sabato 7 febbraio 2009

Nucleare, eliminato l’amianto Sogin accelera sui depositi

Alessia Tomasini

E’ il mostro che per molti continua ad allungare la sua ombra sul territorio pontino. E’ l’incubo dei cittadini che temono ancora, a causa di cattiva informazione e strumentalizzazioni politiche, effetti devastanti. E’ stata l’occasione di crescita e sviluppo di questa provincia alla fine degli anni ‘50. E’ la centrale nucleare di Latina ora in corso di dismissione. La bonifica, portata avanti dalla Sogin, punta a creare in quello che è stato il luogo del progresso e del futuro industriale e scientifico italiano un grande prato verde. In questa direzione nel 2008 i lavori di decommissioning hanno subito un’accelerazione. La società che gestisce la dismissione degli impianti in Italia ha portato a termine la demolizione delle strutture interne dell’edificio turbina, diesel e sala soffianti est. E’ iniziato, e si concluderà nel 2011, lo smontaggio delle condotte superiori del circuito primario. Si sono conclusi gli interventi di bonifica dei materiali contenenti amianto che erano ancora presenti nella centrale. Ma? Cosa più rilevante è iniziata la costruzione del deposito temporaneo per lo stoccaggio dei rifiuti già presenti sul sito ed è stato formalizzato il contratto per la realizzazione del sistema di trattamento dei fanghi radioattivi e degli splitters prodotti durante l’esercizio della centrale. I lavori dovrebbero essere conclusi il prossimo anno. Questo significa che, nonostante le barricate e in attesa che venga identificata l’area su cui realizzare il deposito definitivo per i rifiuti radioattivi, Latina dovrà arrendersi ad un dato di fatto. I depositi verranno non solo realizzati ma rischiano di diventare, come molte delle cose presentate come momentanee in Italia, eterni. A nulla, infatti sono serviti i tentativi di sospendere procedure che hanno un valore extra provinciale e regionale visto che la Sogin è compartecipata dal governo. La scelta di creare il deposito sul territorio pontino era contenuta nell’ordinanza dell’ex commissario della Sogin, Carlo Jean. Nel deposito di Latina dovrebbero essere messi in sicurezza i rifiuti radioattivi, materiali a contatto con le radiazioni, ancora presenti all’interno della centrale di Borgo Sabotino. Per la realizzazione delle strutture, si tratta di edifici civili ed industriali oltre che impianti tecnologici, l’importo complessivo dei lavori è di 5,250 milioni di euro. Il timore, che c’era e resta, è che queste opere, in assenza della individuazione del deposito nazionale, possano essere utilizzate non solo per i rifiuti radioattivi ancora presenti a Sabotino ma anche per quelli, peraltro negato sempre dalla stessa Sogin, presenti in altre centrali. Ipotesi questa che ha visto negli anni la mobilitazione del sindaco di Latina, Vincenzo Zaccheo, e del coordinamento dei Comuni italiani soggetti a servitù nucleare. In diversi documenti è infatti stato chiesto, in modo esplicito, al governo di impedire che i depositi possano essere utilizzati per recepire materiale esterno a quello presente nell’impianto in dismissione di Borgo Sabotino. Allo stesso modo si è “imposto” che in prospettiva di un ritorno al nucleare dell’Italia, come annunciato da Berlusconi, il territorio pontino non venga preso in considerazione. Il tutto con la consapevolezza, quella dell’amministrazione guidata da Vincenzo Zaccheo, di vedere realizzato su una parte dei terreni di proprietà della Sogin il porto turistico di Foceverde che dovrebbe svilupparsi lungo il pontile esterno della centrale stessa e su cui sembra sia stato raggiunto un accordo di massima con la società. Nel 2020 i lavori di dismissione dovrebbero essere conclusi e la pagina dell’esperienza nucleare targata Latina potrebbe essere archiviata definitivamente.

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