lunedì 5 aprile 2010

COMMENTI, CHIROMANTI E PII DESIDERI


 Fabrizio Bellini
Ho seguito con interesse l’ultima puntata di Anno Zero e ne ho molto apprezzato i toni concilianti e il prevalere del rigore dell’analisi rispetto alle pur dichiarate antipatie personali. A me è piaciuto, al Cavaliere non credo, perché senza insulti guadagna meno popolarità. Nelle urne gli improperi non contano, i voti, sì. Santoro è bravissimo e quando smette di fare l’istrione per recuperare la sua dimensione giornalistica, è fantastico. Lo apprezzo per questo e riservo l’invidia, da responsabile di una piccola televisione locale, per gli straordinari mezzi tecnici di cui dispone. E’ vero che aiutano le trasmissioni ma, se non sei bravo, da soli non bastano. E lui è bravo. La sparata di maxi schermi al plasma con la quale era condito il già sfarzoso studio di Rai due, mi ha mortificato. A Tele etere usiamo seggioline Ikea e il policarbonato neutro su cui incolliamo due fotografie per volta. Tutti gli schermi trasmettevano l’immagine gigantesca di Berlusconi e la scritta: ha vinto lui? Domanda retorica? No, domanda precisa, si è discusso solo di questo. Ma che razza di domanda è? Immagino che vorrebbe essere seria, visto che la trovo ripetuta da accreditati commentatori politici anche sulla stampa nazionale. Personalmente la ritengo inutile perché sul fatto che il cavaliere abbia vinto non ci possono essere dubbi. Tutt’al più si può discutere sul perché ha vinto in Piemonte dove Cota ha sì gli occhi azzurri, ma nulla di più. O nel Lazio dove la sua lista non era presente, la Lega non c’era e Casini non ha recuperato neanche un voto. Ci si può chiedere come abbia fatto una candidata priva di una storia politica come la Polverini a battere una come la Bonino che ha un vissuto parlamentare ricco come una enciclopedia. Potrebbe essere interessante capire perché, in tutta Italia, la sinistra vince nelle grandi città e perde nelle province. O perché si urla al fenomeno Grillo quando il comico ha avuto centomila voti in meno di quanti ne raccoglieva Mastella nel solo condominio di casa sua. Si può chiacchierare di tutto questo e di altro ancora, ma non chiedersi se ha vinto uno che si era posto l’obiettivo di conquistare quattro Regioni e l’ha fatto. “Siamo rimasti padroni delle acque” disse Persano dopo aver perso mezza flotta a Lissa ed essere rimasto da solo a dondolare come un pirla in pieno Adriatico. “Comunque governiamo sette regioni” dicono oggi alcuni stakanovisti del ridicolo di sinistra, tutti contenti perché hanno conservato l’Umbria e la Basilicata. Ma insomma, ci vuole dignità, serenità di giudizio e coerenza anche nella sconfitta. Senza queste cose si perderà anche la prossima volta. Anno Zero tendeva a dimostrare, con il contributo dell’Istituto Cattaneo che ha messo a confronto le più disomogenee tornate elettorali, che Berlusconi è in fase calante e Bersani ascendente. Tesi precostituita che, grazie all’equilibrio degli ospiti e del conduttore stesso, non ha trovato conferma nel dibattito. Segno che qualche cervello comincia a illuminarsi. Purtroppo non è emerso che, visto che la nostra politica è bipolare, il confronto andava fatto tra la coalizione guidata dal cavaliere e quella che fa riferimento a Bersani. A prescindere dagli specifici pesi interni ai singoli poli. Comunque che Bersani ha vinto, come sostiene lui, non l’ha potuto dire nessuno, mentre in molti hanno tentato di dimostrare che Berlusconi è stato sconfitto dalla Lega. Tesi ardita dato che il Pdl non competeva con la Lega, ma con il Pd. Con i soli voti leghisti oggi Zaia porterebbe le vacche al pascolo, come ha fatto fino a ieri dal Ministero dell’agricoltura. Giocare con i numeri in politica è lecito, ci mancherebbe altro, ma eludere le questioni, o peggio, illudere il proprio elettorato, è scorretto. Faccio un esempio che riguarda la destra, su certe suggestioni non meno idiota della sinistra. In Puglia, sostengono i piddiellini, non abbiamo perso e quindi il fenomeno Vendola non esiste. Infatti, dicono, sommando i voti di Rocco Palese a quelli di Adriana Poli Bortone, si ottengono circa cinquantamila voti in più di quelli che ha preso Nichi. Pertanto, se il Pdl non avesse litigato con Casini, il teorema Vendola non sarebbe stato dimostrato. Si scordano che il Pdl, HA, litigato con Casini. E poi, chi può garantire che se la Poli Bortone fosse stata candidata unica, gli elettori che hanno scelto Palese avrebbero votato compatti anche lei? Nessuno. E quindi ancora una volta ha ragione il mio maestro: studiare i flussi elettorali è un lavoro da sociologi, immaginarne le variabili è da chiromanti. I risultati elettorali, diceva, si ottengono in un momento dato e quindi vanno analizzati in quel contesto specifico. Il giorno dopo è già una cosa diversa. Tra i pii desideri e il successo, c’è sempre un numero. Il più alto vince, quello più basso sogna. Tutto il resto, aggiungo io, so’ cavolate. Anche quelle che dice la Bonino: “mi sono battuta contro Berlusconi e Bagnasco”. Beh, che c’è di strano? Se non fosse stata lei la candidata, Rutelli e la Binetti probabilmente sarebbero rimasti nel Partito democratico e Bagnasco avrebbe continuato a dire Messa. Ma c’era lei, radicale e abortista e il bellone e la monachina se ne sono andati. Quanti voti si sono portati via? Quanti ne ha effettivamente spostati Bagnasco? Quanti voti non ha preso lei non venendo in provincia? Roba da veggenti.

P.S. – De Magistris, dopo la bacchettata sulle dita che gli ha dato Grillo ha dichiarato: “volevo unire la parte migliore del paese”. Ora, visto che non ho votato Grillo né Rifondazione, né l’Idv, sono escluso dalla “parte migliore del paese”. Quindi, secondo il valente ex-magistrato, appartengo alla categoria “mondezza”. La parte peggiore del paese. Il Pd non ha reagito, segno che condivide. Allora fanno bene a non chiedersi perché perdono.

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