mercoledì 8 luglio 2009

LA FORMICA ATOMICA - Gli amici vanno via

Lidano Grassucci


“Sono ancora aperte, come un tempo, le osterie di fuori porta. Ma la gente che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta. Qualcuno è andato per età, qualcuno perché è già dottore e insegue una maturità si è sposato e fa carriera ed è una morte un po’ peggiore”. È una canzone di Guccini di qualche anno fa, una di quelle che mi hanno educato al mondo. Eppure quando un amico, uno che pensavo amico, va via resto sempre così a pensare a quei tavoli in cui ci ha unito il pane e il vino come nell’alba di questo Occidente dove mi è stato dato da vivere. L’amico ti saluta quella sera come ha fatto ieri sera e la sera prima, i vicoli sono gli stessi ma non ti saluterà più. Se ne va, ce ne andiamo dove il mondo porta lontano. Lui non sarà più la mia spalla e io non sarò la sua. Non parleremo più di femmine o di grandi campioni, di nemici da bestiario. Ora la fine di un’amicizia mi capita di rado, i miei amici di osteria li ho lasciati tanti anni fa che non riesco a contarli. Quelli nuovi spariscono con meno rumore ma non con meno dolore.
Ora che sono tornato anche le osterie erano chiuse, la mia maturità è di una cartiera consunta e sono andato via dottore, ma sarei rimasto volentieri contadino con la vita già uccisa dall’osteria. Una vita che non mi avrebbe dato il tempo di non credere più nel mio compagno, non mi avrebbe dato il tempo di vivere solo. Bestemmio i libri, i maestri che parlavano in italiano e latino, forse ho sbagliato a partire. Ma sono partito, meglio berci su. Gli amici, forse, non sono mai esistiti. Ricordavo male io. Non sono più aperte le osterie di fuori porta e la gente che ci andava a bere erano un film che non proiettano più.

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