Lidano Grassucci
Latina è una città, è città da quando lo sviluppo industriale le ha dato un senso di città. Prima era un paese, meglio un agglomerato di case. Fu pensata agricola e a Roma ancora ci immaginano così: con il cappello di paglia e bruciati dal sole d’agosto. È stata un gruppo di case intorno a qualche edificio pubblico senza essere città. Quando ritornano ciclicamente i nostalgici della purezza di Littoria bisognerebbe rivedere le foto del deserto che era quella terra. Quei nostalgici ci spiegano: ma non c’erano palazzinari e non c’erano i cattivi. Già ma omettono di dire che non c’erano neanche i buoni, neanche i mezzi buoni e men che meno i normali. La città come gruppo di persone che si mettono insieme liberamente, che legano i loro destini, volontariamente, l’uno all’altro. E’ nata dopo quando si è passati da “coscritti” a gente che sceglieva di vivere qui, di costruire il proprio futuro qui.
La città democratica è decisione urbanistica singola, è trasformare l’attività edilizia da fatto estetico, in necessità funzionale. I dittatori hanno apparentemente più bellezza e in suo nome cambiano gli uomini e non le pietre, la città democratica è scelta di pietre che vengono modellate da uomini così come sono. Secondo loro la città democratica è, quindi, impura, è sporca, perché la vita è sporca.
Piazza del popolo non si può sporcare perché non ci vive nessuno, è piazza vuota. Sarà pure bella ma è vuota, ecco Littoria è una utopia vuota, triste.
Latina sono i ragazzi del baby boom degli anni ’60, sono la centrale nucleare, sono lo sporco del vivere delle lottizzazioni, sono l’”ignominia” dei centri commerciali. Sono i grattacieli.
Mi scuserete ma mi piacciono le città, mi piace il disordine democratico, aborro la purezza dei dittatori. Credo che il grattacielo di Bianconi sia eticamente, esteticamente, più bello della torre comunale di Piazza del Popolo. Perché? Perché è pensato per farci vivere dentro le persone, è abitabile, sarà vivo quanto quella piazza è morta.
Capisco che nostalgici del regime fascista, nostalgico-comunisti non amino queste cose. Capisco che c’è chi preferisce bellezze artificiali a normalità di vita, ma è così. Latina è tutta questa città tranne 4 edifici pubblici, Latina è i suoi grattacieli e i centri commerciali, il resto è una scenografia di un brutto film finito, grazie agli americani, i liberi, e a Dio, 60 anni fa.
Naturalmente non voglio dare giudizi estetici, urbanistici, voglio “scovare” una forma mentale, una mimetica culturale: quella di chi attraverso la nuova mistica di Littoria urbanistica vuole riaffermare una idea politica di convivenza civile. Il piano regolatore che torna indietro, l’attacco continuo alle “plutocrazie” che non sono l’America o la perfida Albione ma i costruttori edili, gli imprenditori, sta dentro questa idea. Latina è altro, politicamente, altro. E con i muri non si fanno “recuperi” politici.
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