martedì 15 settembre 2009

L'ARCINORMALE - Il Pd che vorrei

 
Lidano Grassucci
Sento parlare Marino del Partito democratico che ha in testa lui. Non mi sono mai innamorato di quel progetto, sono troppo legato a partiti coesi. Sul palco Titta Giorgi e Sandro Bartolomeo. Ora se andavo a chiedere a Giorgi: “perché sei comunista?”. Lui, profondamente cristiano, mi avrebbe detto: “perché sto con la gente”. Forse avrebbe usato il termine popolo. Una volta Sante Perciballe mi spiegò perché era comunista così: “so andato in piazza a senti’ il comizio. Ha parlato il democristiano e poi il comunista. Il democristiano aveva parlato bene, ma era uno che c’aveva tante terre. Mi venne vicino e mi chiese: ti è piaciuto il mio discorso, ti sta bene. Io gli ho risposto: sì era bello però se le cose che hai dette stanno bene a te che c’hai le terre non possono anda’ bene pe’ me che non c’ho niente”. Il comunista che aveva parlato era un contadino senza terra come Sante Perciballe che per questo divenne comunista.
Ora perché debbo essere democratico? Non vi so rispondere. Marino dice: “sono contro il nucleare”. Questo si capisce, ma un partito è cosa più complessa di come fare la corrente. Dice: sono per l’autodeterminazione per il fine vita. Pure questo capisco ma non ci si mette insieme per la buona morte, ma per la miglior vita. Cerco di capire, ma un partito è allegria, illusione, sogno di futuro. Personalmente mi sono emozionato per il sole dell’avvenire, non per come tutto finisce.
Marino protesta: non riesco a confrontarmi pubblicamente con Franceschini e Bersani, in America la Clinton e Obama si sono confrontati in campagna elettorale 26 volte.
Ha ragione, bisognerebbe confrontarsi, magari sul sogno di un domani migliore del presente, un domani più giusto.  Magari, parlando si inventa un futuro. Vorrei un partito vivo, pieno di ideali, un partito per cui vale la pena innamorarsi. Un partito che dicesse: “noi stiamo con gli ultimi, ma non per carità, per farli diventare primi”. Vorrei che il partito dei democratici dicesse quel che ha detto Fini della Pelosi: “lei è erede di emigranti nostri, sarebbero stati respinti da Maroni e oggi il Congresso degli Stati Uniti non avrebbe un grande portavoce. L’America non avrebbe avuto Fiorello La Guardia, non ci sarebbe stato il più grande giocatore di baseball del mondo Jo Di Maggio.
L’America sarebbe più povera e l’Italia sarà più povera senza gente nuova. Vorrei sentirlo dire. Vorrei che qualcuno raccontasse che Roma si fece grande perché includeva cittadini nuovi, si poteva diventare romano. Vorrei che dicesse come la Serenissima repubblica di Venezia era aperta al mondo aveva porti veneziani nella Dalmazia, in Grecia, a Rodi, a Cipro.
Ma non lo sento, o lo sento timido. Marino mi ha raccontato con coraggio della buona morte, ora il partito mi racconti del mio futuro.

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