Lidano Grassucci
“Se fossi foco arderei l’mondo”, così recitava Cecco Angiolieri ed era l’inizio dell’Italia scritta, il 1300. Ipotizzava di essere altro da ciò che era. Gioco pure io così’. E non sono nè toscano nè Cecco, ma setino e Lidano. Se fossi magistrato? Già cosa farei se fossi chiamato ad esercitar giustizia. Sicuramente non sarei io, non so discernere tra bene e male. Non so mai dov’è il giusto e dove l’ingiusto. Ma certo userei il buon senso, l’idea che ti fai delle cose che vedi. Di certo non andrei a chiedere ad una boa che si chiama “corpo morto” la licenza edilizia. Insomma cercherei la Giustizia non il giustizialismo. Qualche anno fa ricevetti una querela di un signore che prendeva le distanze da una associazione (ogni riferimento a Cirilli è vero) che aveva il nome della mamma, si trova allo stesso indirizzo dell’ufficio del signore ed aveva il medesimo telefono. Da giudice avrei usato il buon senso e archiviato la cosa, invece debbo “giustificarmi”. Bah. Noi siamo il paese della presunzione di colpevolezza.
Se costruisci una serie di case, anche brutte, dopo anni di ricerca dei permessi, quando le fai le vedono tutti e nessuno interviene, poi quando sono finite le blocchi, è il caso del Villaggio al Parco, credo che fai un intervento di fine diritto, ma non fai giustizia perché se lo scempio c’è rimane. La mafia è una cosa seria non si ferma ad incarichi di somma urgenza da 250 euro, sarebbe una mafia stracciona, da elemosina. La mafia non si batte con dotte disquisizioni su cosa sia “somma urgenza” e cosa no. La mafia non è sottile è spietata.
Se fossi magistrato andrei all’ospedale Goretti per vedere perché è bloccata la radioterapia per i malati di tumore, andrei sì li con i carabinieri perché lì ci sono i deboli e io, sono con i deboli, e la Giustizia o difende i deboli o non è giustizia. Ecco se fossi giudice andrei dove uccidono le speranze dei cittadini, ci andrei di corsa.
Credo che il nostro paese stia perdendo il senso, la ragione del fare. Facciamo tanta confusione ma pochi fatti. Forse per questo credo che Berlusconi abbia fallito, doveva fare la riforma della magistratura, la doveva fare discutendone in parlamento, senza chiedere ragione ai magistrati. Doveva usare il buon senso, mi sa che è una storia finita.
Siamo nel paese dell’incertezza del diritto. Qui ormai nulla è certo, tutto è in precario. Siamo liberi in precario.
venerdì 10 luglio 2009
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