martedì 12 gennaio 2010

Pietà è morta




Lidano Grassucci

Urlano, sono sporchi e fanno quello che mai vorremmo fare. Noi chiusi nei nostri fortini li giudichiamo. Bossi dice che in Egitto se la prendono con i cristiani, gli egiziani che noi vogliamo “eliminare” i musulmani. Il problema non sono i cristiani o i musulmani, o gli ebrei, sono i diversi. Qua è differente chi prega Allah, lì chi prega Cristo ma la sostanza non cambia. Facciamo branco, ci sentiamo forti del nostro essere maggioranza. I calabresi sono antipatici ai padani quando stanno al nord e sono minoranza, diventano intolleranti quando sono maggioranza in Calabria, e c’è sempre qualcuno che viene da più a sud da escludere. Dice, gli immigrati sono troppi, un tempo erano troppi i meridionali, prima erano troppi i veneti, prima ancora i bergamaschi. C’è sempre qualcuno che conta e trova “troppi” gli altri. I preti adesso dicono che siamo razzisti ma loro non è che hanno trattato con i guanti i catari, i valdesi, gli ebrei e i mori di Spagna dopo la riconquista. E’ un antico esercizio di viltà urlare contro chi è diverso. Si è differenti per colore della pelle, per religione, per lingua, per costumi, per orientamenti sessuali, per scelte personali, per i libri che leggi, per scelte politiche. Pol Pot in Cambogia considerava differenti e pericolosi quelli che avevano gli occhiali perché avevano letto e leggere rende differenti. Sono stato di recente a Verona con un mio amico, il taxista ha sentito l’accento non veneto e ci ha chiesto da dove venivamo. Noi gli abbiamo detto “da Latina, ma i nostri nonni erano di qua”. I miei di Piazzola sul Brenta quelli del mio compagno di viaggio di Verona. Lui perplesso: “ma come dal Veneto sono andati a sud?”. E’ rimasto sconvolto, non ci credeva. Pensava che la ricchezza di oggi di quelle terre era da sempre. Non se lo ricordava: “chiederò a mio padre”. Non ci credeva, poi ha guardato la mia faccia da polentone e qualche dubbio, che dicessimo la verità, gli è venuto.
Ci si sta comodi in maggioranza, ci si sente forti, tanto forti da poter indicare e schernire i meno. L’antidoto alla imbecillità delle maggioranze? Ci vorrebbero le scuole, direbbe Titta Giorgi. Sì e buoni maestri, aggiungo io. Questo non significa che siamo tutti identici, che non dobbiamo presentarci agli altri non nudi ma armati del nostra storia, della nostra cultura, della nostra lingua ma senza pensarci superiori. Non si è superiori né inferiori ad un altro uomo, si è solo, soltanto umani.

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