venerdì 14 agosto 2009

FORMIA - Strage del Garigliano: l’epilogo


Raffaele Vallefuoco

La strage del Garigliano giunge al triste epilogo. Il dramma diventa strazio. Il dolore soffocamento. I lamenti dei familiari urla che si fissano nella testa e ti stringono le tempie. Tutta Penitro e lì, abbracciata dalla città di Formia, che la contiene come una madre con il suo piccolo. Il cielo è terso, ma a nord - ovest grosse nuvole torreggiano sulla piazza. Le poche gocce di pioggia che cadono si mischiano alle lacrime di parenti e amici. Penitro ha pagato un prezzo troppo alto. Un tributo eccessivo. Qualcuno stenta ancora a crederci. Eppure è lì per ricordare quel ragazzo che «sapeva essere a Bologna» e che «era pure fidanzato». Dio non dovrebbe mai permettere che un padre seppellisca il proprio figlio e per questo dall’altare della piazza, al lato della Chiesa del Buon Pastore l’Arcivescovo solleva un grande problema: «Se davvero c’è un Dio? O se due giorni fa era distratto», mentre un signore che mi è davanti scuote la testa, sconsolato, deluso, amareggiato. Sentimenti collettivi da quando a Penitro e poi a Formia la notizia dell’incidente è passata di bocca in bocca, impastandosi di nomi, particolari. Nessuno voleva crederci. Eppure erano le 13.15 quando lunedì una manovra, una sterzata diventa dramma, la carreggiata testimone muto di un errore. Inutile la disperata corsa all’ospedale. La morte ha avuto il suo tributo al chilometro 0,7 della Domiziana. Al rito c’è il sindaco di Formia Michele Forte. Il primo cittadino è incaricato dal prefetto di farsi portavoce del suo cordoglio. Al fianco del primo cittadino, tra gli altri, ci sono gli assessori Treglia e Carpinelli, il vice sindaco Assaiante, l'assessore provinciale D’Arco e i consiglieri Simeone e Orsini. Ognuno è lì per esprimere il suo dolore e quello dei cittadini che rappresenta. Gli amici di Francesco Cristian, Arturo e Fabrizio si avvicinano alle bare, poggiano fiori. Ho come in mente le fotografie scattate all’Aquila il giorno delle esequie, il dolore è lo stesso. Chi è aggrappato ai feretri, chi si avvicina per un bacio. La frazione formiana è così vicina al paesone di Giugliano, comune che perde Angelo Testa. E questa vicinanza spirituale si plasma nelle parole dell’Arcivescovo quando per due volte lo nomina. La morte sulla strada calda dell’estate di Francesco, Arturo, Cristian e Fabrizio non sarà vana, perché «susciterà quel senso di responsabilità vigile» in amici e conoscenti, si auspica l’Arcivescovo. Ma intanto dalle prime fila posizionate davanti all'altare si leva il grido disperato delle madri. Un lamento che speriamo «converta il nostro cuore in azioni di giustizia e legalità».

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