Lidano Grassucci
Come si chiamano quelli che pigliano le cose degli altri ? A casa mia si chiamano ladri. La ministressa Stefania Prestigiacomo è siciliana, il presidente, il pro-tempore, della Regione Lazio è campano. Loro due si sono messi d’accordo e hanno deciso cosa fare del lago, che lo dice il nome stesso, sarebbe di Sabaudia. I nostri non si sono preoccupati minimamente di conoscere l’opinione della comunità della provincia di Latina, della comunità di Sabaudia e di quanti in questo pezzo di terra ci vivono, onestamente da secoli. Hanno sentito probabilmente quelli che hanno avuto il buon gusto di costruirsi la casa sulla duna, di fare i propri interessi loro lungo il lago vendendo da Roma l’estate per poi tornare a casa puntualmente a settembre. La decisione di Marrazzo e della Prestigiacomo è offensiva nei confronti dei puntini, è inquietante nei confronti di quanti lavorano a Sabaudia a cominciare dagli operai della Rizzardi per finire con i dipendenti delle attività economiche che in questi anni onestamente e con fatica si erano sviluppate in quello specchio di terra. Ieri la ministressa e il presidente della Regione hanno operato un furto politico che è cosa gravissima perché avrebbero dovuto ricordare entrambi che se stanno esercitando delle funzioni pubbliche lo debbono anche agli elettori di Latina che, a questo punto con eccessiva generosità, hanno votato alla Regione per Marrazzo e al governo per le forze che hanno espresso la ministressa.
Nessuno si è preso la briga di ascoltare il presidente della provincia di Latina, il sindaco di Sabaudia, quest’ultimo espressione libera della gente di Sabauda di oggi ma anche di quanti da secoli dai monti lepini hanno consentito al lago, al bosco e all’intera pianura pontina di mantenersi così. Esistono degli speculatori della bellezze di questa provincia noi li indichiamo con i nomi e cognomi, non sono gli operai della Rizzardi, non sono i lavoratori delle darsene sono tutti i romani che hanno chiuso la spiaggia di Sabaudia tra il lago e il mare ad uso loro cancellandolo all’uso pubblico. Non chiediamo naturalmente giusti espropri e abbattimento di tutte le ville ignobili, quei tempi ahi noi sono finiti, ma chiediamo che sul lago possiamo decidere noi e solo noi. Cosa direbbe la ministressa se decidessero Cusani e Lucci sul litorale di Siracusa? Cosa direbbe il nostro Marrazzo se a decidere di qualche costa campana fossi io e il mio compare di Sezze? Noi non contestiamo la loro autorità noi chiediamo il rispetto del nostro diritto di cittadinanza che significa avere nei confronti dello stato e della regione dei doveri ma nel contempo dei diritti primo fra tutti quello della autoderminazione delle nostre terre. Ieri il presidente e la ministressa hanno stabilito che esistono due tipologie di italiani: I signori delle ville sulle dune a cui diamo fastidio, e noi sudditi da tutelare non in grado di discernere per il bene e per il male nostro. Mezzi uomini da tutelare. Siamo l’unica provincia di Italia con l’accompagno. Ci spiace ma non siamo disponibili a soprusi, a delegare a chi che sia le cose nostre e i ladri sia pur politici non ci piacciano, fate del laghetto dell’Eur quello che cavolo volete, come noi possiamo fare con il lago di Sabaudia quello che riteniamo più opportuno come abbiamo fatto senza la ministressa e il presidente della Regione da secoli. Ps Qualche famiglia ritiene che il lago è roba sua, (è sempre possibile che ci siano persone che si sentano come Napoleone il problema è che non gli si forniscano adeguate cure) noi a questa famiglia rivolgiamo la domanda classica che si fa da queste parti a chi la spara grossa: “Perché te l’ha lassata nonneto?”
domenica 9 agosto 2009
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