisti siano quasi sempre immorali. Ciarrapico dava lezioni di onestà per questa provincia e lui barava. Come uno che uccide un cristiano ma sentenzia sulla puntura di un insetto, accusando l’insetto di strage.
 Ho letto sulle colonne del giornale finanziato con truffa di Al Fazzone, chissà se leggerò di Al Ciarrapicone. Ha preso contributi che non doveva, non contento li ha presi doppi, da 10 anni esce come panino di un altro giornale e la legge limita questa possibilità a soli tre mesi. Baro? Per la Procura di Roma “truffatore”.
 E’ accusato di truffa e di tentata truffa. Ma lui non era il censore del mal costume? I malamente non erano altri? Ho visto colleghi, del giornale finanziato con truffa, con il petto gonfio sorridere delle fatiche altrui, sbeffeggiare chi giocava corretto e con fatica.
Non sorrido delle loro disgrazie, ma certo li guardo con un po’ di pietas: loro che facevano il giornalismo d’inchiesta, che vedevano la mafia a Fondi, a Sabaudia, a Sperlonga censori di tutti non vedevano che la cooperativa del loro giornale era falsa? Non vedevano che non erano cooperatori ma dipendenti e spesso stenografi dei “dettatini” del capo? Sveltissimi ad inchiestare su Fondi rimbambiti in casa? Facevano gli intelligenti?
Mi si dirà: ma anche tu sei stato di quella squadra? Certo, ma mi sono licenziato alla prima dettatura, non sono stato complice e ho rischiato tutto. Salute, denaro, professione, tempo e sberleffi dei colleghi. Tutto per non esser complice. No, non siamo tutti uguali. Con che faccia si occupavano, si occupano, e si occuperanno di una finestra abusiva quando il capo prendeva 20 miliardi, truffava 20 miliardi ai contribuenti? I moralisti mi hanno sempre fatto senso, un senso di schifo per la durezza con cui non riconoscevano negli altri la possibilità di errare. O ora? Dice: la politica è immorale. Sì perché hanno fatto senatore uno come Ciarrapico, è inquietante, è offensivo, è ignobile. Ha preso soldi che non doveva e li ha presi doppi. Dov’era il giornalismo coraggioso antimafia? Dove era il giornalismo d’inchiesta?
Ciarrapico ha denunciato me e questo giornale per concorrenza sleale. Lui che prendeva soldi pubblici che non gli erano dovuti e li prendeva pure doppi, lui che è accusato di truffa. Ora dice che è una congiura dei comunisti: pietà, pietà per l’intelligenza.
Qui non c’è politica, qui non c’è morale, qui c’è una truffa e truffatori.
Ho giocato con 11 giocatori, l’arbitro mi era contro, gli avversari erano 32 e avevano solo 11 numeri, erano drogati, eppure ho segnato, eppure ho giocato di fino. Perché non siamo tutti uguali ci sono le persone oneste e i mariuoli, ecco noi siamo tra le prime, gli altri avevano barato 20 milioni di volte.

LATINA - Addetti alle pulizie nelle scuole, una bomba pronta a esplodere

Teresa Faticoni
Una bomba pronta a esplodere. Il caso degli addetti alle pulizie nelle scuola ha avuto una prima avvisaglia ieri al liceo scientifico Majorana di via Sezze a Latina. I cinque dipendenti della Coop Service, che gestisce l’appalto, si erano asserragliati nei locali dell’istituto, perché sono tre mesi che non ricevono lo stipendio. Ma la protesta rischia di allargarsi a macchia d’olio, perché anche a Sezze e Terracina ci sono situazioni difficili da gestire. La Coop Service non prende i soldi dal Ministero della pubblica istruzione dal dicembre 2008. «Siamo in credito dal Ministero – ci dice amareggiato uno dei responsabili della coop con sede a Cisterna – e in forte debito con le banche». Perché fino a ieri la cooperativa ha anticipato di tasca sua. Il tutto per coprire le mancanze del governo centrale che ha deciso tagli indiscriminati su tutto quello che riguarda la scuola pubblica, a favore di quella privata. Da Trastevere hanno reciso anche i fondi per carta igienica e registri, figuriamoci per le pulizie. Ma in questo settore la vicenda si complica. Perché in tutta Italia per garantire scuole linde servirebbero 400 milioni di euro l’anno. Il ministro Gelmini, su mandato del governo, ha deciso di tagliare 110 milioni di euro. «Siamo riusciti negli ultimi dieci giorni a farli ripristinare», dice Anselmo Briganti della Filcams Cgil che sta seguendo la vertenza. «È strano che alcune scuole abbiano ricevuto i soldi e abbiano pagato – aggiunge il segretario della categoria - mentre in altre i dirigenti asseriscono di non averli ricevuti. Eppure quando arrivano, arrivano a pioggia». Cosa pensare? Che esistano scuole di serie A e altre di serie B? I misteri ei corridoi del palazzo di viale Trastevere in cui la Gelmini si rinchiude come fosse una prigione dorata. Una di queste stranezze si è consumata, a cascata, proprio al liceo scientifico Majorana, dove il dirigente scolastico lamenta la mancanza dei trasferimenti da parte del dicastero romano e di conseguenza il mancato pagamento delle retribuzioni ai cinque addetti alle pulizie. «Hanno i soldi per fare tante iniziative – lamentavano ieri mattina la signora Valleriani con il signor Maestrucci – ma non per pagare noi». Alla fine il dirigente, che ha preferito trincerarsi dietro la mole di lavoro da affrontare tenendo fuori dalla verità la stampa presente, ha comunicato ai manifestanti che ci avrebbe pensato lui ad anticipare due mesi di stipendi, per rivalersi poi sugli stanziamenti pubblici. Che si sono persi per strada.

La truffa di Ciarrapico


Alessia Tomasini
La Procura di Roma rimette al centro della propria azione Giuseppe Ciarrapico. L’ imprenditore, editore, senatore, l’uomo con molteplici condanne passate in giudicato torna a far parlare di sè. Alla base dell’ ordinanza i contribuiti all'editoria percepiti illecitamente dalle sue società negli ultimi dieci anni. Un’accusa nella quale sembrano essere coinvolti anche il figlio Tullio Ciarrapico, Umberto Silva, Antonio Maria Sinapi, Leopoldo Pagliari, Giulio Caradonna, Marco Tartarini e Silvio Giuliani. Nell’ambito dell’operazione la Guardia di finanza ha sequestrato beni per circa 20 milioni di euro tra immobili, quote societarie e una imbarcazione di lusso che era attraccata al porto di Gaeta. Ammontano a venti milioni di euro infatti i contributi di cui, tra il 2002 e il 2007, Ciarrapico avrebbe goduto impropriamente, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti. Una storia vecchia ma mai arrivata a conclusione. Lo dimostra il fatto che il Ciarra dopo il 2007 ha tentato, secondo gli inquirenti, di ottenere ulteriori fondi per l'editoria ai danni dello Stato, "fino all'anno in corso", con Nuova Editoriale Oggi Srl e Editoriale Ciociaria Oggi Srl. Si tratta di società che figuravano come cooperative, quando in realtà il loro effettivo proprietario era proprio Ciarrapico. L'inchiesta è stata avviata sulla base di una indagine della guardia finanza nell'ipotesi di una violazione della legge 250 del '90 sull'editoria, che detta le regole che devono essere rispettate per ottenere sovvenzioni governative. La situazione delle due società era incompatibile con l'erogazione dei contributi statali, ma Ciarrapico e, a vario titolo, gli altri indagati hanno fatto in modo di presentarla diversa dalla realtà. Una situazione che si trascinava in barba a provvedimenti e alla consapevolezza delle indagini in corso. In particolare, si legge nell'ordinanza di sequestro, "fornendo false dichiarazioni" sullo stato di fatto e contabile di Nuova Editoriale Oggi Srl e Editoriale Ciociaria Oggi Srl si cercava di ottenere le risorse statali. Tra i requisiti richiesti, la legge 250 del 1990 esclude dai contributi "imprese collegate con l'impresa richiedente o controllate da essa, o che la controllano, o che siano controllate dalle stesse imprese". E’ emerso che le due società editrici di Ciarrapico hanno chiesto i contributi in contemporanea, con concessione di fondi dal 2002 al 2007. Altro requisito è che almeno il 51% del capitale sociale sia posseduto da una cooperativa. Anche in questo caso, Ciarrapico e i suoi hanno mentito: la "loro" cooperativa era di fatto svuotata di ogni potere decisionale. Ed è in questo quadro che si è determinata l'accusa di truffa ai danni dello Stato. La guardia di finanza, su disposizione del pubblico ministero Simona Marazza, responsabile dell'inchiesta, ha eseguito sequestri preventivi a Roma, Milano e in altre città di beni e quote societarie riconducibili all'imprenditore, attraverso intestazioni fittizie. I beni requisiti saranno affidati a un custode societario. Gli accertamenti sono stati coordinati dal procuratore aggiunto Pietro Saviotti. Su tutto Ciarrapico chiosa con: «Vogliono solo aumentare i rumors giudiziari intorno al Pdl».

LA VIPERA - Un regalo sgradito

aemme
Conferenza stampa affollata. Lui, con voce tradita a tratti dall’emozione dice “ non posso continuare a fare il ministro come in questi due anni”. E’ evidente che no. Il ministro Scajola parla solo, più che una conferenza è un comunicato alla stampa che lo vede girare le spalle e andarsene proprio nel momento in cui sarebbero dovute iniziare le domande da parte dei giornalisti. E si dimette, perché non può restare in una casa dove c’è il sospetto che sia stata pagata da altri. Esiste qualcuno al mondo che non sappia chi si sia fatto carico di pagare la casa in cui abita? Io so pure chi mi offre un cappuccino e la mia memoria non è superiore a quella degli italiani che hanno dovuto ascoltare questa … fandonia. E lo ribadisce ulteriormente, a sincerarci tutti che non abbiamo capito male.  "Una cosa l'ho capita. Un ministro non può sospettare di abitare in una casa pagata in parte da altri". Quindi, annuncia, "se dovessi acclarare che la mia abitazione fosse stata pagata da altri senza saperne il motivo, il tornaconto e l'interesse, i miei legali eserciterebbero le azioni necessarie per annullare il contratto". Non potevo credere a ciò che ho sentivo. Eppure l’avrà preparato questo discorso, qualcuno gli sarà stato accanto, gli avrà detto di dire una cosa piuttosto che un’altra. Ma come gli è venuto?  E ancora: - “Un ministro non può abitare in una casa pagata da altri”. Nel frattempo è comparso uno striscione nei pressi dell’abitazione in questione, rimosso in serata, con su scritto: - Cerchi casa? Chiedi aScajola! Avrà lavorato bene, come gli ha detto il premier, ma allo stato delle cose, della sua come dire, dissociazione di idee, della sua stanchezza mentale, forse una tregua da tanto lavoro, una pausa che lo faccia riposare un po’, ci vuole proprio. Se la merita tutta.
chevipera@libero.it

LATINA - Spaccia droga in tribunale, arrestato detenuto

Elena Ganelli
Hanno cercato di spacciare droga in un’aula del Tribunale di Latina ma sono stati scoperti ed arrestati in flagranza di reato e oggi saranno processati per direttissima.
Protagonisti due imputati, addirittura detenuti, che ieri mattina erano comparsi davanti al giudice per l’udienza preliminare Tiziana Coccoluto in quanto appartenenti al gruppo di sette persone responsabili di avere messo a segno il 6 luglio dello scorso anno un assalto armato ai danni di un furgone portavalori a Gaeta.
Daniele Piani, Diego Pedetta, Maurizio e Marco Di Giuseppe, Luciano e Mario Febi e Fabrizio Toti sono chiamati a rispondere di rapina, lesioni aggravate ai danni dei tre metronotte che si trovavano sul blindato, ricettazione e detenzione illegale di armi da fuoco, reati dei quali si doveva discutere ieri matina con riferimento alla richiesta di rinvio a giudizio presentata dall’accusa. Ma a conclusione dell’udienza, rinviata per problemi di notifiche, proprio mentre gli imputati (che sono tutti detenuti in carceri diverse e per disposizione espressa del giudice non possono avere contatti tra loro) stavano uscendo dall’aula dell’udienza preliminare dalla porte posteriore, uno degli ispetori di polizia carceraria addetti al loro trasferimento si è accorto che Diego Pedetta consegnava qualcosa ad uno degli altri imputati. Nonostante le manette. Così l’uomo è stato perquisito e addosso gli sono stati trovati tre piccoli involucri di cellophane all’interno dei quali era contenuto dell’hascisc. Il tutto sotto gli sguardi sbigottiti degli avvocati, del gup Tiziana Coccoluto e del pubblico ministero Olimpia Monaco, ancora
presenti nella stanza dell’ udienza. Per Pedetta è scattato immediato l’arresto per cessione di sostanze stupefacenti, reato per il quale sarà processato questa mattina con rito direttissimo davanti al giudice monocratico del Tribunale di Latina. Inevitabile chiedersi come un detenuto possa essere in possesso di droga e soprattutto portarla con se senza che qualcuno se ne accorga.

Roccagorga - Truffa d’oro alla gioielleria

Daniela Bianconi 

 

Si fidava d lui, lo conosceva bene. Anche se ha soli 20 anni da tempo viveva stabilmente a Roccagorga con tutta la sua famiglia originaria della Romania. Il classico bravo ragazzo che lavorava come operaio nel paese. Eppure con la complicità di un connazionale di 43 anni è riuscito a mettere a segno una truffa di oltre 7mila euro ai danni di una gioielleria.  La “vittima”, colpevole solo di essersi fidata è la titolare del negozio il “Gioiello”.  A scoprire il castello di bugie sono stati i carabinieri della stazione di Roccagorga che hanno denunciato i due autori con l’accusa di spendita di denaro falso e truffa. L’incubo per la commerciante di 70 anni, è iniziato due mesi fa quando il  20enne e il connazionale si sono affacciati per la prima volta nella sua gioielleria. «Signora siamo interessati a comprare una grossa partita di gioielli. Abbiamo molti regali da fare in Romania». Queste le parole che la donna si è sentita ripetere tutti i giorni per almeno una settimana. Davanti alle richieste ha iniziato a far visionare l’oro ai due probabili clienti. Con il passare del tempo anche le incertezze e le titubanze passavano e la commerciante era sempre più sicura di concludere lo scambio. La trappola definitiva è scattata meno di un mese e mezzo fa quando, una sera, poco prima della chiusura, il 20enne ha tirato fuori dalla tasca una mazzetta di banconote da 100 euro. «Signora noi vogliamo pagare – questi sono i contanti domani mattina torniamo e prendiamo l’oro». Il giorno seguente i due denunciati, dopo aver scelto i gioielli per un valore di 7.300 euro hanno pagato. «Per non destare sospetti – ha precisato il capitano del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Latina, Luigi Spadari – hanno “sborsato” 6.600 euro in utilizzando solo banconote da 100 euro. La commerciante a quel punto ha consegnato la merce dietro la promessa che il giorno dopo sarebbero tornati in gioielleria per pagare la differenza di 700 euro. Passano i giorni ma i due rumeni non si presentano a saldare il conto. Esasperata la 70enne va a controllare il denaro e in quel preciso momento si rende conto che tutte le banconote avevano lo stesso numero di serie. Da quel preciso momento i carabinieri iniziano la loro attività di indagine e, ieri mattina, grazie anche alla capillare conoscenza del territorio riescono ad identificare i due truffatori. «I due rumeni sono attualmente irreperibili – ha concluso Spadari – perché probabilmente sono tornati in Romania. Crediamo che sia lì la vera fabbrica delle banconote false. Invitiamo i commercianti a diffidare e controllare qualsiasi taglio prima di consegnare la merce».  

LATINA - La Provincia impoverisce i poveri

Elena Ganelli
Ritirati e destinati ad altra attività i fondi della Provincia per i poveri. La denuncia arriva dal segretario di Rifondazione comunista Sergio Sciaudone il quale sottolinea come sia stato cancellato, dopo essere già stato pubblicato, un bando per la presentazione di progetti per favorire l’integrazione sociale delle categorie a rischio, progetto per il quale era previsto uno stanziamento di 30mila euro. Così, mentre associazioni e cooperative si preparavano alla presentazione delle proposte, l’ente di via Costa con una determina del 12 aprile scorso,  ha revocato il bando e i fondi che erano destinati a promuovere iniziative nel quadro dell’anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, sono stati dirottati sul un fondo “a sostegno della creatività e della innovazione”.
«Tutto ciò avviene - sottolinea Sciaudone - mentre tutti gli indicatori sociali confermano l’aumento delle situazioni di povertà estrema e di esclusione sociale e mentre sono sempre più scarse le risorse messe a disposizione dagli enti locali per il sostegno a famiglie povere e senzatetto. La decisione di cancellare anche questa timida apertura è un segnale clamoroso della distanza e della scarsa comprensione che la Provincia ha di questi fenomeni. Una decisione assunta - prosegue il responsabile di Rifondazione - mentre tutti gli organismi, i servizi sociali, le associazioni, i sindacati, concordano nel rilevare un aumento della povertà, anche in provincia di Latina». Gli indicatori peraltro sono evidenti anche nel capoluogo pontino: aumenta il numero degli immigrati che vive in siuazione di precarietà lavorativa, il numero delle famiglie italiane che chiedono sussidi economici ai servizi sociali oppure si rivolgono alle parrocchie per avere alimenti o per sopravivere vanno a mangiare alle mense della Caritasc e si as siste con sempre maggior frequenza a scene di persone che rovistano nei cassonetti. «Dopo l’esternalizzazione del servizio degli Angeli, la chiusura del dormitorio da parte del Comune, le gravi difficoltà che hanno portato alla drastica riduzione delle attività del centro diurno Saman per i senzatetto - sotttolinea ancora Sciaudone -  questo è un ulteriore passo contro la solidarietà verso i più bisognosi». La Federazione della Sinistra ieri ha presentato in Provincia, tramite il consigliere Fausto Nuglio, un’interrogazione  per conoscere i motivi di questa decisione con un passaggio relativo al ruolo che l’ente dovrebbe svolgere nel settore   sociale. «Con oltre 3 milioni di spesa e un numero imprecisato tra dirigenti, funzionari, dipendenti e collaboratori - conclude - il ruolo del settore politiche sociali della Provincia, rimane, nella valutazione di tutti gli operatori del settore, un mistero».

lunedì 3 maggio 2010

LA VIPERA - The never ending story


aemme

 Chi poteva mai immaginare che per definire la lunga e contorta situazione penale di Roman Polanski ci si sarebbe dovuti servire del titolo di un film che non è certo del grande regista polacco, né del suo particolare e inconfondibile stile. Una storia infinita, la sua, interminabile, che dura dal 1977 quando fu accusato di aver stuprato una tredicenne, cui fece seguito una sua confessione. Rimase per 42 giorni in carcere , in California, ma fuggì poco dopo la sentenza per il timore di un aggravio di pena: in Francia prima e in Svizzera poi. Contrario alla richiesta di estradizione da parte degli Usa perché, dice, si basa su una menzogna. E Polanski a sorpresa esce dall’ombra (al contrario del suo ultimo film) e tuona: ”non posso più rimanere in silenzio: le autorità americane, che hanno chiesto la mia estradizione negli Stati Uniti, vogliono servire la mia testa su un piatto d’argento ai media di tutto il mondo”. Sarà, e decide di parlare col suo solito modo rilassato e composto che si ritrova poi nella maggior parte della sua produzione. Di fatto parla di sé anche nel suo ultimo film “L’uomo nell’ombra”, un thriller dove evidenzia il suo senso claustrofobico, cupo e pessimista nei rapporti interpersonali, nonché le storture di alcune inchieste internazionali, il rifugio in altri Paesi, per evitare l’estradizione o il carcere. Film vincitore del premio “Orso d’argento” di Berlino, per la miglior regia. Lui, al centro pure di una polemica su come abbia fatto ad ultimare il suo film se si trovava in carcere prima e agli arresti domiciliari poi, nella sua casa in Svizzera. Restano fermi, stabili, arroccati i suoi problemi giudiziari (nonostante pare essersi accordato ben 33 anni fa, con l’altra parte in causa). Resta una giustizia ( pure quella americana!) che doveva far seguire, ad un orrendo crimine, quale lo stupro, con tanto di ammissione del fatto, una condanna dura e definitiva (pure in contumacia) che si sarebbe conclusa con lo sconto della pena. Resta la sua lunga personale storia infinita. Nel comunicato stampa del 2 maggio, fa sapere che vuole solo essere giudicato onestamente, come gli altri. “Non chiederò pietà”. E se poco, poco abbiamo imparato a conoscere Polanski, attraverso i suoi films, siamo certi che non lo farà. Ma è probabile che diversamente da quanto teme, non sarà l’America a consegnarlo ai media, se per questa storia che non vede la parola fine, lui stesso non ha fatto molto per evitarlo. 33 anni di vergogna potrebbero essere abbastanza per decidersi di farsi processare: proprio come tutti.

chevipera@libero.it

Sulle strade i funzionari del Ministero dei Trasporti

Raffaele Vallefuoco  
Nei giorni di emergenza viabilità anche il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti schiera i suoi funzionari. Pattuglie dislocate nei tratti viari che maggiormente risentono dei deficit ormai atavici che affliggono i nostri collegamenti o che intervengono in periodi di massima criticità. Per questo tra il 25 aprile e il 1 maggio i funzionari, investiti di compiti di polizia stradale, hanno contribuito a rendere meno problematico l'attraversamento di realtà viarie tra le più pericolose. Dalla Pontina all'Appia, fino agli snodi capitolini,   numerosi sono stati i presidi di controlli attivati dai responsabili delle sezioni regionali per la circolazione e la sicurezza stradale. In primis per garantire sicurezza, ma anche per vigiliare sulla corretta osservanza del Codice della Strada, che, tra l’altro, è in corso di aggiornamento. «Quindi - raccomandano dal Ministero delle Infrastrutture - è necessaria sempre prudenza sulle strade». 

Zac e lo zelo



Lidano Grassucci


Caro Vincenzo ti scrivo per via del cattivo servigio che ti stanno facendo gli zelanti che ti circondano. Gli zelanti non sono mai utili alla Fede e neanche al Signore, sono eccessivi e falsi. Insomma non credono sul serio, ma mostrano di credere. Guarda che i cittadini di Latina non credono a quanto la tua corte ti racconta, la città, la gente, ha letto male, tanto male la cosa delle tue figlie. Non ha neanche digerito bene la storia di parlare all’orecchio con la presidente. Ai cittadini di Latina della metro frega poco o niente, dell’Icos men che meno, e del porto non si entusiasmano. Non si strappano le vesti perché Galetto, o Guercio, o Galardo, o Rosolini non sono più assessori. Non si sentono non governati senza la tua squadra di segretarie. Nessuno piange per questo, nè lo farà mai. Ma tanti sono un po’ adirati per il tuo parlare all’orecchio e per gli argomenti di cui hai parlato.
Vuoi spiegarti? Fallo, ma non sulla metro. Fallo sull’oggetto di quella conversazione che è stata vista da 12 milioni di italiani. Il consigliere regionale Stefano Galetto chiede la testa della Pdl della provincia. A chi la chiede? A Piso che giovedì mattina, quando i 22 andavano a dimettersi ha taciuto. E Alemanno perché non ha parlato in tua difesa? Gasparri dov’era? Il venerdì quando il consiglio era sciolto sono arrivati quelli del soccorso nero, ma non c’era più nulla da fare. Ti hanno lasciato solo i romani, guarda come risponde la Polverini nell’intervista di Crozza. Ride imbarazzata, ride pensando a come cancellare l’incidente, nessuna parola di sostegno a te che sei caduto.
Certo sul giornale ridiventato amico del vecchio senatore fanno finta di sostenerti con accorati appelli dettati da mani insapienti, ma ormai è comica.
Vincenzo sei stato un grande, sei stato sindaco, deputato, consigliere regionale, comunale, leader di un partito, non meriti di esser servito dallo zelo, non meriti questi mercanti. Da capo spiega le tue ragioni, e risparmia a noi la metro, chiedi scusa se necessario e torna a combattere ma con la tua faccia. I re sono grandi, le corti sempre mediocri.
Questo ti dovevo, ma sono sicuro che seguirai gli zelanti che ti seguiranno per un po’, poi come hanno già fatto andranno a servire un nuovo padrone.

domenica 2 maggio 2010

LATINA - Di Rubbo: «Da An solo rancore»

Andrea Apruzzese
«Nella nostra conferenza stampa abbiamo evidenziato problemi di metodo e di merito; in quella di Alleanza nazionale, invece, è stata espressa una posizione rancorosa, ed anche violenta, nei nostri confronti». Non si placano le polemiche tra le anime del Pdl. Ieri l’ex capogruppo di Forza Italia, Giuseppe Di Rubbo, ha deciso di rispondere, da un lato alla componente di An «vicina al sindaco», e dall’altro allo stesso primo cittadino, ribadendo che «la vera differenza, che ci ha portato alla rottura, è legata alla mancata collegialità e alla mancata condivisione delle scelte». Una posizione che, ribatte ancora Di Rubbo, «abbiamo espresso molte volte, nel corso di questi anni, anche in occasione del rinnovo del mandato sindacale di Zaccheo». Ma perché proprio ora è esploso tutto? «Gli obiettivi programmatici del sindaco li abbiamo sempre condivisi - spiega ancora l’ex capogruppo azzurro - e li condividiamo tuttora, ma il metodo non ci consentiva di inseguirli; per anni abbiamo pensato che il metodo poteva essere modificato, ma solo ora abbiamo avuto la certificazione che non era modificabile, e che il sindaco non si riconosceva nel partito e nella coalizione. Una certificazione avvenuta con le dichiarazioni di Zaccheo messe in onda da una trasmissione televisiva (“Striscia la notizia”, ndr)». Di Rubbo dedica un ampio passaggio al ruolo del coordinatore provinciale, Claudio Fazzone, nella vicenda, affermando che «Fazzone ha sempre accettato con spirito di partito quanto accadeva, e non ci ha detto di sfiduciare il sindaco. In questi anni, se c’è stata una responsabilità del coordinatore provinciale, è stata al contrario: ci ha fatto sempre tornare sui nostri passi». Ma è possibile che non vi sia mai stato un reale confronto nel corso delle tante riunioni di maggioranza alla presenza del sindaco? «L’approccio in quelle occasioni - spiega ancora l’ex capogruppo “azzurro” - era sempre “prendere o lasciare”, per l’urgenza con cui ci venivano presentati i temi, che comunque condividevamo. Inoltre, bisognava far lavorare la macchina amministrativa per dare risposte ai cittadini. Su questo, Forza Italia è sempre stata coerente». Quella che Di Rubbo definisce «una posizione individualistica e lontana dalle logiche di partito», non apparterrebbe però solo al primo cittadino, ma anche «ad una parte di An vicina al sindaco, secondo cui era quel partito che doveva avere la preminenza politica nelle scelte finali di questa amministrazione, Forza Italia doveva essere relegata ad un ruolo comprimario, nonostante i numeri». Di Rubbo non boccia però tutta An: «Per il futuro, siamo pronti a lavorare con quanti condividano la nostra impostazione di collegialità: non abbiamo preclusioni; ad esempio, la componente Di Giorgi ha manifestato il nostro stesso disagio». L’ex capogruppo conferma anche che in quelle ore tra il 14 ed il 15 aprile «alcuni di Forza Italia incontrarono il sindaco per convincerlo a dimettersi: questo avrebbe consentito l’intervento di organi superiori, e forse si sarebbe potuto aprire un “patto di fine consiliatura”, per portare a termine due o tre progetti».

SEZZE - Un Primo maggio a colori


Teresa Faticoni
Il Primo maggio che ha il senso del lavoro. La Cgil dei Monti Lepini ha organizzato una festa nel parco che tutti chiamano “monumento”. Dal mattino ci sono centinaia di persone che affollano il prato verde per “Primomaggioinsieme”, la quarta edizione della manifestazione che godeva in questa occasione del patrocinio e del contributo dei Comuni di Sezze, Bassiano, Roccagorga e Priverno, della Compagnia dei Lepini e dell’Astral. Salvatore Piccoli, l’anima di questa iniziativa, fa gli onori di casa. La mattinata si è svolta su due fronti. Mentre a Bassiano si è tenuto il convegno “Quale futuro per le residenze sanitarie per anziani nei Monti Lepini”, a Sezze si teneva il premio di pittura e l’estemporanea. Armati di tavolozze, tele, colori, con le tecniche più diverse, con i teli e i tavolini pieghevoli gli artisti hanno colorato di luce una giornata così significativa. Hanno partecipato 75 iscritti, di cui 35 bambini e 40 adulti provenienti da Lazio, Campania, Abruzzo e Umbria. Ieri poi presso l’aula consiliare del Comune di Sezze, alla presenza del sindaco Andrea Campoli, dell’assessore alla cultura Remo Grenga (sempre attento e disponibile) del segretario generale della Cgil Salvatore D’Incertopadre, con il responsabile della Cgil lepina Salvatore Piccoli, l’assessore alla cultura di Priverno Domenico Graziani, la collega di Roccagorga Fabiola Pizzutelli, insieme al presidente della giuria Silvio Sangiorgi sono stati assegnati i primi. L’estemporanea di pittura ha visto trionfare (1.500 euro offerti dalla Cgil) Valerio Libralato, con un acquerello delicato e profondo. Al secondo posto si è piazzato Antonio Mazziale da Campobasso, cui sono andati 500 euro offerti dall’Astral, e al terzo Giuseppe Pelosi da Avellino (molto intenso il suo dipinto) che ha preso 500 euro offerti dalla Compagnia dei Lepini. Il premio di pittura è andato a Ruben Gutierrez, rinchiuso nel braccio della morte del carcere di Polunskj Unit-South Livingstone. I 200 euro offerti dal Comune di Roccagorga sono stati ritirati dall’associazione Leonardo che sta raccogliendo fondi per la prova del dna per scagionarlo. Secondo, terzo e quarto posto sono andati a Alvaro Tomassi da Avezzano, Milena Di Pietro di Avezzano e Restituta Rodondi da Aprilia. Hanno tutti preso un prosciutto offerto dal Comune di Bassiano. Il memoriale Enzo Foglietta offerto dalla Lega Spi Cgil di Sezze è andato alla Rodondi. La Aletti editori ha scelto i quadri di Marcela Lima e Giuliano Giuliani per le copertine delle prossime due uscite. La Cgil ha scelto i quadri di Claudio Ennas, Fabrizio Bonanni e Annamaria Ciavaglia per le future campagne di manifesti. Le medaglie scolpite dal maestro Cherubini, offerte dall’assessorato guidato da Grenga, sono andate a Monica Di Marco, Claudio Ennas, Ninfa Carlocchia, Fabrizio Bonanni e Andrea Orsini. Il laboratorio artistico dell’istituto comprensivo Anna Frank di Roccagorga ha premiato Aliso Grillo, Ugo Coluzzi e Giovanni Mastrantoni. Durante la cerimonia di ieri Piccoli ha lanciato l’idea di creare una pinacoteca a Sezze (qualora il sindaco voglia raccogliere la sfida) dedicata al Primo Maggio. Ci sono già otto quadri donati dagli artisti che hanno partecipato. Adesso non resta che trovare un locale adatto.

LE SCAMPAGNATE – La politica pontina (e non solo) vista da ‘no lavannaro - Il “CAPOLAVORO” DI FAZZONE SI CHIAMA ZAPPALA’


 Roberto Campagna

Dentro Latina, fuori Frosinone. Quindici anni ci sono voluti per battere i cugini ciociari. Da quando si elegge direttamente il presidente della Regione, ossia da quattro legislature, compresa questa, appena iniziata, guidata da Renata Polverini, i rappresentanti della Ciociaria erano sempre riusciti ad entrare nella stanza dei bottoni di via della Pisana. Al contrario dei pontini, rimasti sempre davanti all’uscio, in attesa che qualche “santo” romano aprisse loro la porta. Anche stavolta gli uomini della Capitale avrebbero fatto volentieri a meno di  farli entrare. Se non ci fosse stato Claudio Fazzone, che, forte dei 29 mila voti incassati personalmente e degli oltre 106 mila consensi conquistati complessivamente dal Popolo delle Libertà in provincia di Latina, ha fatto saltare il loro piano “imponendo” come assessore l’ex eurodeputato, Stefano Zappalà. Una mossa vincente, la sua, che l’ha portato a dama. Persa ogni speranza di agguantare per se stesso un assessorato di peso, il coordinatore provinciale del Pdl ha giocato di fino: ha ripiegato sull’ex eurodeputato e si è accontentato del turismo, una delega non proprio di prima fascia, ma di tutto rispetto. Strategica per la provincia di Latina, che ha fatto del turismo (un settore primario dell’economia locale) una delle bandiere del suo sviluppo futuro. Il senatore di Fondi, come al solito, ha giocato senza mai scoprire le carte, utilizzando la candidatura di Gina Cetrone come “specchietto per le allodole“. Il nome della Cetrone, eletta nel listino, era circolato insistentemente per parecchi giorni come probabile assessore all’Ambiente. Lei, insieme allo stesso Zappalà e a Pino Simeone, capo di gabinetto del presidente della Provincia, faceva parte delle terna che Fazzone aveva presentato alla Polverini. Un’altra fava, poi, il senatore di Fondi prende con il piccione-Zappalà: elimina o rafforza l’ex europarlamentare  nella corsa alla successione del sindaco di Latina. Vedremo in futuro su quale di queste due ipotesi ha puntato. Per la corsa alla successione di Zaccheo lo stesso Zappalà si è già autocandidato. Ai ciociari, stavolta, dovrebbe toccare la presidenza del Consiglio regionale, carica che Fazzone aveva ricoperto sotto la giunta Storace. Perduta, quindi, anche questa poltrona, al coordinatore provinciale del Pdl non resterà che lasciare lo scranno in via della Pisana per mantenere quello del Senato. Quando lo farà, il suo posto verrà preso da Romolo Del Balzo. E una volta “sistemato” anche quest’ultimo, avrà definitivamente fatto quadrare il cerchio. Insomma, dalla partita delle Regionali Fazzone esce abbastanza rafforzato. Anche alla provincia di Latina è andata bene: sette consiglieri, un assessore e tutti gli altri incarichi che verranno, compresa qualche presidenza di commissione. Al conto manca l’assessorato, dato per certo, di Aldo Forte, ma il suo partito, l’Udc, ha deciso di appoggiare esternamente la Polverini. Non è, però, ancora tutto perso: la presidente della Regione ha lasciato due poltrone libere proprio per gli uomini di Casini. Intanto, accontentiamoci.                            

CARLO MARTELLO


 Fabrizio Bellini
Fabrizio De Andrè, un genio assoluto, ha scritto questa ballata dedicata all’eroe di Poitiers, pensando e sapendo già quello che sarebbe successo molti anni dopo a Latina. Ne sono sicuro. Altro che Nostradamus, lui già conosceva tutto, soprattutto il finale. Che, forse, non sarà poi così male, ma oggi, nella fase delle convulsioni intermedie, è proprio un brutto spettacolo. Aprite internet, mettete il leader che più vi sta sulle scatole al posto di Carlo Martello, sostituite la “falange” politica che disprezzate maggiormente alla candida pulzella, concedete al poeta il ricorso alla metafora e … il gioco è fatto: “ma più dell’onor potè il digiuno – fremente l’elmo bruno – il sire si levò.” Il confronto, la lotta, la tenzone. In questi giorni non si può aprire nessuno dei giornali locali senza provare un senso di fastidio e di profonda delusione. Parlo dell’indecente spettacolo che stanno offrendo i campioni dell’ex maggioranza di governo di questa città. Tutti. Agguati, minacce, insulti, sberleffi, fendenti, recriminazioni; signori, giuro, in vita mia non ho mai visto uno spettacolo così degradante, volgare, insulso, privo di logica e di stile come questo. Ai truci guerriglieri di tutti gli schieramenti, dico: pietà, fermatevi, posate le penne e chiudete la bocca. Smettetela di digrignare i denti e di affilarvi le unghie. La città, la gente di Latina non lo merita e soprattutto, voi, con il vostro comportamento, non ne meritate il consenso. Sparite, avete perso il senso della realtà. Della dimensione delle cose. Siete fuori come i citofoni, direbbero i ragazzi di una volta. Undici consiglieri compiono un’azione che non riescono a spiegare decentemente perché si può spiegare solo indecentemente. Nel cercare di farlo ricorrono al più ricco repertorio di banalese politico che si sia mai sentito e spargono anacoluti a pioggia come fossero sintesi di chissà quali ardite costruzioni sintattiche. E più tentano e più si incartano, più si dibattono e più si impiccano. Una pena. Gli rispondono in quindici con una lettera aperta a Berlusconi e Fini, cioè ad altri due che, su un palcoscenico molto più grande, per gli stessi, identici, motivi, stanno facendo una figura da peracottari senza precedenti. Una esternazione così carica di sentimenti revanscisti che sembra emergere dalle turbe mentali del generale Ernest Boulanger che la “revanche” l’aveva proprio elevata a mito. Come dire: mamma, guarda, sono loro i cattivi, intervieni con le totò. E giù con una sfilza di cose buone che loro, i buoni, hanno fatto con l’aiuto degli ex buoni diventati cattivi, anzi pessimi. Tra queste spicca, splendente come la Tour Eiffel la notte di Natale, il grande successo dell’Università pontina: da quattromila a settemila iscritti. Evidentemente nessuno di lor signori sa che il valore di una Università si misura in termini percentuali di laureati, occupati post laurea e di produzioni scientifiche di livello nazionale e internazionale. Il numero assoluto degli iscritti è un dato demografico che conta per le scuole elementari. Scusate, il resto mi rifiuto di commentarlo, ma almeno questa, a tutta l’ex amministrazione che ripete continuamente questa pseudologia fantastica, gliela dovevo. Che pena già l’ho scritto, passo a, incredibile. Tuttavia se un fiore può nascere ovunque, anche a Latina può crescere qualcosa di buono. Distrutta ad aeternum la maggioranza, è il momento dell’ex opposizione che ha fra le mani un’occasione irripetibile: quella di vincere e governare, finalmente. E’ ancora De Andrè che ci aiuta: “mai non fu vista cosa più bella – mai io non colsi siffatta pulzella – disse Re Carlo scendendo veloce di sella.” Allora, Claudio, Enrico, Domenico, Sesa, Giorgio, Maurizio e compagnucci vari, dissolti i vostri avversari, scendete di sella, cogliete “siffatta pulzella” e imitateli: sparite anche voi. Se è vero quello che blaterate da tempo immemorabile, che Latina è ferma ai tempi della Democrazia cristiana e che invece di progredire, regredisce, la colpa è anche la vostra. Certo, meno che dell’ex maggioranza, ma anche voi avete le vostre responsabilità. E allora approfittiamone tutti, fate un bel passo indietro e ricominciamo da capo. Con gente nuova, non rancorosa, preparata, non velleitaria, possibilmente giovane e non condizionata da odi profondi e sedimentati. Favorite questo passaggio, questa bonifica, stimolatela, non vi incaponite, anche il vostro tempo è scaduto. Se non sarà così vorrà dire che il poeta genovese avrà avuto ragione proprio su tutto. Anche nell’ultimo verso: “E’ mai possibile o porco di un cane – che le avventure in codesto reame – debban risolversi tutte con grandi puttane”.

L'ARCONORMALE - I pelosi di Zac


Lidano Grassucci
 Leggo di movimenti di massa in difesa del cittadino, già sindaco, Vincenzo Zaccheo. La cosa di per se stessa sarebbe come voler difendere la memoria di Redi, il sogno di Finestra. Roba passata e la cosa ha politicamente lo stesso senso di quanti hanno nostalgia dei Borbone o dei Savoia e lo dico da repubblicano. Infatti la cosa curiosa è un’altra a difenderlo sono i reduci, i senza posto: gli assessori senza assessorato che dicono “ora la città va a rotoli”, non sono credibili difendono se stessi non la città, i consiglieri che rimpiangono il posto perso non sono credibili, sono interessati tanto al particolare. Sabato su queste colonne Felice Palumbo chiedeva, a nome degli ex consiglieri di Forza Italia, al cittadino Zaccheo di spiegare la figuraccia familista fatta davanti a 12 milioni di italiani di Striscia la notizia, di spiegare la non nobiltà (uso un eufemismo) di aver pensato ad attaccare il responsabile del suo stesso partito non a faccia aperta, non con il petto gonfio, ma sussurrando all’orecchio.
La risposta alla domanda di Felice Palumbo è arrivata per via indiretta: sulle colonne di Latina Oggi un certo Claudio Malagola, lo steso giorno, ha lanciato una sorta di pubblica colonna infame mettendo alla gogna i 12 consiglieri ex Forza Italia rei di aver bloccato la città. Lui si sentiva in dovere di insorgere. Giusto, è nel suo diritto, ma il nostro ha omesso di dire che la sua signora lavorava nella segreteria del sindaco. La cosa non è un reato, ma non è cosa che andava omessa per far capire l’onesta intellettuale di chi si è indignato. La signora Malagola era una delle 8 segretarie del sindaco Zaccheo. Certo che Malagola è indignato, ma non è un cittadino neutro. Tiene famiglia Malagola, in città nei bar il discorso di Malagola non l’ho sentito ma ho sentito la gente che rideva per non piangere dicendo “ricordati delle mie figlie”.
Tutto legittimo ma siamo alla rivolta dei parenti, si pensa sempre alla famiglia. Il sindaco, oggi cittadino, alle figlie, ed è giusto, i solidali stanno un po’ arrabbiati per le consorti.
E i cittadini normali? Ringraziano i 22 che hanno fatto finire questa storia. Ringrazio chi ha fatto terminare il teatrino rimettendoci di persona. Io sto con loro, sapete da piccolo mi hanno insegnato che “non si parla all’orecchio”. Lo sanno anche i bambini.