domenica 17 gennaio 2010

L'ARCINORMALE - Emma c’è, il partito no

Lidano Grassucci 


Emma Bonino mi sta simpatica per quella simpatia che, da socialista, mi viene naturale per i radicali, alimentata dall’idea alta di libertà e di rispetto dell’individuo che è il meglio della cultura liberal-socialista sempre minoritari in Italia. Emma Bonino è nata garantista, è nata nell’idea dell’etica civile del rispetto dell’individuo, della sua dignità rispetto alla prepotenza dello Stato, delle corporazioni, delle lobby giornalistiche. Una liberale appunto. Ora vedo i suoi che attaccano non politicamente (come sarebbe giusto, opportuno e anche doveroso) Claudio Fazzone, ma gli contestano presunte connivenze, gli attribuiscono la regia del comune di Fondi dove ci sarebbero non meglio identificate infiltrazioni mafiose. La tesi è: lui è di Fondi, è il capo di Fondi, Fondi è marcia, è marcio il capo. Senza riscontri, senza alcun provvedimento (fosse anche una multa per divieto di sosta). Tutto sul presunto. Tutto sulle chiacchiere, e l’inchiesta Damasco, che sfiora due funzionari comunali (scagionati dal tribunale del riesame che reputa il loro coinvolgimento inconsistente), diventa la pistola fumante di nulla.
E la Bonino? Lei è garantista, liberale, ora diventa paladina della cultura del sospetto? Della via giudiziaria (presunta) alla politica?
Conoscendola, e apprezzandone le virtu’ repubblicane, credo sia di un altro passo, di un altro stampo per accettare questa deriva Ciarrapico-giudiziara della campagna elettorale.
Certo per il Pdl contestare la linea “ipermoralista” del “sospetto equivale a prova certa e a giudizio definitivo” è facilissimo: mentre Marrazzo faceva il moralista per Fondi si distraeva a via Gradoli con l’auto blu, e forse pure con sostegni psichedelici.
Non mi pare un terreno molto favorevole alla sinistra. Meglio sarebbe una sfida sulle memorie della giusta Storace, sulle risposte della destra a Roma, sui successi amministrativi della destra pontina.
Ma per far questo ci vorrebbe una sinistra seria, ci vorrebbe una sinistra degna della Bonino. È questo il problema, nel Lazio la sinistra ha un buon candidato (che infatti viene dal mondo liberale) ma non ha piu’ se stessa. La via moralistico giudiziaria fa da velo al vuoto politico di una parte politica uccisa dal machiavellismo di D’Alema, dal fichismo voltagabanista di Rutelli e dall’eseercizio del potere di Marrazzo.
Se gli argomenti della campagna elettorale del Lazio sono Fondi e Fazzone e una gara sulla moralità, la sinistra ha già perso.

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