Marcello Caliman
Festività di Ferragosto: in massa dalle città sono scesi verso il mare e le località del Golfo di Gaeta sono state prese d'assalto, anche se meno degli altri anni, da bagnanti pendolari in cerca di qualche ora di evasione a poco prezzo, mentre decine di stabili hanno ancora sui portoni la scritta “Fittasi mesi di luglio e agosto”, superfluo indicare anche settembre. Chi scrive ha deciso di passare un ferragosto alternativo, andando dal mare in città, nella sua città natale di Napoli, lasciata a vent'anni, ma di cui si conservano ricordi ora struggenti, perché velati di malinconia e di lontananza. E ancora, per non essere coinvolto nel traffico automobilistico, ha optato per il treno delle 8.52 dalla stazione di Minturno – Scauri per Napoli Campi Flegrei. Come giornalista non può fare a meno di raccontare ai lettori le sue sensazioni...dal vivo. Appena salito sul treno, con la propria consorte, scatta una profonda solidarietà verso i pendolari che tutti i giorni utilizzano questi treni. Sono sporchi, tremendamente trasandati e lerci. Si prova un senso di fastidio, qualcuno cerca di supplire con tovagliolini di carta all'altezza del capo o al di sotto del sedere. Ma serve a poco, molti utenti sono inurbani, contribuendo a sporcare ulteriormente i sedili e gli scompartimenti, i vetri dei finestrini non sono lavati da tempo e tutte le carrozze dei convogli, sia all'andata che al ritorno, sia quelli che si ha modo di vedere alla stazione di Napoli Campi Flegrei prima e poi di Napoli Centrale, sono vergognosamente sporchi. Entrando nella stazione flegrea, la terza per importanza di Napoli dopo quelle di Piazza Garibaldi e Mergellina, si nota che da tempo nessuno usa un decespugliatore per tagliare l'erba selvatica che ha invaso buona parte dell'esercizio ferroviario. E a pensare che una volta vi era un concorso per gli impianti più curati e fioriti. Sia all'andata che al ritorno nessun controllore si fa vedere lungo il convoglio, l'aria condizionata funziona a fasi alterne, in qualche carrozza si, in altre no, come d'altronde l'illuminazione degli scompartimenti. Che tristezza. Chi scrive ha amato le FS, l'Azienda Autonoma delle Ferrovie dello Stato, di cui suo padre era dirigente superiore e lo scrivente stesso da giovanissimo vi ha lavorato due anni a Milano, e ora ne vede un crollo d'immagine, in nome di una falsa economia di mercato. Dopo un pranzo consumato in famiglia ha chiesto a una nipote di accompagnarlo alla stazione di Napoli Centrale, in auto per poter rivedere la città natale, evitando la tangenziale. Ho attraversato tutto il centro urbano e ho notato l'assenza totale di una divisa per strada, non un vigile, un poliziotto o un carabiniere. Soltanto all'altezza del Consolato degli Stati Uniti d'America su Via Caracciolo era parcheggiata un autoblindo, con un militare in torretta, con le mani pronte all'uso di un mitragliatore a causa del rischio attentato. Una volta vi erano i carabinieri; ora giustamente l'utilizzo dei soldati per risparmiare appartenenti alle forze dell'ordine per usi più proficui, ma io non ne ho visti. Tanti bagnanti sulle scogliere del lungomare, ma un'assenza di assistenza bagnanti e anche la mancanza di una proficua derattizzazione, visto che gli scogli sono “abitati” tutto l'anno da roditori. Giunti alla stazione centrale, stesso senso di fastidio dell'andata. Per entrare nella stazione bisogna percorrere piccoli varchi occupati da extracomunitari, africani ed asiatici, e i visi non sono rassicuranti. Nell'area della stazione centrale non si nota un agente della Polizia Ferroviaria, si è soli, tra la folla, poiché l'impianto è dominato da stranieri, istintivamente le mani vanno su borse e borselli, a proteggerli da eventuali scippi. Dopo l'ovvio ritardo alla partenza, tra disservizi vari, il treno lascia Napoli, ma non lascia noi il clima di frustrazione provato. Giunti a casa ci si spoglia lasciando cadere al suolo tutti gli indumenti, per poi affidarli alla lavatrice per un'opportuna bonifica igienica. La mente va ad Adriano Celentano e alla sua pubblicità di qualche tempo fa sul viaggiare in treno, se ne sarà mai vergognato? Chi scrive spera di si, proprio perché rispetta tutti i lavoratori del mondo delle rotaie.
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