sabato 17 aprile 2010

CHI E’ SENZA PECCATO….

Pasquale Gagliardi
Dai fasti di appena quindici giorni fa (il suo pupillo Galetto in trionfo, Fazzone in ripiegamento elettorale) all’attacco concentrico degli ex alleati,  ai tre minuti di incosciente euforia ripresi a tradimento dalle telecamere di “Striscia”.
La vicenda personale e politica di Vincenzo Zaccheo in questi giorni è diventata una formidabile metafora della caducità delle cose umane.
Ci sono tutti gli ingredienti del dramma epico : l’eroe, il rivale, la battaglia, l’inganno, il tradimento, la donna “galeotta”, la caduta.
Oltre quarant’anni di consensi e di trionfi elettorali (consigliere comunale, regionale, deputato, sindaco di Latina) bruciati in un pugno di giorni.
Da mercoledì è difficile trovare a Latina qualcuno che si professi amico dell’ex sindaco.
Tutti l’avevano previsto, tutti erano stanchi di lui, era troppo arrogante, solista, in fondo in otto anni non ha poi combinato granché (che strano, un paio di settimane prima 20.000 persone avevano votato il suo candidato alle elezioni regionali).
Questo giornale, che pure fa dell’originalità di pensiero una bandiera, non si è sottratto alla furia iconoclasta, non si è  astenuto dall’intonare il  suo compiaciuto “de profundis”, ha pubblicato numerosi e interessati epitaffi.
L’impeto maramaldesco  ha partorito finanche una spericolata iperbole, indicando nel dimissionamento di Zaccheo la nemesi storica delle (presunte) vittime politiche della tangentopoli pontina, i cui protagonisti o epigoni sfiduciavano il sindaco che a suo tempo aveva cavalcato l’onda moralista.
Mi permetto di dissentire da questo coro unanime (troppo unanime) di sdegno e di riprovazione.
Le ragioni politiche e il timing della fine anticipata del mandato di Zaccheo, proprio all’indomani di una tornata elettorale vincente per lui stesso e suoi amici/nemici di partito, in cui la nostra provincia è stata finalmente protagonista, sono tutte da indagare, incomprensibili ai più.
Se in una democrazia conta il consenso dei cittadini, incassarlo in misura così netta e clamorosa e subito dopo altrettanto nettamente e clamorosamente litigare e sfasciare tutto è un rito misterioso.
La teatrale coreografia della sfiducia, le solenni, plateali firme davanti ai notai, i volti scanzonati e sorridenti dei dimissionari (sembrava una scampagnata, non la sofferta rinuncia a un preciso mandato degli elettori) sono modalità sospette e sconcertanti.
Per non parlare della vera e propria lapidazione seguita al video con la Polverini.
Ma cosa pensavamo che si dicessero i politici in privato? Che commentassero l’ultimo libro di Eco ? Che recitassero poesie? Intonassero laudi francescane?
 Se al posto di Zaccheo a colloquio con la neo–presidente ci fosse stato uno solo dei firmatari della sfiducia, uno qualsiasi dei severi censori spuntati come funghi, il tenore della conversazione sarebbe stato diverso? Nessuno di loro ha mai sollecitato la causa di un amico o familiare ? Nessuno ha mai tentato di stringere alleanze contro un rivale politico ?
Temo che la differenza sia esclusivamente nel trabocchetto, nella presenza casuale (?) delle telecamere e del registratore.
In quel video ci sono tutti i difetti arcinoti dell’hidalgo Zaccheo, quelle caratteristiche che sono state la sua forza e la sua condanna  : istrione, egocentrico, tracimante, passionale, aggressivo.
Ma non c’è nessuna condotta criminale o spregiudicata (posto che si trattava di comunicazioni confidenziali inopinatamente carpite e rese pubbliche).
Passi per la sfiducia, ma crocifiggerlo come la somma del male è ingeneroso e fuorviante, archiviarlo come un tiranno finalmente deposto è rinnegare parte della nostra storia, assimilare le sue infelici uscite romane al malaffare e alla corruzione è una forzatura, così come ironizzare sul suo genuino amore per questa terra.
Non so chi sarà il futuro sindaco di Latina, ma questo passaggio così amaro per la nostra città, questa sensazione di interminabile resa dei conti tra gli eletti deve farci riflettere tutti, soprattutto quei signori che  allegramente siglavano la fine di un consiglio comunale e che verosimilmente figureranno nel prossimo : di questo passo la disaffezione per la politica potrebbe diventare indifferenza totale, l’assenteismo alle urne arrivare all’estremo.
E non sarà stata tutta colpa di Zaccheo, il quale magari avrà finalmente capito che la politica è un gioco di squadra, che i superuomini stancano (anche se la sua lettera di commiato non è proprio un bagno di umiltà).
Ma guarda un po’ se deve toccare a me, vecchio democristiano approdato a sinistra, rendergli l’onore delle armi.
  A lui,  uomo di destra  che,  prima di cadere sotto il fuoco amico, ha passato la vita a contrastare con fierezza (e lealtà) prima la DC poi ogni forma di aggregazione in campo opposto.
E’ proprio vero, Vincenzo, le disgrazie non vengono mai da sole.

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