giovedì 5 febbraio 2009

La speranza biomasse, un’incredibile scommessa

Alessia Tomasini

Brevetti in scadenza, altri scaduti, aziende che delocalizzano e abbandonano il territorio. Occupazione in picchiata. Imprenditori demotivati per un’economia, quella pontina, che stenta a decollare. L’imperativo, almeno a parole per tutti, è meno finanza creativa, meno promesse e più produzione ed investimenti. Il motto è rimodulare il sistema cominciando ad invertire la logica di nanismo che ha colpito il territorio. La fantasia non serve più, servono progetti, investimenti, ricapitalizzazione di risorse ed abbattimento dei costi. Eppure c’è ancora chi come il sindaco di Pontinia, Eligio Tombolillo, pone il veto a nuovi investimenti. Il riferimento corre al progetto avanzato dalla “Pontinia Rinnovabili srl” di realizzare nell’area industriale di Mazzocchio una centrale termoelettrica a biomasse. Tradotto: il progetto punta alla creazione di un impianto per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, come cippato da legno naturale, proveniente da manutenzioni e lavorazioni forestali, coltivazioni, residui di potatura degli alberi da frutta, dalla lavorazione del legno naturale. La centrale avrà una potenza di 20 Megawatt. Si prevede un esercizio continuo di 8.000 ore l’anno ed un consumo di combustibile base di circa 270.000 tonnellate l’anno, riferito a “cippato di legno” al 45% di contenuto di acqua e potere calorifico inferiore a 2.000 Kcal/Kg. Tre anni è il tempo massimo calcolato dalla data di apertura e quella di chiusura dei cantieri. Un periodo che verrà utilizzato per mettere a coltura i terreni e creare il combustibile necessario al funzionamento dell’impianto. Se la matematica non è un’opinione basta fare due calcoli per capire che la proposta avanzata dalla Pontinia Rinnovabili non è un mostro ma un impianto che potrebbe tagliare i costi, creare occupazione, e gettare i presupposti per uno sviluppo reale. «A regime l’impianto offrirà lavoro a tempo pieno a circa 50 persone tutte reclutate sul territorio - spiega Fabio Ferretti, amministratore della società Pontinia Rinnovabili - per la gestione e la manutenzione. L’indotto occupazionale di operai impegnati nell’approvvigionamento e trasporto del combustibile, è stimato in circa 250 unità». A questi numeri si deve aggiungere il maggiore impiego di personale già esistente nelle aziende locali per seguire le nuove coltivazioni messe a dimora per fornire il combustibile da filiera corta, necessario al funzionamento della centrale. Elementi che dovrebbero portare gli Enti locali a guardare positivamente l’iniziativa che invece è stata bloccata dal sindaco di Pontinia che ha avocato a sè il potere di ostruzionismo legato ad una legge del 1934 con cui si può invocare il rischio per la salute pubblica. Un elemento che contraddice tutti i pareri favorevoli ottenuti dal progetto dalle autorità, come Arpa e Asl, presenti alla conferenza dei servizi. «Siamo certi che tutto si concluderà positivamente sul piano delle autorizzazioni ma - continua Ferretti - il punto è che i ritardi accumulati dal 2004 ad oggi potrebbero farci perdere il finanziamento ministeriale di circa 8 milioni di euro». Quindi? Ancora una volta l’atteggiamento di alcuni amministratori rischia di mandare in fumo lo sviluppo che tanto fa bandiera durante le campagne elettorali solo per rivelarsi aria fritta durante gli anni di amministrazione dei territori. «Siamo pronti a pianificare con le associazioni interventi come la meccanizzazione della raccolta delle potature delle vigne e delle piantagioni di kiwi, di fatto risolvendo un problema e trasformando - conclude l’amministratore della Pontinia Rinnovabili - quello che oggi è un costo in un ricavo per l’azienda agricola. Il tutto anche per rompere un pregioudizio sbagliato che vede il nostro progetto come un danno per il territorio e non come un’opportunità».

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