martedì 6 ottobre 2009

La crisi globalizzata colpisce anche il terziario

Mercoledì 7 Ottobre 2009
 Raffaele Vallefuoco

«Non ho mai visto una crisi così profonda». Comincia con queste parole il de profundis del settore terziario che risente, al pari di agricoltura e industria, della forte contrazione dell’economia. Una crisi che si riverbera soprattutto sul commercio, che «soffre più degli altri settori» spiega Anselmo Briganti, sindacalista Cgil per i servizi terziari. «Proprio oggi (ieri per chi legge ndr)  – spiega – abbiamo discusso la chiusura di una piccola struttura commerciale». Ma non sono solo i piccoli  alimentari a risentire della frustata della crisi globalizzata. «Anche le medie strutture sono colpite dal deficit, al pari dei negozi di ferramenta e quelli afferenti i servizi elettrici, nonché quelli domestici. Anche per l’elettronica e l’informatica, comunque, non va meglio. Lo dimostra la chiusura di diversi franchising a Formia, come a Latina». La crisi si sta dimostrando tanto insistente quanto penetrante. L’effetto domino colpisce le tessere dell’economia, mandando ko prima le strutture più piccole, per poi interessare quelle di media utenza. «Per il momento le grandi strutture commerciali stanno arginando la crisi: sia per la possibilità i dislocare le proprie catene tanto nell’entroterra quanto sulle coste» sia perché, dovendo allocare grandi quantità di merce, possono proporre percentuali di sconti più appetibili per i fruitori, che, dopo anni di carrelli stracolmi, centellinano anche i centesimi. «In questa prima fase – insiste Briganti – possiamo contare sugli ammortizzatori sociali». La cassa integrazione si dimostra un utile palliativo in attesa della ripresa, che si sperava arrivasse entro l’anno. Ma i giorni di cassa integrazione passano e la tanto agognata ripresa non arriva. «Gli ammortizzatori salvano i posti di lavoro – disamina Briganti – ma se nei prossimi 12 – 18 mesi la situazione non migliore ci troveremo di fronte ad una mobilità collettiva». Licenziamenti per tutti quei lavoratori che, ora, sono in cassa integrazione ma che, domani, saranno sul lastrico, insieme a quelli, già oggi, in mobilità

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