Alessia Tomasini
State buoni se potete. Il consiglio corre dritto all’indirizzo della Lega Nord made in Latina. Il gruppo ha visto la luce solo qualche settimana fa e già è imploso. Neanche il tempo di maturare, di fare proseliti, di attrarre l’attenzione dei cittadini che puff, sono scomparsi. La nuova era dei duri e puri in camicia verde sembra essersi conclusa per la vecchia cara passione per il poltronismo. Nelle ultime ore, a suon di comunicati e di accuse reciproche tra senatori e esponenti locali del partito, l’unico risultato certo è che nella Lega pontina ci sono poche idee e pure confuse. Il tiro al piccione si è concentrato sul candidato presidente alle provinciali di giugno, Alberto Panzarini già leader del partito. In poche battute si sono frantumate tutte le aspirazioni e gli annunci che vedevano la Lega Nord marciare sul Popolo della libertà e sul Partito democratico per creare una libera repubblica indipendente pontina da annettere direttamente alla Padania. I comunicati che inneggiavano all’unità, al cambiamento quale principio fondatore di una nuova politica, sono già carta straccia. La battaglia che ha visto i pontini in camicia verde cavalvcare l’immaginario collettivo facendo leva sul contrasto all’immigrazione, allo spreco di denaro pubblico in opere considerate inutili come il porto, il carcere e l’aeroporto, sono già nel dimenticatoio. Tra l’altro, ancora non si è capito se il partito esiste o meno tanto che Panzarini dovrebbe concorrere senza il simbolo della Lega ma con una lista civica per non indispettire i vertici nazionali del Pdl. Parte della Lega Nord pontina ha deciso di isolare Panzarini e di incrociare le braccia alle elezioni provinciali. La domanda sorge spontanea: qualcuno si accorgerà di questa astensione? Ne dubito e meno male che proprio loro i leader della canottiera erano quelli che ce l’avevano duro...il consenso.
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