martedì 7 luglio 2009

Comune, innocenti e colpevoli

Irene Chinappi

Nessun provvedimento di custodia cautelare, nessun indagato ci sarà all’interno dell’amministrazione comunale di Fondi». Consiglio comunale e giunta, dunque, restano fuori dall’operazione che ha coinvolto alcuni funzionari del Comune. Lo hanno chiarito nel corso della conferenza stampa che si è tenuta ieri pomeriggio presso la caserma dei carabinieri di Latina, gli inquirenti del comando provinciale. «Sono più di trenta gli indagati che non hanno ricevuto alcun provvedimento di custodia cautelare - hanno affermato i carabinieri - ma tra questi non ci sono amministratori». Resta legata, dunque, solo ad alcuni dirigenti comunali, nei settori della Polizia locale, dell’ambiente e dell’economia, la linea che collega Palazzo San Francesco ai Tripodo. L’anello di congiunzione per facilitare gli affari loschi dell’ aspirante clan era uno solo: Riccardo Izzi. L’ex assessore ai lavori pubblici in sostanza aveva stretto un’alleanza con i Tripodo. Questi gli avevano assicurato ampio appoggio nel corso della campagna elettorale che si è tenuta prima delle elezioni amministrative del 2006 a Fondi. In quell’occasione Izzi aveva ottenuto più di 900 voti, grazie soprattutto all’alleanza con il clan. Un successo che gli aveva garantito il primo posto tra gli eletti e un posto in giunta, quello dei lavori pubblici. Una volta accomodato, però, avrebbe dovuto ricambiare il favore. E lo ha fatto permettendo alle aziende che facevano capo ai Tripodo di ottenere appalti pubblici attraverso una via preferenziale. Quando, poi, i rapporti con Di Fazio erano iniziati a scricchiolare, Izzi aveva confessato tutto ai carabinieri. «Le confessioni di Izzi sono state totalmente inifluenti - hanno dichiarato i carabinieri -. Le nostre indagini andavano avanti dall’agosto del 2005 e all’epoca eravamo già in possesso di importanti elementi che ci hanno portato agli arresti.

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