Lidano Grassucci
Si chiama Rinaldo Nocentini, ha 31 anni è toscano. E’ andato in fuga al Tour, da “italiano in gita”. Via, fatica sui pedali, via che i francesi lo stavano a guardare ai lati della strada. Via, con la bicicletta. Via che non ci stava dietro nessuno. Davanti gli occhi ho le immagini pompose del G8, i salamelecchi delle diplomazie, la retorica sui potenti e sulle potenti. Gli italiani che mostrano al mondo le ferite del terremoto quasi a chiedere aiuto. E Nocentini che sta su nei Pirenei che suda che non chiede aiuto, che tira per suo conto. Non arriva primo ma è maglia rosa. Una volta Ginettaccio Bartali con una vittoria di tappa al tour salvò l’Italia dalla guerra civile, avevano cercato di uccidere Togliatti. Ora non è così, il ciclismo è sport troppo duro per la società delle veline. E’ troppo di fatica. Ma l’Italia divenne grande per la fatica, gli italiani andavano a lavorare, non facevano vedere le ferite al mondo, ma vendevano le Vespa, i televisori Brionvega, i frigo Ignis. Ora sono grassi poltroni che non hanno pudore del dolore. Un signore che conoscevo bene si ruppe una spalla in un incidente stradale, non tirò fuori un lamento, aveva la dignità di farcela da solo. Gi chiesi se voleva andare al pronto soccorso e lui di rimando: “lascia stare hanno cose più importanti da fare”. Non voleva disturbare, stette ritto per ore senza un lamento, fino a quando cadde svenuto. Solo allora capii che stava male, e solo il dolore infinito lo aveva piegato. Ma lui era stato ritto finchè cosciente.
Mi piace l’Italia di Nocentini, quella di quel signore, non mi piace l’Italia piagnona, gli ossequi al presidente Obama e alla signora tanto fastidiosi per me quanto ammiro l’America e le sue libertà.
Per questo invece del G8 ieri mi sono visto Nocentini.
venerdì 10 luglio 2009
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento