venerdì 11 dicembre 2009

L'ARCINORMALE - Manca il bimbo che fa pipì



Lidano Grassucci


Ora che ci penso abbiamo perso le fontane. Le abbiamo cancellate. Quante fontane ci sono a Latina? In pochi saprebbero rispondere con precisione. Non è un grande problema, e me ne rendo conto, ma fa la differenza. La fontana è segno che la città ha l’acqua, è ricca e puo’ sperare nel futuro. La fontana è la prova che l’uomo di quella città è in grado di spostare il corso delle acque, è un po’ un Dio idraulico.
Sull’acqua e sulla sua gestione sono nati i modelli politici d’occidente (tanta acqua disponibile con tecnologie umane), e orientali (poca acqua disponibile con necessità di grosse tecnologie) . Nel primo caso disponibilità diffusa dell’acqua (democrazia) nel secondo concentrazione nelle mani di pochi (oligarchia). Le fontane civiche sono socialiste (acqua per tutti).
A Latina le fontane sono dimenticate: in piazza del popolo la palla mette un po’ tristezza con i getti che fanno tentativi ingenui di muoverla, in piazza della libertà  ci sono quattro vaschette e quasi non si sente lo zampillare della vita tra burocrazie (Prefettura, Banca d’Italia) fredde di marmo.
E’ fontana accennata. Davanti a San Marco la fontana sta ai piedi, è sotto la madonnina. Sia mai il potere di Pio IX e le storie della verginità della mamma di Cristo potessero essere percepite per umane.
Guercio ha fatto una grande fontana al mare, tra via litoranea e via del Lido. Bella ma anche quella spesso “secca”. La fontana non piace qui, è un vezzo che non vogliamo, è troppo estetica per una città che ha fretta. La fontana è un vezzo che Latina non “consente” a se stessa. A Fontana di Trevi si bagna Anitona e l’Italia contadina e cattolica scopre l’abbondanza nordica, scopre le sirene, scope il piacere di piacersi e di trovare il godibile del vivere. La fontana barocca diventa potenza idraulica antica in una dimensione estetica nuova, cinematografica.
Da noi le veneri da dove escono, dalle vaschette di piazza della Libertà? Dal pietoso bidet di Piazza san Marco? Dalle acque segregate in dimensioni da pesci rossi di piazza della libertà? O si fa la doccia nella fontana del lido?
Forse è nella mancanza di fontane che si spiega la ragione di una classe dirigente che mette le strisce blu e uccide il centro storico. Chi non ama le fontane poi non ha amore per quello che c’è intorno: la città.
Ecco, diventeremo città quando avremo delle generose fontane, delle fontane che funzionano. Delle fontane, normali da città normale.
A Bruxelles c’è il bimbo che fa pipì, la gioventu’ che irride, irrora i luoghi comuni. Noi, la città piu’ giovane d’Italia, ha le fontane piu’ ovvie del mondo. Forse per questo siamo sempre con chi comanda, non c’è una fontana col bimbo che fa pipì al potere.

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