Francesco Furlan
Dice il senatore Andreotti che a pensare male ci si azzecca. Proviamo allora a pensare male dei sequestri di pontili che si sono susseguiti in questi mesi, ma anche nell’ultimo anno, e dei controlli che da un mese e mezzo a questa parte sono stati effettuati in diversi cantieri navali del basso Lazio. La prima domanda che ci poniamo è: qual è il settore maggiormente in crescita in questo momento nella provincia di Latina? Senza dubbio quello della nautica. Perché? Perché nella Regione Lazio insiste un distretto industriale della nautica, avviato durante il secondo governo Berlusconi, che attualmente interessa 500 aziende con 2000 addetti. Tre province coinvolte, sei comuni in provincia di Roma (Anzio, Civitavecchia, Fiumicino, Ladispoli, Nettuno, Santa Marinella), tredici in provincia di Latina (Fondi, Formia, Gaeta, Itri, Minturno, Pontinia, Ponza, Sabaudia, San Felice Circeo, Santi Cosma e Damiano, Sperlonga, Spigno Saturnia, Terracina), due in provincia di Viterbo (Montalto di Castro e Tarquinia), e il comune di Roma attraverso il municipio di Ostia. Ingenti i finanziamenti dal governo nazionale e regionale. A fronte però di enormi investimenti nel settore della cantieristica, la produzione di imbarcazioni, salvo alcuni gruppi di rilievo internazionale come a esempio il gruppo Rizzardi, resta a conduzione familiare. Inoltre, gli approdi per le imbarcazioni disponibili restano al di sotto delle reali esigenze e, salvo alcuni casi, sottodimensionati rispetto alla produzione cantieristica che, seguendo le esigenze del mercato, produce natanti di sempre maggiore dimensioni con commesse almeno fino al 2014. Sono quindi molti i gruppi imprenditoriali che fiutando il businnes degli approdi per yacht, e tutto l’indotto, si dicono disponibili a investire grosse cifre nel settore. E da molti Comuni questa è vista come una manna dal cielo per risistemare, a fronte di un drastico calo dei trasferimenti dal governo centrale, le casse dissestate. E non solo. Perché i gruppi, oltre ad attrarre imbarcazioni, versare oneri comunali e creare indotto, si assumono anche l’impegno a riqualificare i water - front delle città costiere con investimenti impossibili per i singoli Comuni. In questo circolo virtuoso di economia e investimenti però, si collocano alcuni problemi. Il primo è rappresentato dagli ambientalisti che, non appena sentono parlare di riqualificazione del water front, sollevano legittimi, a loro modo di vedere, problemi paesaggistici, di impatto ambientale e quant’altro. E poi, non meno importante, ci sono i piccoli approdi gestiti da singoli proprietari e piccole cooperative che, finché esistono e lavorano, non creano l’urgenza immediata di crearne di nuovi. In questo quadro, va allora inserito quanto accaduto a Ponza e Formia, e poi anche Scauri giusto sabato, con i recenti sequestri di pontili. E per chi ha memoria, va ricordata anche Minturno. Era solo il 6 novembre di un anno fa e sul fiume Garigliano si facevano le prove generali per quest’estate con il sequestro di 45 pontili galleggianti, 15 natanti, e la denuncia di 23 persone. L’accusa? Occupazione di terreni pubblici e demaniali senza autorizzazioni e titoli concessori. Molto simile a quella che abbiamo registrato a Ponza e Formia. Dunque, a fronte di una necessità di pontili, si sequestra. Quando? Durante i mesi estivi. Quando diventa ancora più impellente la necessità di pontili e la loro mancanza si trasforma in emergenza. Ma di chi è la competenza sulle aree demaniali? Secondo gli ultimi dispositivi sarebbe delle Regioni a cui è stata affidata dal Governo. Molti, non ultimo l’assessore provinciale Silvio D’Arco, negli ultimi giorni hanno puntato il dito proprio contro la Regione per i lunghi tempi burocratici con cui rilascia le concessioni. Un altro esempo delle lungaggini burocratiche ci veniva riportato dalla protesta dei Cantieri Navale Parente che ha una richiesta bloccata da tre anni e a cui dalla Regione rispondevano: «C’è chi aspetta da dieci». Esaminando poi i progetti di pontili in itinere per il territorio del basso Lazio, a Gaeta è stato presentato durante l’inverno scorso un piano di ampliamento della base nautica Flavio Gioia, a Ponza il 9 maggio 2008, una società con sede a Nettuno ha presentato un progetto preliminare per la costruzione e gestione cinquantennale delle parti turistiche previste dal Piano Regolatore Portuale, a Formia c’è il progetto per il cosiddetto Porto Ranucci. Proprio il senatore il 31 luglio dello scorso anno presenta un progetto di legge attualmente in itinere: ‘Istituzione di campi ormeggi attrezzati per imbarcazioni da diporto nelle isole minori e nelle aree marine di maggior pregio ambientale e paesaggistico’ (Disegno di legge N. 979). Proprio lui, verrebbe da dire, che ha un interesse evidente nella creazione del porto a Formia ma che da giusto un anno è fermo nella sua realizzazione per volontà del sindaco Michele Forte. Tornando a Ponza, come è noto qui amministra una giunta del Pdl, guidata dal sindaco Porzio. Dopo il primo sequestro, è saltato l’assessore al demanio Benedetto Sandalo. E con chi è stato sostituito? Con Enzo Di Giovanni che risulta essere un esponente del Partito Democratico. Davvero curioso una giunta Pdl con un assessore Pd, quasi una garanzia data a chi non è dato sapere. Terminiamo questa sommaria analisi lasciando le conclusioni a chi legge ma la nostra impressione, nemmeno tanto velata, è che sia in atto una manovra a tenaglia con la magistratura che agisce, o è costretta ad agire, nel vuoto istituzionale parrebbe creato ad arte dalla Regione, governata dal centrosinistra, al fine di mettere alle corde i piccoli imprenditori locali per favorire l’ingresso sul territorio di grandi gruppi economici. E questo non pare essere solo una questione di interessi economici, seppure per qualcuno potrebbe valere solo questo principio. Si può spiegare anche dal punto di vista elettorale. Se, infatti, vanno in crisi i piccoli imprenditori, nella maggior parte dei casi propensi a votare centro destra, quest’ultimo perde anche il proprio appeal elettorale che parallelamente si sposta verso l’altra parte. D’altronde non è un caso se un certo centro sinistra italiano, di cui Massimo D’Alema è da anni la mente, ha sempre guardato con favore alla nascita di grandi gruppi economici mal sopportando la piccola imprenditoria fatta del sacrificio delle famiglie.
domenica 9 agosto 2009
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