Paolo Iannuccelli
Latina e il Nord Africa, Latina e il Mediterraneo del Sud, un rapporto stretto, strettissimo. Si comincia da Tangeri, Orano, Bona, Tunisi, Tripoli, Bengasi, Derna, Alessandria d’Egitto, Il Cairo, tutti migranti di ritorno verso l’Italia dopo aver vissuto lunghi anni in Africa lavorando assiduamente. I primi ad arrivare furono nel 1956 gli italiani di Alessandria, quasi tutti insegnanti, tecnici aziendali, professionisti. Venivano da un ottimo insegnamento ricevuto nelle famose scuole italiane di Alessandria, città che diede i natali a Filippo Tommaso Marinetti, Giuseppe Ungaretti, Anna Magnani, Demetrio Stratos. Il re d’Italia in esilio, Vittorio Emanuele III scelse Alessandria come luogo di residenza nel 1946, la decisione non fu casuale. Lì si sentiva meno solo. Il presidente Nasser aveva appena conquistato il potere nel 1956. L’Egitto era una repubblica indipendente, il canale di Suez nazionalizzato. L’anno del ritorno in patria per rappresentanti di classi agiate, colte e raffinate che in Egitto avevano fatto fortuna, godevano di larga stima. Anche la lingua italiana, ad inizio Novecento, era entrata nei porti commerciali egiziani come qualcosa di necessario per poter lavorare. Perché Latina? Semplice. Qui vi erano terreni incolti, fabbriche in costruzione, la Cassa per il Mezzogiorno, voglia di fare e crescere. Un gruppo fu inviato dal Governo italiano anche al campo profughi Le Fraschette di Alatri, retaggio del regime fascista, ma vi restò poco. Fecero tutti fortuna e si inserirono nel contesto ciociaro. La grande migrazione verso l’Agro Pontino fu però quella dei “tunisini” – li chiamavano così – che cominciò nel 1957 con punte fortissime nel 1964, con l’ascesa al potere di Burghiba, mai tenero verso i coloni di origine siciliana che avevano preso possesso delle terre, quasi tutte coltivate a vite. L’esproprio fece scappare quasi tutti, rimasero senza proprietà e scelsero Latina, Aprilia, Campoleone, Nettuno, Cisterna, Anzio, Lavinio, Sabaudia. Molti erano originari della splendida isola di Pantelleria, basta scorre i cognomi: Brignone, Valenza, Garsia, Pandolfo, Herrera, D’Aietti, Modica, Fasano, Rizzo, Ferrandes, Belvisi, Bonanno, Bruni ed altri. A Tunisi sono nati italiani illustri come il tennista Nicola Pietrangeli, il politico Maurizio Valenzi, diventato sindaco di Napoli, l’attrice Claudia Cardinale. Gli agricoltori arrivati nel Lazio fecero subito sistema. A Le Ferriere fu potenziata la cooperativa Cossira, costituita da panteschi per produrre uva da tavola, furono inaugurate cantine importanti come Enotria, Colli del Cavaliere, Cantina del Circeo. Poi, recentemente, la superba escalation del marchio Sant’Andrea a Borgo Vodice, premiata a Vinitaly come la migliore cantina d’Italia, capace di riportare in auge il Moscato di Terracina e proporre un passito da mille e una notte. I “tunisini” parlavano correntemente italiano, con accento siciliano, arabo e francese, erano pronti per qualsiasi impresa economica, grandi lavoratori, abituati alla fatica giorno e notte, come i loro padri. Nel 1970 arrivarono i “libici”, dopo l’insediamento del colonnello Gheddafi. Stessa storia, stessa scelta: Latina. L’accoglienza fu squisita da parte dei cittadini del capoluogo, nacque un quartiere, quello di piazza Moro, abitato prevalentemente da profughi provenienti dalla Libia, che ottennero numerose agevolazioni da governo di centrosinistra. Avevano perso ogni cosa. Gli imprenditori si dedicarono alle costruzioni edili, molti altri espropriati preferirono più tranquilli impieghi statali.
L’emigrazione italiana, che si è attuata tra la fine dell’ ‘800 e la Prima guerra mondiale, ha prevalentemente le stesse caratteristiche. Gli italiani migravano soprattutto verso la Francia, la Tunisia, l’Egitto, l’Argentina e l’Uruguay. Tra il 1876 e il 1918, più di 14 milioni di persone lasciarono l’Italia; di questi 2/3 ritornarono in patria, ma la restante parte rimase nel Paese di emigrazione. La provincia di Latina ne ha accolti almeno ventimila di ritorno, un pezzo di Mediterraneo italiano è qui. Le tradizioni restano, la gente di Egitto, Libia e Tunisia s’incontra e si frequenta come una volta. Per crederci, basta passare la domenica mattina al bar pasticceria Turi Rizzo. Stesse facce, passito e cannoli, Africa e Italia. Nostalgia per terre lontane che non hanno mai dimenticato.
venerdì 14 agosto 2009
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