aemme
“Abbbelllo!” Così la classe, la delicatezza, della neo governatrice del Lazio che esprime il suo entusiasmo alle prime uscite subito dopo le elezioni. La neo rappresentante della regione esordisce appellando il sindaco di Latina, Vincenzo Zaccheo, non con qualche particolare titolo (sindaco, onorevole, ma andava bene anche “signore”). No, lei lo chiama, e lo fa ripetutamente, “abbbelllo”, come i ragazzini delle borgate romane, ma anche della nostra provincia. Ora, non è che chi è entrato nelle urne per votarla l’abbia fatto per la sua avvenenza, tanto meno, per la sua classe. Certo è che dopo l’avvenimento rubato e mandato in onda da “striscia la notizia”, la sua mancanza totale di grazia, spicca un po’ troppo. I politici come furono Berlinguer, Almirante, Nilde Iotti, avranno avuto un sussulto nella tomba, nel sentirla esprimersi cosi. Breve conversazione. Squallida. Sorvolerei, ma non posso, avendo fatto il giro della provincia e dell’Italia intera in pochissimi minuti. Credo che tutti la abbiano seguita con la bocca leggermente aperta per lo stupore. Le richieste del sindaco e le risposte tranquillizzanti (come quelle che faceva dai manifesti – “sicuramente….la famiglia”) ci fanno prevedere i prossimi cinque anni come già decisi a tavolino e come predati da un asso piglia tutto. Ora, non credo di essere tanto romantica per aver immaginato che ai primi incontri fra i due, il sindaco chiedesse una raccomandazione per la sua amata città. Per una città, come poche, che non ha una stazione ferroviaria in centro, che non ha una strada decente che la colleghi alla capitale, che non ha un raccordo autostradale, né un porto, un aeroporto. Nulla. Lui raccomanda le sue figlie, mica quanti hanno perso il lavoro in questi ultimi due anni o quanti vedono vacillare la sicurezza di quello che hanno attualmente. Non contento cerca di screditare, come può la figura del senatore Fazzone, del suo stesso schieramento: l’uomo che ha conquistato il maggior numero di voti in Italia. Sembra sempre che si sia toccato il fondo, ma poi c’è sempre dell’altro. L’avevamo visto fare a pugni in aula, al parlamento, l’abbiamo visto tutti ieri sera in tv. Francesco è stato costretto a mettere il televisore del suo ristorante, al massimo del volume perché pareva di dover assistere alla finale dei mondiali di calcio. Tutti lì, incollati, sbigottiti, per non perdere una sola sequenza. Ma questo non è il calcio, non è una finale della Coppa del Mondo, ma è appena l’inizio di un lungo percorso. Qui c’è solo da chinare il capo e lasciarselo cospargere di cenere. Non c’è spazio, né voglia per esultare. Solo una lunga serie di autogol. Zaccheo lascia. Tutto da rifare. Meglio vergognarsi in silenzio.
chevipera@libero.it
“Abbbelllo!” Così la classe, la delicatezza, della neo governatrice del Lazio che esprime il suo entusiasmo alle prime uscite subito dopo le elezioni. La neo rappresentante della regione esordisce appellando il sindaco di Latina, Vincenzo Zaccheo, non con qualche particolare titolo (sindaco, onorevole, ma andava bene anche “signore”). No, lei lo chiama, e lo fa ripetutamente, “abbbelllo”, come i ragazzini delle borgate romane, ma anche della nostra provincia. Ora, non è che chi è entrato nelle urne per votarla l’abbia fatto per la sua avvenenza, tanto meno, per la sua classe. Certo è che dopo l’avvenimento rubato e mandato in onda da “striscia la notizia”, la sua mancanza totale di grazia, spicca un po’ troppo. I politici come furono Berlinguer, Almirante, Nilde Iotti, avranno avuto un sussulto nella tomba, nel sentirla esprimersi cosi. Breve conversazione. Squallida. Sorvolerei, ma non posso, avendo fatto il giro della provincia e dell’Italia intera in pochissimi minuti. Credo che tutti la abbiano seguita con la bocca leggermente aperta per lo stupore. Le richieste del sindaco e le risposte tranquillizzanti (come quelle che faceva dai manifesti – “sicuramente….la famiglia”) ci fanno prevedere i prossimi cinque anni come già decisi a tavolino e come predati da un asso piglia tutto. Ora, non credo di essere tanto romantica per aver immaginato che ai primi incontri fra i due, il sindaco chiedesse una raccomandazione per la sua amata città. Per una città, come poche, che non ha una stazione ferroviaria in centro, che non ha una strada decente che la colleghi alla capitale, che non ha un raccordo autostradale, né un porto, un aeroporto. Nulla. Lui raccomanda le sue figlie, mica quanti hanno perso il lavoro in questi ultimi due anni o quanti vedono vacillare la sicurezza di quello che hanno attualmente. Non contento cerca di screditare, come può la figura del senatore Fazzone, del suo stesso schieramento: l’uomo che ha conquistato il maggior numero di voti in Italia. Sembra sempre che si sia toccato il fondo, ma poi c’è sempre dell’altro. L’avevamo visto fare a pugni in aula, al parlamento, l’abbiamo visto tutti ieri sera in tv. Francesco è stato costretto a mettere il televisore del suo ristorante, al massimo del volume perché pareva di dover assistere alla finale dei mondiali di calcio. Tutti lì, incollati, sbigottiti, per non perdere una sola sequenza. Ma questo non è il calcio, non è una finale della Coppa del Mondo, ma è appena l’inizio di un lungo percorso. Qui c’è solo da chinare il capo e lasciarselo cospargere di cenere. Non c’è spazio, né voglia per esultare. Solo una lunga serie di autogol. Zaccheo lascia. Tutto da rifare. Meglio vergognarsi in silenzio.
chevipera@libero.it
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