domenica 13 settembre 2009

FORMIA - I diritti violati di Bardellino

Elena Ganelli
Il ricorso contro lo Stato italiano presentato da Ernesto Bardellino alla Corte Internazionale dei diritti dell'Uomo per violazione dei diritti umani è fondato e diventerà oggetto di ulteriori approfondimenti da parte dei giudici di Strasburgo. Il fratello di Antonio, lo storico boss fondatore del clan dei Casalesi, potrebbe quindi vedersi riconoscere anche un risarcimento danni, quello da 100 milioni di euro che aveva chiesto allo Stato italiano per essersi visto applicare misure di prevenzione sia personale che patrimoniale nonostante l'assenza di condanne per reati di associazione a delinquere di stampo camorristico.
L'ultimo provvedimento adottato nei confronti di Bardellino risale al luglio scorso quando il Prefetto di Latina Frattasi emise gli atti relativi alla confisca di numerosi beni a lui appartenenti: terreni e immobili di diverso genere ubicati soprattutto a Formia e in zone limitrofe. Il provvedimento in questione, con contestuale sgombero, faceva seguito ad un provvedimento della magistratura divenuto pienamente esecutivo. Da qui la decisione di contestare quelle misure attraverso un ricorso firmato dagli avvocati Pasquale Cardillo Cupo e Guglielmo Raso e presentato il 31 luglio scorso alla Corte Internazionale dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo. Secondo i suoi legali ad Ernesto Bardellino, che risulta residente a Formia ormai da trenta anni, sono state applicate misure che solitamente vengono adottate nei confronti di appartenenti ad associazioni di stampo camorristico o mafioso mentre il loro assistito non ha mai subito condanne per questo genere di reato. Nel primo processo al clan dei Casalesi denominato Spartacus l'ex sindaco di San Cipriano d'Aversa venne infatti assolto sia in primo che in secondo grado e allo stato attuale risulta, sottolineano gli avvocati nel ricorso, "sostanzialmente incensurato e senza alcun carico pendente".
Ora che il ricorso di Cardillo Cupo e Raso è stato dichiarato ammissibile, passaggio importante visto che in media l'80% delle istanze viene "cassato": il giudice relatore del caso Bardellino contro l’Italia è la  dottoressa Brown, giudice inglese, quindi di scuola common law, che   procederà ora ad istruire il fascicolo ed a richiedere verosimilmente una relazione anche al Ministro della Giustizia Italiana sulla vicenda Bardellino e successivamente a tale fase il Giudice Relatore Brown trasmetterà il fascicolo completo del ricorso alla Camera designata della Corte Internazionale, che deciderà nel merito della vicenda. Il ricorso e conseguentemente le ragioni addotte a sostegno dello stesso sono invece state, almeno allo stato, meritevoli di essere valutate e giudicate in udienza innanzi alla Grande Chambre di Strasburgo, organismo nel quale sono rappresentati tutti i paesi membri dell’Unione Eurtopea.
«Esprimiamo piena soddisfazione per questo primo passo - commentano gli avvocati di Bardellino Pasquale Cardillo Cupo e Guglielmo Raso -  che sebbene riguardi unicamente l'ammissibilità del ricorso dà di certo atto di una sommaria fondatezza delle doglianze in esso contenute, che ci auguriamo possano trovare nella fase del merito pieno riconoscimento anche da parte della Grande Chambre della Corte ».



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