martedì 10 febbraio 2009

Fondi - Quando la cicogna non trova l’ostetrica

Irene Chinappi

In un reparto affollato di mamme gravide, tutte in trepidante attesa di dare alla luce il proprio pargolo, le ostetriche, che tentano di supplire alla mancanza di organico facendosi in quattro, rischiano di finire al manicomio. Una situazione che si è venuta a creare dopo la chiusura dell’ospedale di Priverno, le cui pazienti convogliate al San Giovanni di Dio non hanno trovato un reparto rafforzato in ragione dell’aumentata mole di lavoro. La denuncia arriva da Franco Addessi, responsabile della Cgil Funzione Pubblica, che ha presentato ai dirigenti della Asl pontina la drammatica condizione in cui il personale del nosocomio è costretto ad operare. «Sono circa 500-600 le partorienti che si sono aggiunte annualmente a Fondi e che stanno portando al collasso l’ unità operativa complessa di ostetricia e ginecologia. Al, seppur prevedibile - spiega Addessi nella missiva - incremento del numero di parti non ha fatto seguito una adeguata soluzione organizzativa che avrebbe dovuto garantire livelli di assistenza ostetrica in sala parto o nelle sale di degenza ordinaria “accettabili” senza aggravare lo stress psicofisico del personale ostetrico turnista di servizio.» Ma a quanto pare la situazione era già critica prima della chiusura di Priverno e adesso è solo peggiorata. «Le otto unità lavorative che espletano turni di 24 ore, già garantivano con estrema difficoltà la gestione dell’assistenza ostetrica a circa 900 partorienti, (cifra che si riferisce al 2008). Le nascite che si verificheranno verosimilmente nel 2009 saranno pari o superiori a 1250 e tutto questo dovrebbe svolgersi, secondo la direzione sanitaria di presidio, con un esile aumento della dotazione organica». Al personale di Fondi si è aggiunta in sostanza una sola ostetrica proveniente da Priverno. «Infatti delle tre ostetriche assegnate all’ospedale di Fondi soltanto una ha preso effettivo servizio presso l’u.o.c. di ostetricia – ginecologia di Fondi, creando un aumento dei carichi di lavoro intollerabile per il personale ostetrico che, se perdurerà nel tempo, creerà pericoli di natura assistenziale alle partorienti ed aumenterà il disagio psicofisico alle stesse ostetriche. Tutto ciò - prosegue Addessi - porterà al collasso operativo la struttura. Questa organizzazione sindacale - incalza il responsabile della Cgil - si chiede se il direttore sanitario del presidio ospedaliero (Sergio Parrocchia) si renda conto di tutto questo e si chiede perché si ostina a non utilizzare le ostetriche in dotazione organica a Fondi in modo razionale ed efficiente. Ci si chiede perché alcune figure professionali ostetriche svolgono funzioni improprie, non attinenti al proprio status giuridico-contrattuale. Ci si chiede come mai nell’ufficio infermieristico dell’ospedale di Fondi opera una figura ostetrica che gode di buona salute ma con scarsa attinenza e propensione alla programmazione e gestione del personale del comparto, ma capace di alimentare e creare conflitti interpersonali tra le varie figure professionali operanti nel nosocomio di Fondi. Inoltre ci si chiede se la direzione sanitaria e nello specifico il dirigente del servizio infermieristico è a conoscenza di questa situazione. Altre note dolenti sono il nido e pediatria, con le loro problematiche inerenti ai carichi di lavoro e con il personale insufficiente a garantire le attività minime. Per quanto riguarda gli ausiliari - prosegue Addessi -l’azienda spende all’incirca 210 mila euro in stipendi per utilizzare gli operatori in mansioni diverse e non per l’assistenza in reparti post-acuzie, di supporto all’infermieri, come tra l’altro è l’indrizzo della regione Lazio e quindi con qualità scadente dell’assistenza. Ci si chiede come mai si tollerano situazioni di privilegio, offendendo i tanti lavoratori che ogni giorno esprimono la propria professionalità con senso di sacrificio e responsabilita’ morale e deontologica. Se a breve la direzione generale e la direzione del Presidio Centro non prenderà un provvedimento prenderemo - conclude Addessi - iniziative anche drastiche».

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