Teresa Faticoni
Sei carcerati in 15 metri quadrati: cioè in media lo spazio vitale per ogni detenuto del carcere di Latina si limita a 2 metri e mezzo a persona. Ieri mattina una delegazione composta dall’assessore regionale al bilancio Luigi Nieri e il presidente dell’associazione Antigone Patrizio Gonnella ha fatto visita alla casa circondariale di via Aspromonte. Un’esperienza drammatica. «In questo istituto di pena si registra un sovraffollamento preoccupante – ha dichiarato Nieri –. La capienza regolamentare dovrebbe essere di 86 detenuti. Oggi invece sono presenti 171 detenuti, di cui 138 uomini e 33 donne (per la sezione femminile si tratta di un carcere speciale n.d.r.). Il doppio delle presenze che questo carcere può sopportare». Un sovraffollamento oramai cronico, sul quale ciclicamente si registrano interventi dei politici. L’idea di spostare il penitenziario – oramai vetusto, concepito negli anni ’30, quindi anni luce fa -, che si trova al centro di Latina, ricorre spesso anche nelle campagne elettorali. Ma mai un passo concreto è stato fatto. Il direttore della struttura, dottor Miccari, porta avanti da anni una battaglia per la realizzazione di un nuovo carcere. Dopo un primo esito favorevole, a seguito dell’incontro tra il sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo e il delegato del ministero della giustizia, durante il quale era stata anche individuata l’area per la costruzione, il progetto si è completamente bloccato a causa della mancanza di fondi. Il 35% dei detenuti è straniero, 27 delle donne presenti sono rinchiuse in regime di alta sicurezza, 6 in altissima. I tossicodipendenti, seguiti dal Sert, sono 37 e sono presenti anche 5 sieropositivi. La mancanza di vivibilità, l’impossibilità di muoversi senza incrociare i gomiti di un altro nonostante si sia costretti tra quattro mura fa registrare continui casi di autolesionismo. «Quasi tutti i detenuti sono costretti a vivere in spazi ridottissimi e a dormire su letti a castello a 3 piani – ha specificato l’assessore -. Una situazione molto pericolosa specie per i detenuti malati. In alcune celle vi erano 6 detenuti per una stanza di 15 metri quadrati. Hanno difficoltà a stare tutti e sei insieme in piedi. Si tratta di una condizione inumana e degradante». Ma in carcere si sta soprattutto – anche se alcune volte le norme del codice penale vengono mistificate – per essere rieducati. E in via Aspromonte ci sono molte attività a favore del reinserimento sociale dei detenuti. C’è un laboratorio teatrale – che ha anche realizzato dei costumi per uno spettacolo che sarà messo in scena a Velletri -, ci sono corsi di pittura, cineforum e palestre. Sono attivi corsi di scuola elementare e media. «Va comunque sottolineato - conclude infatti Nieri - che nonostante le gravi condizioni di detenzione vi è nella casa circondariale un clima familiare e umano. Ciò dimostra che chi opera a contatto con i detenuti spesso mostra maggiore sensibilità di chi governa. Il sovraffollamento nelle carceri è un problema che sta investendo gran parte degli istituti italiani. Un problema che assumerà contorni ancora più preoccupanti ora che il Parlamento ha dato il via libera al pacchetto sicurezza, criminalizzando la condizione di irregolarità degli immigrati».
giovedì 5 febbraio 2009
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Carissimi,
RispondiEliminaproprio di questi argomenti stiamo parlando nel blog di Milano si-cura www.milanosi-cura.it/blog/blog.asp.
Sarebbe davvero interessante poter ricever un vostro contributo alle nostre discussioni.
Grazie in anticipo se vorrete passare a leggerci, raccontarci le vostre storie e partecipare ai nostri discorsi.