domenica 17 gennaio 2010

Formia - Bartolomeo “sconsiglia” la vendita della Di Donato e Seven Up


Raffaele Vallefuoco 
Domenica 18 Gennaio 2009

Dopo l'allarme per la vendita all'asta dell'Hotel Mirasole lanciata dal sindaco di Gaeta Antonio Raimondi, interviene il capogruppo consiliare del Pd di Formia Sandro Bartolomeo. Anche questa volta al centro l'alienazione di beni, comunali questa volta. «Ci sono  alcune ragioni, molto serie, che dovrebbero sconsigliare la vendita di alcuni beni di proprietà del Comune di Formia. Ma ci sono anche ragioni, di  valore altissimo, che dovrebbero impedire anche solo di pensare alla possibilità di una vendita, qualsiasi siano le motivazioni che sottendono a una tale decisione. Questa considerazione vale, in particolare, per due beni che l’attuale amministrazione vuole alienare: l'ex - colonia Di Donato e lo stabile ex Seven Up. La prima, costruita in fasi successive tra il 1200 e il 1600» ha una storia eccezionale, legata ai monaci olivetani che «hanno diffuso il culto del nostro Santo Patrono in tutta l’area a partire proprio da questa struttura.  Alla metà degli anni novanta, fu la mia prima amministrazione a iniziare un lungo contenzioso legale con l’allora Usl Lt6 che ne aveva l’uso e ne rivendicava la proprietà. Contenzioso che si risolse in nostro favore. Negli stessi  anni abbiamo acquistato dal Comune di Roma, che ne era il legittimo proprietario, tutta l’area verde contigua e annessa alla Colonia. L’obiettivo era, ed è, di realizzare insieme alla Regione Lazio e all’Archivio di Stato la sede archivistica della vecchia Provincia di Terra di Lavoro per la documentazione che riguarda il territorio di Latina e Frosinone. L’ex Seven Up, invece, fu acquistato durante la mia seconda amministrazione, sottraendolo a un’asta giudiziaria, per una cifra  inferiore a 400.000 euro attuali. Ricordo perfettamente gli anni nei quali il Seven Up  ha funzionato come  discoteca, punto di incontro delle famiglie di camorra penetrate ormai nel nostro territorio. Ero un giovane consigliere comunale e insieme a Francesco Carta abbiamo avuto non pochi problemi, anche di carattere personale, per denunciare questa cose» mentre la «Democrazia Cristiana, non capì che attraverso se stessa si stava infiltrando nella città il cancro della camorra. L’acquisto del Seven Up ci apparve quindi una grande operazione di riscatto. Pensavamo di farci un centro Congressi, di cui la città ha bisogno, esiste già una bella progettazione  da cui partire. Ora si pensa di vendere, in un territorio nel quale le garanzie di transazioni esenti da rischi di penetrazione della delinquenza organizzata  sono altissimi. Per avere che cosa? Danaro da spendere per opere certamente meno prestigiose e importanti, forse più redditizie sotto il profilo elettorale ma certamente meno importanti per la città.  Ho assistito in questi due anni all’abbandono di tanti progetti che sarebbero stai, a parer mio e non solo, assai utili alla nostra città. Ma questa decisione della vendita mi turba innanzitutto come cittadino e richiede una forte reazione di quanti non condividono questi metodi. è sorprendente e amaro constatare che ci sono stati amministratori che in questa città hanno pensato ad acquistare, a valorizzare, a risanare e altri che  non si fanno scrupolo di vendere anche pezzi della storia di Formia». Quindi annuncia Bartolomeo: «Useremo tutti i mezzi a nostra disposizione per impedire che questo avvenga,chiamando a raccolta quella parte di città che come noi intende reagire».  

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