Raffaele Vallefuoco
Gli operatori Ares e Cri del sud pontino si sono uniti alla protesta attivata ieri mattina dalla Cgil - Funzione Pubblica di Roma e del Lazio, presso Porta del Popolo a Roma. Un sìt - in dimostrativo dell'azione quotidiana messa in atto dagli operatori del 118, senza i quali qualsiasi emergenza sanitaria degenererebbe in dramma. Il personale, infatti, attraverso la rianimazione cardio - polmonare di manichini, ha voluto sottolineare l'importanza attività svolta sul territorio, ma che risente particolarmente dei tagli di budget e della paventata riconversione che ha tutto il sapore dello smantellamento di numerosi presidi ospedalieri. La partecipazione degli operatori del sud pontino è fondata sul mancato percepimento degli stipendi da marzo. «Ci hanno assicurato che con l’arrivo di rimesse ci avrebbero versato quanto dovuto» spiega un’operatrice, che rilancia: «A saldo compiuto, però, ci hanno già comunicato che i prossimi stipendi saranno accreditati a partire da settembre». Una situazione che preoccupa fortemente i vertici delle organizzazioni sindacali che invocano l'intervento rapido della Regione. A fotografare la situazione interviene il coordinatore della Funzione Pubblica Cgil - Ares 118 per Roma e Lazio Sergio Bussone: «La crisi economica che sta attraversando il Paese e i pesanti tagli che colpiranno la spesa sanitaria regionale mettono a repentaglio la funzionalità di un servizio pubblico essenziale come il 118. Se l’attuale governo regionale dovesse infatti seguire una logica di tagli indiscriminati le conseguenze sarebbero drammatiche». L'organizzazione sindacale, in particolare, si batte «per avere un'ambulanza in tempi ragionevoli e un’assistenza appropriata». Rivendica, anzi, «la necessità di un miglioramento degli attuali standard di intervento. Non vorremmo che qualcuno, nelle prossime settimane, cedesse alla tentazione di rendere sistematico il ricorso a convenzioni esterne in sostituzione dei nostri mezzi pubblici, gettando così alle ortiche un'esperienza più che ventennale che ha fatto dell'emergenza sanitaria nel Lazio un’esperienza unica e un modello di riferimento nazionale». Un auspicio condivisibile. Insomma si taglino gli sprechi, ma non i servizi ai cittadini.
Gli operatori Ares e Cri del sud pontino si sono uniti alla protesta attivata ieri mattina dalla Cgil - Funzione Pubblica di Roma e del Lazio, presso Porta del Popolo a Roma. Un sìt - in dimostrativo dell'azione quotidiana messa in atto dagli operatori del 118, senza i quali qualsiasi emergenza sanitaria degenererebbe in dramma. Il personale, infatti, attraverso la rianimazione cardio - polmonare di manichini, ha voluto sottolineare l'importanza attività svolta sul territorio, ma che risente particolarmente dei tagli di budget e della paventata riconversione che ha tutto il sapore dello smantellamento di numerosi presidi ospedalieri. La partecipazione degli operatori del sud pontino è fondata sul mancato percepimento degli stipendi da marzo. «Ci hanno assicurato che con l’arrivo di rimesse ci avrebbero versato quanto dovuto» spiega un’operatrice, che rilancia: «A saldo compiuto, però, ci hanno già comunicato che i prossimi stipendi saranno accreditati a partire da settembre». Una situazione che preoccupa fortemente i vertici delle organizzazioni sindacali che invocano l'intervento rapido della Regione. A fotografare la situazione interviene il coordinatore della Funzione Pubblica Cgil - Ares 118 per Roma e Lazio Sergio Bussone: «La crisi economica che sta attraversando il Paese e i pesanti tagli che colpiranno la spesa sanitaria regionale mettono a repentaglio la funzionalità di un servizio pubblico essenziale come il 118. Se l’attuale governo regionale dovesse infatti seguire una logica di tagli indiscriminati le conseguenze sarebbero drammatiche». L'organizzazione sindacale, in particolare, si batte «per avere un'ambulanza in tempi ragionevoli e un’assistenza appropriata». Rivendica, anzi, «la necessità di un miglioramento degli attuali standard di intervento. Non vorremmo che qualcuno, nelle prossime settimane, cedesse alla tentazione di rendere sistematico il ricorso a convenzioni esterne in sostituzione dei nostri mezzi pubblici, gettando così alle ortiche un'esperienza più che ventennale che ha fatto dell'emergenza sanitaria nel Lazio un’esperienza unica e un modello di riferimento nazionale». Un auspicio condivisibile. Insomma si taglino gli sprechi, ma non i servizi ai cittadini.
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