Irene Chinappi
Le indagini dei carabinieri sono iniziate nell’agosto del 2005 ma è stato solo un anno e mezzo fa che il caso è esploso. Perché nel giro di una manciata di settimane si sono verificati una serie di fatti eclatanti che hanno portato Fondi al centro dell’attenzione nazionale. Tutto è iniziato con l’incendio dell’agenzia immobiliare di Massimo Di Fazio detto “Peticone” nel dicembre del 2007. La sua attività non consisteva solo nel vendere e acquistare immobili ma era attivo anche nelle partecipazioni alle gare d’appalto nel settore edilizio. Pochi giorni dopo, a fine mese, ad andare a fuoco è l’auto di Riccardo Izzi, all’epoca assessore ai lavori pubblici del Comune di Fondi. È dal rapporto teso tra Izzi e Peticone e dal desiderio del primo di liberarsi da una rete ormai intricata nel quale era rimasto intrappolato, che inizia tutto. Izzi bussa alla porta dell’Arma e confessa. A gennaio si dipinge come la vittima di una trappola tesa dai criminali, o almeno uno che si è fidato incoscientemente, in un momento particolarmente difficile della sua vita, di alcuni personaggi legati al malaffare.
Ma è a febbraio che viene a galla la prima costola dell’operazione “Damasco” e che l’amministrazione comunale viene tirata in ballo. All’alba del 13 febbraio 2008 Fondi si illumina delle sirene e delle luci degli elicotteri dei carabinieri. Il frastuono sveglia tutta la città mentre gli inquirenti, con in mano quattro ordinanze di custodia cautelare, arrestano Vincenzo Garruzzo, Massimo Di Fazio, Giuseppe De Carolis e Domenico Capotosto. L’accusa nei loro confronti è di usura ed estorsione in concorso aggravata dalle modalità mafiose.
Gli arresti sono nati dalle indagini per “Damasco” ma hanno subito assunto un carattere indipendente dalle indagini sui Tripodo che sono andate avanti fino agli arresti avvenuti ieri. Garruzzo, considerato il boss dell’organizzazione, prestava i soldi a piccoli imprenditori e commercianti della zona per poi tassare il prestito con interessi che a volte hanno superato anche il 120%. Loro, il più delle volte erano costretti a cedere proprietà per estinguere un debito impossibile da colmare in denaro. Ed è così che Garruzzo si è trovato con un patrimonio che raggiungeva i 20 milioni di euro e Di Fazio con un capitale di 8 milioni di euro sequestrati lo scorso autunno.
Il caso ha voluto che il giorno successivo all’operazione antiusura il Prefetto di Latina, Bruno Frattasi desse incarico ad una commissione d’accesso di indagare sulle infiltrazioni della malavita organizzata in Comune. Un gesto che fino a ieri non era mai stato giustificato da alcun provvedimento nei confronti degli amministratori di Fondi. L’insediamento del pool antimafia, composto da il vice questore di Messina Antonio Contarino, Caterina Amato, viceprefetto di Latina, Natale Emanuele Maugeri, vice questore vicario, Mauro Giacona, tenente dei carabinieri a comando del Norm di Terracina e Giovanni D'Onorio De Meo capitano della Guardia di Finanza, durò fino alla fine di luglio grazie ad una proroga chiesta e concessa al prefetto Frattasi.
Nel frattempo il Comune di Fondi aveva preso posizione. Nella prima seduta del Consiglio comunale tutti avevano dichiarato guerra alla mafia. «La verità - avevano dichiarato gli esponenti della maggioranza - verrà a galla. Accogliamo la commissione d’accesso - aveva detto il sindaco Luigi Parisella - in favore della trasparenza dell’operato amministrativo». Il primo cittadino, però, decide di allontanare l’assessorer Izzi e ritira la sua delega in giunta. A quel punto Izzi non ha più nulla a che vedere con il Comune, non potendo più sedere nemmeno in Consiglio comunale. Ma i rapporti tra Parisella e Frattasi diventano tesi quando quest’ultimo nega al sindaco le motivazioni dell’insediamento della commissione d’accesso. Il primo cittadino, dal canto suo, risponde con un ricorso al Tar contro la nomina degli investigatori in Comune. E segue un secondo ricorso, in occasione della proroga concessa agli inquirenti. Nasce intanto la polemica sulle indagini e sui documenti secretati sbattuti sulle prime pagine di Latina Oggi e ancora inaccesibili al sindaco. A settembre Frattasi termina la relazione della commissione d’accesso e la invia al ministro dell’interno Roberto Maroni chiedendo lo scioglimento del Consiglio comunale di Fondi perché ci sarebbero, secondo la sua tesi, validi elementi che confermerebbero l’infiltrazione della malavita organizzata in Comune.
Da allora la questione è bloccata in Consiglio dei ministri. Maroni ha avuto occasione di dichiarare che a suo parere l’assise fondana andrebbe sciolta ma ha anche chiarito che «la decisione definitiva spetta al Consiglio dei ministri» rimettendo all’organo di governo l’ultima parola
martedì 7 luglio 2009
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