domenica 9 agosto 2009

Cattivik - Una cosa fica o da sfigati?

Maria Corsetti

Diciamo che per adesso non fa tanto fico raccontarlo. Che dico? «Mi sono alzata alle quattro e mezza di domenica mattina, sono passata a prendere mia zia e insieme siamo andate a Bassiano per ascoltare alcune letture di Antonio Pennacchi e assistere a uno spettacolo di musica e danza mongola». Il 9 di agosto? Già una che rimane a Latina e fa outing dichiarando di andare al mare a Rio Martino senza allungarsi qualche chilometro più in là in favore di Sabaudia è sfigata senza appello. A questo aggiungi che evidentemente non ha niente da fare il sabato sera e quindi se ne va a dormire con le galline in attesa di fare colazione con pane di Giulianello e ricotta in una piazza sperduta dei Monti Lepini. Bene, le cose stanno così, ma se trasferiamo il tutto di qualche centinaio di chilometri l’atmosfera cambia. Quanti tornano dalle vacanze in Grecia o Corsica con l’aria estasiata: «Ci siamo alzati alle quattro e mezza di mattina, abbiamo preso la macchina e guidato per più di un’ora che era ancora notte, siamo arrivati in un posto incredibile, un paesino di poche anime e come si è appena schiarito il cielo c’era una persona che ha iniziato a leggere un testo, gli abitanti del paesino intanto si affacciavano dalle finestre, mentre nell’aria iniziavano a sentirsi le note di una musica etnica. Pazzesco, sembrava di essere tornati indietro nel tempo in un mondo mai conosciuto. Dopo un’ora di spettacolo ci hanno offerto caffè, focacce e formaggio appena fatto». E tutti: uhhhhh che figata! Il racconto prosegue: «Pensa, è costato pochissimo, cento euro a persona compresa la colazione. Ma ne è valsa davvero la pena, provi delle sensazioni sconosciute, entri in contatto con la natura e in sintonia con il resto del mondo».
Dilemma: perché se la stessa cosa uno la fa sottocasa gratis è sfigato e se la fa a caro prezzo altrove è fichissimo?

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