lunedì 17 agosto 2009

La febbre del mare

Paolo Iannuccelli
I migranti sono l’essenza del Mediterraneo. Chi si sposta ha il mare come casa, Latina è stata il punto di approdo per tanti. A pensarci bene, tutte lo coste del Mare Nostrum sono state toccate da persone che poi hanno raggiunto il capoluogo pontini per vivervi stabilmente, per restarci. Hanno cominciato gli esuli da Venezia Giulia, Dalmazia, Istria, Fiume, poi i profughi da Egitto, Tunisia, Libia. Senza trascurare quelli arrivati da Rodi, isola del Dodecanneso annessa all’Italia negli anni venti, Algeria, Marocco, Siria. Gente di mare, con storie diverse, accenti da decifrare, tanti passaggi hanno trasformato la lingua italiana in un qualcosa di difficile da decifrare. Quando parlano tra loro, certi amici arrivati dalla stessa località non hanno problemi a comprendersi, come ad esempio gli italiani arrivati da Zara, oppure da Lussino o Parenzo. Latina è un insieme di tutto e di più, qualcosa che meriterebbe studi approfonditi. Nessuno ha mai scritto sulle tante migrazioni che da paesi del Mediterraneo hanno coinvolto Latina. Sarebbe bello saperne di più. Anche perché la città si è sviluppata molto anche grazie a questi italiani di ritorno, colpiti dalle bizze di regimi dittatoriali. Alcune associazioni coinvolgono coloro che non vogliono dimenticare la loro origine, cercano di mantenere una certa identità. Si riuniscono per serate conviviali, per appuntamenti istituzionali, nessuno – ma non ne siano certi – ha approfondito il tema con studi di un certo spessore. Non solo dal’estero sono arrivato in Agro. I panteschi di Pantelleria sono 5000, vanno da Lavinio e Lanuvio fino a Borgo Vodice, i lampedusani abitano ad Anzio, dove praticano la pesca. L’Angela Maraventano, deputato leghista di Lampedusa eletta in Romagna, abita ad Anzio e si lamenta giornalmente dei treni locali in ritardo che la ospitano per raggiungere Roma. Perché a Latina non potremo mai essere razzisti ed intolleranti? Qui abbiamo ospitato per anni uno dei più grandi campi profughi d’Europa – il Rossi Longhi – che ospitava rifugiati dell’Est Europa, pronti a trasferirsi in Australia, Canada, Stati Uniti, a seconda delle richieste di lavorio. Partendo da veneti, friulani e romagnoli, si è arrivati ad ospitare 130.000 persone, un miracolo di convivenza civile. Solo Toronto, nel mondo, ha più etnie di Latina sul proprio vasto territorio, è una città davvero cosmopolita. La prima fabbrica di fiammiferi, l’Italmatch, fu creata da siriani nel 1963, in via Nascosa, dove adesso troviamo un magazzino di forniture elettriche denominato Orel. Alla Chiesuola senti il friulano, al Grappa il veneto, in via dei Cappuccini il rocchigiano, in via Cossira il pantesco, a San Michele il marchigiano, a Pontinia il ferrarese. Bella roba, davvero bella. Piacerebbe ad Umberto Bossi che dei dialetti vuole fare una materia di studio. Non ha tutti i torti, lui lo afferma da animale politico qual è per conquistare consensi elettorali ma il rispetto di certi idiomi va rispettato e conservato. Qualche anno fa ci siamo recati in vacanza alle Isole Tremiti. Saliamo sull’aliscafo a Termoli e sentivamo i marinai parlare in dialetto campano. Saranno di una compagnia di navigazione di quelle zone? Proprio no. Alle Tremiti, colonizzate dai Borboni nel 1700, conservano la cadenza partenopea. Bellissimo. Come il tabarchino di Carloforte, l’albanese di Ururi, l’ischitano che senti a Ponza. A proposito: perché le isole ponziane appartengono alla provincia di Latina? Sono sempre state “Terra di Lavoro”, poi il fascismo le fece diventare pontine. Cos’hanno di pontino? Nulla. Sono più gli abitanti di origine sarda a Ponza che quelli di provenienza formiana. Basta scorrere l’elenco telefonico. Migranti, migranti, ancora migranti. Sempre a Ponza abitano i Tricoli. Sono originari di Lipari e Palermo. Bossi spesso esagera nelle sue esternazioni, il dialetto non va insegnato a scuola ma va difeso, preservato, valorizzato, studiato a fondo. Non divide gli italiani ma li unisce, eccome li unisce. Tornando a Latina, come non mettere in risalto che il primo medico scolastico arrivava da Fiume? Il giocatore di basket Bosizio era fiumano anche lui. La moglie del sindaco Finestra è nata a Zara, come Ottavio Missoni, grande atleta poi sommo stilista. Mario Prospero Rossi, nato a Rodi, ha introdotto il baseball a Latina, Alghiri Puglia, di Rodi, ha fondato la Confederazione degli Artigiani. Andando avanti, non finiremmo mai di scrivere. Arrivederci alla prossima puntata. Ci attende un bagno al mare, Altrimenti, perchè parliamo sempre dell’acqua azzurra?

1 commento:

  1. Ho parlato recentemente con il Sig. Dominique D'Arco, origine ponzese, cittadinanza francese, residenza a Lavandou (Costa Azzurra)proveniente dall'isola di La Galite: usava il nostro dialetto più arcaico, quello non contaminato dai nuovi neologismi importati da Milano/Roma/Bologna. Sisentiva a casa sua pur essendo venuto a Ponza per la prima volta. Paolo sono d'accordo con te, il dialetto non ci divide ma ci unisce e ci accomuna!

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