mercoledì 13 gennaio 2010

In Comune a Latina il diploma lo fanno valere doppio

Teresa Faticoni
Quanti anni per un diploma? Su un punto, del resto già disciplinato dalla legge, si sta arenando la trattativa per i concorsi interni al Comune di Latina inerenti le progressioni verticali dei dipendenti verso la categoria D. La questione è stata sollevata da Cristina Compagno e Giulio Morgia della Funzione pubblica Cgil. La questione nasce nel 2006, con un contratto decentrato nel quale si stabiliva, come definisce la legge in materia di equiparazione dei titoli di studio, che per l’accesso alla categoria D era necessario il «possesso del diploma di maturità quinquennale». Poi, nello stesso anno, il sindaco Zaccheo - allora era ancora al suo primo mandato sulla poltrona più alta di piazza del Popolo - ci mise lo zampino. La delegazione trattante su proposta dello stesso sindaco, che non faceva parte della commissione ma era intervenuto in veste di propositore, fece propria l’idea di Zaccheo il quale volle denunciano i sindacalisti «sostituire l’espressione “diploma di maturità” con “diploma di scuola media superiore”». Ma in questo modo, dicono ancora Compagno e Morgia, «la delegazione trattante accogliendo la proposta del sindaco ribaltava le carte fornendo una interpretazione autentica sul diploma di maturità comparando a questo tutti i residui diplomi di scuola media superiore sia triennali sia quadriennali non previsti per l’accesso alla categoria D». Secondo la Cgil il cambiamento lede gli interessi legittimi dei possessori di diploma quinquennale attribuendo «senza alcuna logica nè criterio nè motivazione alcuna» ai diplomi di tre o quattro anni il valore giuridico che è proprio di un diploma di cinque anni necessario per partecipare a un concorso interno nella catgoria D, per il quale tra l’altro servirebbe addirittura la laurea. Perchè questa deroga alla legge? E soprattutto, perchè concedere un tale beneficio (meglio privilegio) ai partecipanti a una fascia giuridica che impone grande responsabilità? Compagno e Morgia chiedono quindi alla luce dei fatti ai presidenti delle commissioni esaminatrici deputate a controllare le domande di partecipazione ai concorsi di accertare i requisiti scolastici previsti per la fascia D «evitando di avallare posizioni illegittime per carenza del previsto titolo di studio sotto la prorpia responsabilità». In caso contrario la Cgil annuncia il ricorso al tribunale.

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