martedì 15 settembre 2009

Mameli, Bossi e le differenze

 
Lidano Grassucci
Ho letto su La Padania che Goffredo Mameli era un ladro. Dicono i leghisti, sto nome comincia a farmi senso, che lui sarebbe stato un approfittatore del denaro pubblico. Ora Goffredo Mameli è morto a 22 anni, dico ventidue, per le ferite riportate in una battaglia a difesa della Repubblica romana. Dico di una repubblica nata il 4 febbraio del ‘49 e finita il 9 luglio dello stesso anno.
Cosa volete che rubasse. Di cosa stiamo parlando, è ignominia, è ignoranza grassa a servizio di uomini massa che non conoscono neanche il loro passato. Mameli era di Genova, credeva nell’Italia una, libera e repubblicana, non a chiacchiere come i tripponi che parlano di Padania ma che non verserebbero per quella idea neanche il sangue che serve per scoprirne il gruppo. Ne parla Bossi che odia così tanto l’Italia che da anni vive con lo stipendio, pingue, della Repubblica e ne è, indegnamente, ministro.
Mameli è morto per l’Italia a 22 anni per una idea, Bossi ingrassa con i soldi di questa Italia da 68 anni (a proposito, ma che lavoro fa?) per una idea. Diciamo che siamo davanti a una idea lucrosa.
Insomma mi indigno davanti a questa Italia levantina, scroccona, menzognera, senza dignità, egoista. Tra Mameli e Bossi scelgo il primo, come tra Cavour e Berlusconi. Gli uomini nascono eguali, poi ciascuno segue il suo dono, la sua tempra il suo fisico. Io sto con Mameli, Verdi, Cavour, scusate se è poco.
Magari se torniamo a studiare, e seriamente, la storia patria non faremo danni. Mameli ha lasciato all’Italia una canzone, Bossi lascerà alla sua Padania tanta paura e tanto egoismo.
C’è differenza. Mameli è un patriota, Bossi è un giocatore.

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