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Suono alla porta con un lieve imbarazzo e con una pianta fra le mani. Mi apre una signora con una bambina in braccio, mentre un’altra arriva di corsa a vedere chi è. E mi dice – chi sei?- sono la vicina e sono stata invitata da Claudio e Massimo. Loro, sono i nuovi vicini, una coppia che da qualche mese abita qua. Eccolo, Claudio mi viene incontro facendosi largo fra tanta gente, tanti ospiti, tanti invitati. La casa ha tende color panna e mobili dal gusto classico. La camera da letto addirittura antica o al massimo dell’inizio del secolo scorso. “Benvenuti” dice Massimo e tutto diventa facile. Qui sembra che tutto sia semplice, come il bene che sembra si vogliono tutte queste persone. Non c’è niente di diverso in loro, niente di diverso nella loro casa, che hanno arredato con gusto, direi con sobrietà, tutto appare al posto giusto: tutto ha un garbo innato. Gli amici non hanno niente di diverso e niente di diverso hanno i loro parenti. Siamo stati tutti invitati ad un brunch per l’inaugurazione della casa nuova. E pure io, da vicina, sono stata invitata e sono stata contenta di averli conosciuti. Una lezione per tutti noi, penso, noi “normali”, che normali crediamo di essere. Fanno una festa e invitano pure i vicini, per conoscerli, per farsi conoscere, perché in un mondo dove a malapena ci scambia il buongiorno in ascensore c’è chi, ai rapporti con gli altri, tutti gli altri, vicini compresi, ci crede ancora. Hanno uno sguardo allegro e disponibile, mi fanno vedere tutto della loro casa, i lavori che hanno fatto e pure quelli che ancora non sono riusciti a fare. Abito in questa casa da quindici anni e non ho mai visto la casa di nessuno degli altri condomini, se non dalla porta o per motivi contingenti. Mai all’interno, mai in un rapporto diverso da quello di buon vicinato. I miei nuovi vicini, non sono diversi, sono speciali. L’ho sempre pensato, anche quando avrei appoggiato matrimoni fra gay e pacs. Non c’è niente di più diverso di chi guarda l’altro, chiunque esso sia, con una sottolineata aria di stupida differenza. L’amore, come gli angeli, non ha sesso. Da oggi, se Kennedy si sentì berlinese io mi sento gay.
chevipera@libero.it
Suono alla porta con un lieve imbarazzo e con una pianta fra le mani. Mi apre una signora con una bambina in braccio, mentre un’altra arriva di corsa a vedere chi è. E mi dice – chi sei?- sono la vicina e sono stata invitata da Claudio e Massimo. Loro, sono i nuovi vicini, una coppia che da qualche mese abita qua. Eccolo, Claudio mi viene incontro facendosi largo fra tanta gente, tanti ospiti, tanti invitati. La casa ha tende color panna e mobili dal gusto classico. La camera da letto addirittura antica o al massimo dell’inizio del secolo scorso. “Benvenuti” dice Massimo e tutto diventa facile. Qui sembra che tutto sia semplice, come il bene che sembra si vogliono tutte queste persone. Non c’è niente di diverso in loro, niente di diverso nella loro casa, che hanno arredato con gusto, direi con sobrietà, tutto appare al posto giusto: tutto ha un garbo innato. Gli amici non hanno niente di diverso e niente di diverso hanno i loro parenti. Siamo stati tutti invitati ad un brunch per l’inaugurazione della casa nuova. E pure io, da vicina, sono stata invitata e sono stata contenta di averli conosciuti. Una lezione per tutti noi, penso, noi “normali”, che normali crediamo di essere. Fanno una festa e invitano pure i vicini, per conoscerli, per farsi conoscere, perché in un mondo dove a malapena ci scambia il buongiorno in ascensore c’è chi, ai rapporti con gli altri, tutti gli altri, vicini compresi, ci crede ancora. Hanno uno sguardo allegro e disponibile, mi fanno vedere tutto della loro casa, i lavori che hanno fatto e pure quelli che ancora non sono riusciti a fare. Abito in questa casa da quindici anni e non ho mai visto la casa di nessuno degli altri condomini, se non dalla porta o per motivi contingenti. Mai all’interno, mai in un rapporto diverso da quello di buon vicinato. I miei nuovi vicini, non sono diversi, sono speciali. L’ho sempre pensato, anche quando avrei appoggiato matrimoni fra gay e pacs. Non c’è niente di più diverso di chi guarda l’altro, chiunque esso sia, con una sottolineata aria di stupida differenza. L’amore, come gli angeli, non ha sesso. Da oggi, se Kennedy si sentì berlinese io mi sento gay.
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