giovedì 10 settembre 2009

Palombelli e l’abito che da sul blu

 
Lidano Grassucci
“Mike ha un merito, ha insegnato l’italiano a gente che parlava strane lingue che ora qualcuno vorrebbe insegnare a scuola”. E’ Barbara Palombelli a parlare per perorare la causa di Mike Bongiorno a senatore a vita. La Palombelli ha perso, l’ennesima volta, l’occasione per tacere. Amo l’italiano e l’unica volta che ho giurato è stato per la fedeltà alla Repubblica italiana e non sono spergiuro. Però, signora Palombelli, le strane lingue di cui parla sono le lingue della mia gente, sono secoli di storia, di fatica, di pietà. Non voglio che queste lingue siano insegnate a scuola, ma neanche derise da chi non ha patria, da chi non ha storia, memoria e dignitoso culto degli altri.
La signora Palombelli ha tacciato di essere “strano” Goldoni, Porta, Belli, lo stesso Dante che parlava strano in toscano e il suo strano è diventato l’italiano. La povertà non è non aver danaro e non aver memoria, futuro, rispetto. Parlo in dialetto con i miei amici, parlavo in dialetto con mia nonna, con mio nonno, con mio padre. Non impongo la mia lingua ad alcuno, ma non è seconda a nessuno. Quando scrivo quando mi incontro con il mondo lo faccio in italiano, ma quando parlo con i miei affetti non parlo “strano”, parlo una lingua costruita in secoli di sapienza.
Ho pietosa commiserazione di chi non  ha lingue di affetti, di chi si è perso quel pezzo di travaso di sapienza che è la lingua delle piccole patrie che sono il sale della grane Patria.
Palombelli cambia opinione velocemente, antiprete quando era di moda, fedele quando cambia la moda. Come se la fede fosse un abito sul blu. Signora Palombelli noi, noi burini, noi cafoni, noi fellah, noi campesinos, noi paria siamo italiani perché setini, veneti, siciliani, lombardi, friulani. Noi abbiamo amato Garibaldi in bergamasco per fare l’Italia una, noi abbiamo odiato il Papa re in sezzese per fare l’Italia una. Non parliamo strane lingue, parliamo lingue che stanno al mondo e anche in italiano parliamo, preghiamo in italiano, sogniamo in dialetto. Ma liberi e la Fede per noi è pietà, non un abito che da sul blu.

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