Maria Corsetti
I giovani e il mondo del lavoro. È difficile, è innegabilmente difficile oggi uscire dall’università e iniziare a guadagnare qualcosa. Da una parte la formazione non è adeguata, dall’altra il numero dei laureati è cresciuto in maniera esponenziale. Ma veniamo al primo punto: la formazione. Ci si laurea a trent’anni, abbondantemente fuori corso. Questo significa avere ormai un passo lento, significa la poca inclinazione al sacrificio, allo studio che non conosce festività. Le nozioni apprese nei primi anni sono belle che dimenticate. Il che non si traduce in una voglia dei ragazzi di non lavorare, anzi, hanno spesso lavorato come si poteva tra un esame e l’altro. Serate dietro banconi dei pub o tra i tavoli di una pizzeria per raggranellare i soldi da spendere nel fine settimana. Il che fa onore, ma fa anche perdere tempo. Quanto a formazione, è pari a zero. A meno che non si punti al settore del turismo, allora un senso logico c’è. Per il resto un conto è andare a studiare all’estero, dove anche servire a un tavolo aiuta ad apprendere una lingua straniera, altra storia è farlo sotto casa. Ovviamente non mi riferisco a quei casi, pochissimi in realtà, in cui tutto questo è dettato da una necessità reale. La conclusione? Arrivano alla soglia dei trent’anni che se trovano un lavoro da cinquecento euro al mese, magari anche in regola, dicono “no grazie, io valgo di più”. E chi l’ha detto che vali di più? A dirlo può essere solo il mercato del lavoro e se quello ti offre, quello vali. O forse vali anche di più ma invece che startene a casa, almeno è un’esperienza con un minimo di retribuzione. Sono pesante? È quello che vedo ogni giorno. Non solo io. In attesa di gradita smentita.
martedì 7 luglio 2009
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