Daniela Bianconi
Questione di monopolio. Più o meno un milione di euro, gli introiti derivanti da questo tipo di mercato. «Sono un uomo di Antonio Venanzio Tripodo, dovete pagare».Bastavano queste parole pronunciate dall' "uomo nero" da Antonio D'Errigo braccio destro del figlio di Don Mimmo per spronare i commercianti a pagare. é stata la Direzione Distrettuale Antimafia a mettere la parola fine ad un gioco sporco iniziato nel 2007. Con le accuse di associazione mafiosa sono stati arrestati oltre ad Antonio Venanzio Tripodo anche Franco Peppe e suo figlio Pasquale. Stesso destino per Giuseppe Bracciale e Antonio D'Errigo. «L'attività - hanno precisati i vertici della Dia - è nata per accertare se all'interno del Mercato Ortofrutticolo di Fondi ci fossero delle infiltrazioni della 'ndrangheta. I primi riscontri positivi ci hanno portato ad insistere fino a quando non abbiamo appurato che tre società: la Eurodis Giada sr, La Ortofrutticola Peppe &Co Snc e la Eurofrutta Peppe srl erano tutte riconducibile a Tripodo. Lui, a dispetto della sorveglianza speciale, da quando si era trasferito a Fondi, era riuscito a mettere su un impero avvalendosi di prestanome. Da qui siamo venuti a capo del bandolo della matassa. I commercianti dovevano, o con le buone o con le cattive, piegarsi alle società. Bastava solo una lieve pressione psicologica e il concetto di appartenenza al clan calabrese per mettere in ginocchio gli operatori del settore. Un sistema perfetto che è stato completamente scardinato». Ieri mattina, alle prime luci dell'alba, sono state notificate le cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere richieste dal pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia della Capitale, Diana De Martino, e firmate dal giudice per le indagini preliminari, Cecilia Demma, sulla base delle indagini eseguite dalla Divisione Investigativa Antimafia, comandata dal colonnello dei carabinieri Paolo La Forgia. «Determinanti - hanno proseguito gli uomini della Dia - sono state le investigazioni di carattere tecnico fatte di appostamenti, pedinamenti e intercettazioni telefoniche». Un’inchiesta che ha anche portato al sequestro del corrispettivo di cinque milioni di beni tra cui anche le tre società. «Ieri mattina - precisa la Dia - abbiamo eseguito delle perquisizioni e abbiamo raccolto materiale molto interessante sulla stessa inchiesta. Documenti che ora dovremmo studiare con molta attenzione». La famiglia Tripodo, negli anni, ha costruito con la forza del suo nome una holding economica. Un impero che cresceva anno dopo anno a ritmi vertiginosi imponendosi nel mercato nazionale e in quello internazionale. «Abbiamo accertato - ha concluso la Dia - che venivano venduti dei prodotti anche in Spagna e persino in Polonia». Il mercato ortofrutticolo di Fondi torna a far parlare di sè dopo l'inchiesta che coinvolse nel 2003 i D'Alterio, ora è la volta dei Tripodo e dei loro "fidi colleghi". L'indagine ha scoperto una realtà sconcertante ma non finisce qui. Siamo solo nella fase iniziale di un'inchiesta tanto bollente quanto complessa e che durerà nel tempo.
lunedì 6 luglio 2009
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