martedì 10 febbraio 2009

Biomasse, pioggia e ciarlatani

Lidano Grassucci




Come vogliamo il nostro domani? Vogliamo tornare nelle caverne, morire a 15 anni, o vogliamo continuare ad essere uomini e a pensare che domani sarà meglio di oggi? Non uccidete la speranza, se muore la speranza non c’è ragione di vivere.
Come si uccide la speranza? Seminando paure, tornando ai ciarlatani, tornando alle paure su cui crescono sentimenti religiosi tanto facili quando falsi.
Sento che la centrale a biomasse, o quella a gas farebbero stragi di uomini.
Sapete quanto era la vita media al tempo dei romani quando non c’erano energia elettrica, automobili, frigoriferi, tv, internet? Era di 18 anni, qui nella nostra Europa.
Oggi le donne hanno una speranza di vita di 82.8 anni e gli uomini di 77.2. Per dare una idea di quel che dico solo nel ‘74 (quando c’erano meno automobili, si consumava meno energia, eravamo meno ricchi) gli uomini avevano una prospettiva di vivere di 8 anni di meno e le donne di sette.
Che il progresso, le fabbriche, le auto, le centrali fanno vivere meglio?
Ma chi lo dice? Ci hanno rotto i coglioni per anni sul riscaldamento della terra, sul fatto che in Italia non avrebbe piovuto più e che il Sahara rispetto a noi era il lago di Garda. E sono tre mesi che piove tutti i giorni, in montagna a memoria non ricordano tanta neve.
C’è un vecchio proverbio di Bassiano che recita: “pe lo piove e lo cacà, mai Cristo pregà”.
La paura, la fine della scienza, sono i veri pericoli. Fate fare la centrale a biomasse, fate le turbogas, fatemi andare per il mondo con la mia automobile, perché “il meglio è meglio”. E domani non può che essere meglio di oggi, altrimenti che viviamo a fare?

1 commento:

  1. Condivido dalla prima all'ultima parola, si sta diffondendo sempre più un "dagli alle novità" che porta sola al ripiegarsi su se stessi.

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