mercoledì 5 agosto 2009

SABAUDIA .- Turismo in calo

Antonio Picano
“Da tanti anni che opero a Sabaudia, non ricordo un’estate così desolata”. Il lamento è emesso da un gestore di un esercizio pubblico del centro storico, scoraggiato, quasi avvilito per la penuria di turisti che “vagano” per Sabaudia. Dire che si lavora o, nella migliore delle ipotesi, che poteva andare meglio, è caratteristica dei commercianti in genere, ma stavolta risulta veramente difficile confutare il commento. “Dov’è finita la città-giardino che continuo a frequentare da oltre quarant’anni”? Si chiede un’anziana signora romana, frequentatrice abituale delle dune sabaudiane, da quando non esisteva ancora Ponte Giovanni XXIII, da quando cioè per raggiungere il mare dal centro cittadino si doveva attraversare il lago a bordo del barcone che faceva la spola tra le due rive. Due facce di una stessa medaglia: da una parte il periodo di crisi che attanaglia un po’ tutta la nazione e che ha sconvolto il modo di far vacanza dell’italiano medio; dall’altra una città sfiorita, che negli anni ha perso il suo irresistibile appeal, nonostante i personaggi più o meno noti che continuano ad isolarsi nelle esclusive ville del lungomare. Ma che tuttavia, al di là di qualche sterile uscita mediatica, non sortiscono effetti tangibili sull’economia cittadina. Difficile dar torto all’operatore commerciale passeggiando per le vie di un centro cittadino che prende vita solo nei week-end e che dal vivo non concorda certo con le foto stampate su cartolina. Prendiamo, ad esempio, Piazza Santa Barbara: scritte e disegni strani ad imbrattare facciate degli edifici che la cingono e panchine di travertino, dove tra l’altro gli annessi vasi anziché contener fiori sono diventati depositi di rifiuti, così come la fontana ormai muta e fangosa; cabina elettrica divelta, blatte, sovrane assolute della notte, scorazzanti sull’acciottolato lungo il quali i soliti vandali disseminano bottiglie vuote e quant’altro. Attigua c’è l’area dell’ex Brigantino, acquisita qualche anno fa al patrimonio comunale ed oggi destinata ad improbabile parcheggio per la gibbosità del suolo, dove tra l’altro proprio nel bel mezzo si apre un tombino abbastanza profondo, mai messo in sicurezza, malgrado le molteplici segnalazioni. E poi, erba alta e rami sporgenti ad ostacolare il cammino dei passanti. Come al curvone del ponte che immette sul lungomare dove la folta vegetazione ostruisce il marciapiede già di dimensioni esigue, obbligando i pedoni ad invadere la sede stradale. E, giusto per fermarci agli aspetti che maggiormente colpiscono il visitatore, illuminazione carente in Piazza del Comune e tra i viali che conducono al belvedere sul lago di Paola. L’Amministrazione Comunale, che nella serata di ieri, ha convocato un consiglio comunale in seduta straordinaria, si è appena insediata e, dopo aver conferito gli assessorati, sta da tempo discutendo sulla distribuzione delle deleghe, senza trovare il bandolo della matassa per le rivendicazioni delle correnti che la compongono. Iniquo, quindi, sarebbe oggi addossarle la responsabilità della situazione. Ma il tempo stringe. Sabaudia deve recuperare la sua vera immagine.

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