venerdì 3 aprile 2009

Latina - Sentieri d’ascolto si chiude nel mistero

Luisa Guarino
Con “Natura morta in un fosso” dell’Atir, Associazione teatrale indipendente per la ricerca, si concluderà questa sera alle 21 al Teatro Cafaro di Latina la rassegna “Sentieri d’ascolto-La scena obliqua” iniziata il 31 marzo. La manifestazione è promossa da Atcl, Comune di Latina, Fondazione Palazzo della cultura di Latina, con il patrocinio della Regione Lazio, Assessorato alla cultura. Il testo, che ha tutti i crismi del noir, anche se portato in un luogo atipico come il teatro, è di Fausto Paravidino; regia di Serena Sinigaglia, con Fausto Russo Alesi; luci e scene Nicolas Bovey. Un qualsiasi paesotto di una qualsiasi provincia del nord Italia. Un fosso sul ciglio di una statale. Una ragazza morta ammazzata, abbandonata in quel posto da qualcuno che le ha tolto i vestiti e con essi i documenti. Sono le quattro del mattino. Cominciano le indagini. Chi è questa bella ragazza? E perché è stata uccisa? E come? E soprattutto da chi?
“’ Natura morta in un fosso’ è un noir a teatro, ovvero il luogo più inospitale per questo genere di fiction - spiega la regista Sinigaglia -. La tv ne è piena e così il cinema (il riferimento più recente e immediato che ci viene è ‘La ragazza del lago’ ndr). In teatro è più raro. Probabilmente perché è ben difficile riuscire a creare suspense, di quella tosta intendo, di quella che ti fa davvero prendere paura, in teatro. Altrettanto difficile è realizzare scene spettacolari di inseguimenti vari o di fantasiosi ammazzamenti del tipo ‘Hannibal the cannibal’. Insomma nolente o volente il teatro è roba vecchia, antica, lenta, roba per palati fini, per gente raffinata. Il fatto è che noi non siamo gente raffinata e tanto meno abbiamo palati fini (...) Dunque perché non fare una cosa che ci piace (ovvero un noir) in un luogo che ci piace (ovvero in teatro)?” “Natura morta in un fosso” è un monologo, ossia una forma semplice e popolare (“in senso gramsciano”, precisa la regista) di intrattenimento: il menestrello, il narrastorie, uno che si siede e ti affabula.
La storia è ‘uno squarcio di ordinaria follia’. La violenza non è prevedibile, il mondo è diviso in vittime e carnefici e ‘nessuno sa da che parte sta fino a che non incontra l’altra mela... quella che l’ucciderà o che si farà ammazzare’. Il biglietto d’ingresso costa come sempre 7 euro; infoline botteghino: 0773.652642. Per quanto riguarda le video proiezioni in programma nella saletta al piano terra dalle 17 alle 20, oggi per l’ultimo appuntamento sono in programma due testi di Carmelo Bene: “Riccardo III” del 1977 e “Quattro diversi modi di morire in versi” del ’74. A proposito di queste proiezioni dispiace dover rilevare l’impossibilità giovedì pomeriggio di assistere sia a “Genet a Tangeri” di Federico Tiezzi, dei Magazzini criminali, sia a “Descrizione di una battaglia” di Franz Kafka, di Giorgio Barberio Corsetti, La Gaia Scienza, per la pessima qualità del sonoro. Molto godibile invece quella stessa sera la rappresentazione nel foyer del D’Annunzio di “La canzone degli fp e degli im” di Elsa Morante, messa in scena dal Teatro delle Albe. Un particolare feeling si è subito stabilito fra gli artisti e il pubblico, non numeroso ma fortemente motivato, seduto nelle poltrone nere del foyer unite le une alle altre, proprio come se fossero sul divano di casa. Mentre lo spazio così ampio e articolato sembrava fatto apposta per una rappresentazione così dinamica.

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