Maria Corsetti
Sherwin Williams ultimo atto: raggiunto ieri pomeriggio in Confindustria l’accordo per i dipendenti dell’azienda americana produttrice di vernici che chiuderà definitivamente i battenti dello stabilimento di via Guardapasso ad Aprilia il prossimo 31 marzo. Tre mesi di produzione in più, quindi, rispetto a quanto prospettato qualche settimana fa, quando la casa madre statunitense decise la liquidazione della fabbrica apriliana.
Oltre i tre mesi di lavoro in più, i dipendenti avranno diritto agli ammortizzatori sociali e a 22 mensilità di incentivo per l’esodo. Si potrebbe salire a 24 mesi nel caso fossero raggiunti gli obiettivi di produzione negli ultimi tre mesi di attività. Da parte degli americani infatti c’è il timore che l’imminente chiusura possa portare a un calo della produzione, che lo ricordiamo viene spostata in Cina mentre ad Aprilia verrà mantenuto il ramo commerciale. E qui entrano in gioco i 17 lavoratori che saranno riassunti dalla società di marketing del gruppo Sherwin: per loro è stato raggiunto un accordo a garanzia che prevede, nel caso di licenziamento nei prossimi 2 anni il diritto a 12 mensilità di incentivo per l’esodo. Stesso incentivo nel caso che fosse previsto il loro trasferimento in un sito distante oltre i 50 chilometri da Aprilia. L’accordo è stato siglato dalla Femca, dalla Filcem, e dalla Uilcem, oltre che dalle Rsu. Un accordo che ha soddisfatto i sindacati: «È stata una trattativa difficile – spiega Roberto Cecere, segretario generale Femca Cisl Latina – ma alla fine siamo riusciti a ottenere un incentivo importante per i lavoratori. Certo, rimane l’amarezza dei posti di lavoro persi e dell’ennesima fuga dal nostro territorio da parte di un’azienda».
La notizia della chiusura della Sherwin Williams di Aprilia, lo ricordiamo, fu il classico fulmine a ciel sereno: era fine novembre quando fu messa in liquidazione l’azienda. Una decisione che colse tutti di sorpresa, i dipendenti che stavano addirittura seguendo corsi di aggiornamento, i sindacati all’oscuro della messa in liquidazione. Il 20 novembre iniziarono gli scioperi, ai quali seguirono un tavolo prefettizio e una serie di incontri in Confindustria. Sulla liquidazione dello stabilimento l’azienda non ha mai avuto ripensamenti: la chiusura non è mai stata messa in discussione e di questo sindacati e dipendenti hanno dovuto farsene una ragione. Salvare il salvabile è stata l’unica strada percorribile e su questo il livello di attenzione è sempre rimasto altissimo. Tre settimane sono state sufficienti per trovare una soluzione che sicuramente mette al riparo i lavoratori per un periodo abbastanza lungo, ma che non può non aprire interrogativi sul futuro.
Nessun commento:
Posta un commento