domenica 18 aprile 2010

PASSATA E’ LA TEMPESTA, ODO AUGELLI FAR FESTA…


Fabrizio Bellini

Tanto tuonò che piovve. E che pioggia! Un diluvio, direi. Meglio, il tornado Zaccheo. Se la sono presa quasi tutti con lui ed è un’ingiustizia. Un Sindaco, per quanto prepotente voglia essere, non riesce a governare da solo. È impossibile. A cazzotti non ci riusciva neanche Peppone a Brescello tanto che, alla fine, aveva bisogno di don Camillo. Se Vincenzo ha sbagliato o è stato mancante, l’ha fatto in buona, anzi, in ottima compagnia. Per primi i suoi assessori, poi i consiglieri di maggioranza e soprattutto tutti quei mosconi che in un modo o nell’altro ronzano intorno al partito. Anche la minoranza ha la sua parte di responsabilità perché “fare opposizione” è un mestiere e una funzione e non mi pare che si stata svolta in maniera adeguata. Due chiacchiere, quattro insulti e tutto è finito lì. Restano i rivoli d’acqua melmosa che, speriamo, gorgoglino presto solo tra le grate dei tombini. Non c’è gloria nel fango sui marciapiedi né onore tra gli spruzzi sollevati dalle auto impantanate. È per questa ragione che, anche se inutile e non richiesta, offro la mia solidarietà umana all’ex primo cittadino nel momento della sua maggiore amarezza. Il giudizio politico sull’intera vicenda lo daranno gli elettori quando saranno chiamati ad esprimersi. Rimangono i cocci di una situazione che si fa fatica a comprendere. Immagino che nessuno possa credere che tutto sia stato determinato dalle frasi raccolte da Striscia la notizia. Espressioni ineleganti, sicuramente fuori luogo, ma certamente insufficienti a determinare il pandemonio che si è scatenato. La crisi locale del Pdl non è che il riflesso della più generale difficoltà che, a livello nazionale, sta investendo Fini e Berlusconi. Con le stesse rigidità e asprezze caratteriali che hanno provocato lo sconquasso che ha travolto Latina. Crisi che ripete l’analoga difficoltà interna al Partito democratico dove la componente cattolica storce il naso davanti alle schiere disordinate e altezzose della nomenclatura ex diessina. Ecco, io sostengo che il “botto” Zaccheo altro non sia che la rappresentazione organica dell’implosione del sistema bipolare. Del modello politico che ci ammorba ormai da una quindicina d’anni. Gli italiani l’hanno subito per via referendaria ma non l’hanno capito, né veramente voluto. Nessuno l’ha amato. È servito alla politica per precostituire maggioranze che poi, alla prova dei fatti, si sono sempre dimostrate incapaci di governare veramente. Non c’è riuscito Prodi e, anche se è durato di più, non ci sta riuscendo neanche il Cavaliere. È vero che le legislature sono più lunghe di quelle della prima repubblica, ma la loro capacità di produrre “politica” è infinitamente più bassa. E il sistema esplode nella contraddizione di aver dovuto creare una infinità di centri di spesa e di potere senza essere riuscito a includerli in uno stesso, omogeneo, indirizzo programmatico. Scoppiano Casini e Follini e poi Veltroni, Rutelli e Prodi. Ultimo, in ordine di tempo, Fini, mentre già si profila il sarcofago ingombrante di Berlusconi in cammino verso le piramidi. E via via sempre più giù, fino ai livelli locali dove la convivenza tra anime diverse diventa impossibile e di conseguenza ingestibile. L’unica ragione dello stare insieme rimane la spartizione del potere e quando anche questa viene compromessa da appetiti insaziabili, resta il nulla delle pretese contrapposte. Ad ogni elezione si ricontano i pesi e la rispettiva quota di partecipazione perché da questa dipenderanno i futuri successi o il mesto procedere verso l’oblio. Così nascono le antipatie, le contrapposizioni, gli odi, le ritorsioni e in fine le faide. Chi paga il conto è la gente comune, il semplice elettore, che proprio “ieri” su questo sistema ha espresso un giudizio severissimo: non vi credo, non mi piacete e non vengo a votare. Si annuncia un chiarimento generale in casa Pdl. Probabilmente una rifondazione. Me ne aspetto una analoga in casa Pd. Così come è concepito il sistema non regge e sarà reso ancora più intollerabile dalla nube tossica del federalismo fiscale che si addensa sulle nostre teste. Non parlo di quella del vulcano islandese, di quella se ne occupa il Padreterno e in lui confido. Parlo di quella di cui si occupano gli uomini e agli attuali non credo. 

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