Teresa Faticoni
Una terribile violenza, di quelle che non si vorrebbe mai raccontare. Un uomo che abusa di un bambino di soli 13 anni suscita sentimenti che vanno al di là della ragione. Ma di ragionevole nei fatti avvenuti a Borgo Hermada c’è poco o nulla. C’è solo l’abietto. Alle 20 e 30 di due giorni fa una pattuglia della Squadra Volante del commissariato diretto dal vicequestore aggiunto Rita Cascella è stata indirizzata in un campeggio di Terracina. La chiamata al 113 era arrivata dalla mamma di un bambino che con la sua famiglia si trovava nella città del Monte Giove per le vacanze estive. La donna urlava il suo dolore per la violenza sessuale subita dal figlio 13enne da parte di un dipendente del camping. Il 41enne aveva adescato il ragazzino all’interno della struttura dove era impiegato per piccoli lavori di manutenzione. In vacanza si sa, si fa amiciza presto e l’uomo si era mostrato particolarmente gentile. Il suo sorriso un tranello, la sua disponibilità una trappola nella quale ha attirato in maniera ignobile il ragazzino con la banale scusa di andare a pescare le rane. Lo ha invece portato all’inferno, con il suo furgone, in una zona isolata e periferica di Borgo Hermada dove in un cantiere lo ha immobilizzato e abusato. Lo ha poi riaccompagnato al camping, come nella peggior letteratura è scaduto nella becera minaccia verso il bambino per ridurlo al silenzio. Ma il 13enne sconvolto e in evidente stato di choc ha immediatamente raccontato tutto alla sua famiglia che ha chiamato le forze dell’ordine. Gli agenti di polizia intervenuti sul posto, sulla scorta dei pochi elementi ricevuti (nome di battesimo e tipo di veicolo utilizzato dall’uomo) ci hanno messo poco a capire chi fosse il bruto che aveva svilito tanto l’umano per approfittare di un bambino. Tempestivamente i poliziotti lo hanno individuato e rintracciato a casa sua dove si trovava nella apparente calma della routine familiare. Ai suoi polsi sono scattate le manette. Ora si trova nel carcere di via Aspromonte a Latina a disposizione dell’autorità giudiziaria. Del bambino, della sua famiglia si preferisce non parlare. Perchè una ferita così non si sa come può essere curata. Nemmeno una condanna esemplare riporta giustizia per un atto simile.
martedì 7 luglio 2009
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