martedì 7 aprile 2009

E alla fine arriva Fazzone

Alessia Tomasini

Il risiko delle nomine dei coordinatori provinciali e regionali sembra essersi concluso. Claudio Fazzone è stato incoronato. Le decisione ratificata. Nessuna opposizione sembra essere stata mossa nei confronti di quello che per la maggior parte degli esponenti del centrodestra altro non è se non un passaggio naturale. I carri armati sono stati posizionati. Alleanza nazionale ha incassato il coordinatore del Lazio, regione considerata serbatoio di voti per l’ex partito di Fini con un accordo che vede in prima linea il parlamentare Vincenzo Piso, della fazione Alemanno-Augello, che è riuscito a superare l’ostruzionismo dell’uscente Francesco Aracri. La base da cui si è partiti per far quadrare il cerchio è l’intesa sottoscritta da Forza Italia e An prima del congresso della ripartizione delle quote rispettivamente nel 70 a 30. Ma? Al di là dei soliti giochi di composizione e scomposizione di nomi e poltrone il punto vero riguarda il potere che confluisce nelle mani di chi viene nominato da Berlusconi in ruoli-chiave a livello territoriale. Il motivo? Il coordinatore regionale avrà il compito di selezionare la classe dirigente locale visto che, come stabilito dallo statuto del Popolo della libertà, a loro spetta la nomina dei coordinatori comunali in accordo con i commissari provinciali. Dal tavolo di Fazzone passerà quindi il futuro, in termini di uomini, del centrodestra pontino. Il leader ex azzurro non ha mai nascosto di voler rendere più incisiva l’azione sul territorio della compagine politica con l’obiettivo di evitare quella frammentazione che in passato ha determinato la perdita di alcune sfide con lo sviluppo. La prima battaglia da incassare con il massimo del risukltato possibile è quella cojn le provinciali e le europee di giugno. Da questa tornata si creeranno i presupposti per un’ascesa regionale del Popolo della libertà impegnato a sottrarre a Marrazzo lo scettro della Pisana. Una strada in salita che deve essere compiuta con prudenza e mettendo in atto tutta la suprema arte del compromesso cercando sempre di non rompere quegli equilibri che esistono dal 1994 ma che non sono mai stati davvero stabili. Il leader c’è, si deve creare il resto. Partire da anni di esperienza maturata nella casa dei dissidi potrebbe essere un ottima base di partenza verso la vittoria anche sui mal di pancia.

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