mercoledì 16 settembre 2009

La Fede, l’amore e la civiltà

 
Lidano Grassucci
Sono laico e non ho in gran simpatia le religioni, da giovane pensavo che fossero “l’oppio dei popoli”. Poi sono venuto a piu’ miti consigli, ma continuo ad avere dubbi. Cosa c’è di piu’ inumano di un padre che uccide una figlia? Nulla, è ignominia assoluta. Dicono che è per motivi religiosi (l’episodio è accaduto ieri a Pordenone, la ragazza aveva 18 anni),  lei musulmana si è innamorata di un cristiano. Ora cosa ha a che fare l’amore con il modo di pregare Dio?
Musulmano, cristiano ma di che si parla, siamo umani e basta davanti alla vita, davanti all’amore. Quel padre ha ucciso la figlia perché si è innamorata e basta. Non voglia sapere la fede di quel padre, qualsiasi sia se lo ha portato ad uccidere la figlia è inumana, è disumana, è fuori dall’idea di uomo. Non è nulla. Non sono per l’indifferenziato religioso, non è vero che tutto è uguale. Conosco, e riconosco, che c’è una “cattiva lettura” determinata da “cattivi maestri” di alcune fedi, ma non ci dovrebbero essere equivoci. Nessun Dio puo’ ordinare odio e violenza verso i figli. Nessuno. La cosa mi ha colpito perché è passata quasi in silenzio, perché non abbiamo piu’ la capacità di indignarci.
Io mi indigno se un barcone di profughi viene consegnato dalla mia marina ad un dittatore, mi indigno se qualcuno in nome di un qualsiasi Dio uccide la figlia. E voglio dirlo in entrambi i casi, voglio gridarlo in nome dell’uomo e della Ragione, in nome dell’umanità. E della mia civiltà che ha creato le condizioni perché l’amore fosse libero come libero è stato creato dal Signore per chi crede, dalla ragione per chi non ha questo dono.
Come andrà a dormire quel padre, come si presenterà davanti a qualsiasi Dio dopo aver ucciso il dono che gli era stato fatto. Mi scuserete ma questa roba non puo’ essere civiltà.

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