mercoledì 8 aprile 2009

L'ARCINORMALE - Conte, Ciarra e i voti che non ci sono

Lidano Grassucci
Allora: Cusani è il candidato presidente alla Provincia per la Pdl, Fazzone è il coordinatore provinciale del nuovo partito e Fabietto Bianchi è il vice. Fazzone e Zaccheo vanno d’accordo, il partito nuovo si va formando sul solco e oltre quelli che lo compongono, Zappalà è l’unico candidato pontino per le europee. E tutti gli scritti, le polemiche, le barocche ipotesi di repulisti romani? Erano solo bugie. Chi fa il giornalista ha in dote una cosa sola la reputazione, se dice bugie la perde. Se un giornalista scrive bugie, sapendo che sono tali, diventa fregnacciaro, scrive romanzi e non racconta i fatti.
Conte, Ciarrapico e l’improbabile Macci hanno messo su una Apetta Piaggio spacciandola per Ferrari e sulle bugie hanno cercato uscire dal loro nulla politico. Sapete quanti deleganti al primo congresso del Pdl hanno espresso i tre? Zero. Il concetto di zero è complicato, i latino non lo avevano, ci sono voluti gli indiani per capire. Zero, contano zero. Non esistono.
Questo giornale 5 anni fa sosteneva che il candidato presidente della provincia era Armando Cusani, gli altri volavano di fantasia e hanno fatto candidare mezza provincia. Il candidato è stato, come è Cusani. La politica non è un romanzo, ha logiche, regole e contano i voti. Vince chi ha i voti.
A Latina c’era un signore che quando era a corto di argomenti guardava l’interlocutore e gli chiedeva: “quanti soldi hai?”. Allora i soldi lì avevano in pochi e pure pochi, alla risposta che registrava la povertà certa lui commentava: “allora non conti un cazzo”.
In politica contano i voti, Ciarrapico, Conte e Macci non tengono neanche quello delle consorti. Insomma non hanno i voti e quindi “non contano un cazzo”.

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