martedì 20 aprile 2010

filoLogico - Lezioni di sopravvivenza urbana: l’acquisto dello sturalavandini



Maria Corsetti

Avete mai provato ad acquistare uno sturalavandini? Arriva il giorno che serve e realizzi che non ti sei fatta mancare oggetti utilissimi come il leva-torsoli alle mele, del quale al doppio lavello della cucina non interessa granché. Guardi costernata quelle due vasche di acqua mista a detersivo che non accennano a scendere di livello e nella memoria ripeschi l’idea di quello che occorrerebbe ma in casa non c’è.  Il giorno dopo – l’acqua durante la notte è scesa del tutto ma basta niente per ripristinare le pozze – vai al supermercato in cerca dello sturalavandini. Uno di quei supermercati dove trovi tutto, finanche  il kit completo per il lavaggio dell’auto. Quello è facilissimo da trovare. Lo sturalavandini invece è nascosto. Non c’è una categoria esatta dove collocarlo. Tra i piatti e i bicchieri no, neanche tra i detersivi. Alla fine lo stani, stava nel reparto “scope e scopettoni”. Qui il dramma: ci sono due modelli, uno da un euro e cinquanta, l’altro da sei euro e cinquanta. Quello più costoso avrebbe anche un comodo arpione per recuperare gli oggetti. C’è scritto sulla confezione, ma io questo arpione non lo vedo. La tentazione di comprare lo sturalavandini migliore è forte, durerà senz’altro di più. Astutamente testo la gomma delle ventose, mi sembra che entrambe abbiano la stessa consistenza. Opto per lo sturalavandini low cost, speriamo bene, speriamo che questo risparmio non si traduca in una spesa supplementare. Io mi ricordavo lo sturalavandini standard, manico di legno, ventosa color ruggine. Questo invece ha il manico di plastica bianca e la ventosa a scelta: verdina, giallina, celestina. E ora di che colore lo prendo? Sono tutti e tre carini, sembrano gelati alla frutta. Prendo quello giallo, chissà perché. Funziona! Superato l’ostacolo da sopravvivenza urbana, mi guardo intorno. Ho pulito casa qualche giorno fa e questa ha avuto l’impudenza di impolverarsi di nuovo. È primavera e i gatti perdono il pelo, se li spazzoli non cambia niente, la quota di pelo che rimane sul pavimento è sempre la stessa. Però i gatti sono contenti che li hai spazzolati e per dimostrare riconoscenza planano sul letto appena sistemato, entusiasti delle lenzuola fresche di bucato. Non resta che prepararsi per uscire. Lo specchio del bagno è come una calamita, attira le gocce d’acqua da ogni latitudine. Dal rubinetto volano verso l’alto. Sono cariche di calcare, si asciugano in un attimo, per toglierle ci vuole la raschietta, quando hai avuto la meglio su di loro hai necessità di lavarti per cancellare i segni della fatica. E che fai? Mica vorrai riaprire il rubinetto e ricominciare da capo? 

Ventotene, morire durante una gita scolastica

Francesco Furlan
Sono morte una vicina all’altra schiacciate da un costone di tufo crollato improvvisamente a Cala Rossano a Ventotene. Stavano aspettando il loro turno per salire sulle barche a vela a bordo delle quali stavano facendo addestramento, nell’ambito della ‘‘Settimana azzurra’’, un circolo velico che organizza corsi a Ventotene. Francesca -Colonnello, 13 anni, e Sara Panuccio, 14 anni, erano a Ventotene insieme ai compagni della scuola media statale Anna Magnani di Morena, una borgata alla periferia di Roma. Una delle due ragazze è morta sul colpo, l’altra è stata rianimata sul posto ma è spirata poco dopo i soccorsi. Altre due studentesse sono rimaste ferite e trasportate in elicottero al pronto soccorso di Latina. Una delle due, la 14enne Atena Raco, ha subito una frattura alla tibia, al pèrone sinistro oltre a una grave lesione al bacino, senza complicazioni agli organi interni, che l’ha comunque costretta a un delicato intervento chirurgico. Il primo a soccorrerla e a stabilizzare la frattura è stato il sindaco di Ventotene, Geppino Assenso, che è ortopedico. Altri feriti, ma in modo lieve, sono stati invece medicati nel poliambulatorio di Ventotene. Il gruppo era arrivato a Ventotene lunedì e sarebbe tornato a Roma domenica prossima. Il resto della comitiva, insegnanti compresi, sono riusciti a non essere coinvolti dal crollo, perché - essendosi accorti della frana - sono riusciti ad allontanarsi in tempo. La parete oggetto del crollo era stata messa in sicurezza un anno fa. La spiaggia dove è avvenuta la tragedia non era pertanto mai stata soggetta ad interdizioni ed era normalmente frequentata. I carabinieri - che stanno seguendo le indagini, coordinati dalla Procura di Latina e dal sostituto procuratore Vincenzo Saveriano - hanno effettuato  rilievi fotograffici e video della zona, che è stata sottoposta a sequestro. Nel pomeriggio, alle cinque, tutti gli studenti sono stati fatti rientrare a Formia e poi accompagnati su due autobus a Morena da militari della Guardia di Finanza. Le salme delle due ragazze, a loro volta, sono state sbarcate al Molo Azzurra successivamente e trasportate al cimitero di Castagneto nell’attesa che si decida per l’autopsia. Un episodio analogo si era verificato la scorsa estate, in un’altra zona dell’isola, quando una turista romana rimase ferita da un masso crollato da uno scoglio mentre faceva il bagno. 

LA VIPERA - Le storie infinite

aemme

Per tutta la vita. Qualunque affermazione di questo genere terrorizza. E una coppia può durare tutta una vita? E se addirittura si tratta di una lunga vita? Difficile ma non impossibile. Sono tanti i casi di persone che festeggiano 25/50/60 e più anni di matrimonio. Tanti anni ipotecati fanno paura, poi però gli anni passano uno dopo l’altro e spesso la persona che si ha accanto diventa parte integrante anche del nostro pensare. Come un pacchetto che avrà pure all’interno qualche magagna, ma non sarà quella, nell’economie generale del rapporto, a farci retrocedere. Non è sempre così, ma in questi giorni, a seguito della morte di Raimondo Vianello (50 anni e più accanto a Sandra Mondaini) penso che questa cosa sia plausibile. Due persone che si sono amate per una vita e quando uno va via, l’altra dice di continuare a parlarci, a sentirlo vicino, come se stesse ancora con lei. Non è pazzia, è comunione intima e profonda. Chissà se avranno mai avuto, pensavo, momenti di crisi. Se mai qualcuno ha tradito l’altro. Se è mai caduta quella sensazione di appartenenza che si ha quando si convive per anni accanto. Si, sicuramente, non sarebbero stati umani. L’umano sbaglia, inciampa, cade, ma si rialza se c’è qualcuno che, nonostante tutto, ancora gli tende la mano. A fatica chiaramente, non sarà mai semplice. Ma la complicità quando c’è non si annienta con uno scivolone, seppur grave. Loro hanno persino lavorato insieme, che pare che sia uno dei motivi che più portano una coppia al litigio, allo scontro, alle gelosie. Superato anche questo scoglio, e si che hanno lavorato fianco a fianco per decenni interi. Non hanno avuto figli e questo pure spesso porta le coppie che si separano, ad indicarlo come motivo grave e imprescindibile per una serenità familiare. Sono stati capaci di adottare una intera famiglia di filippini. Sembra che abbiano fatto sempre tutto bene, mai una notizia, su una loro presunta crisi. Si sono stati vicini, bastandosi. E’ probabile che non avessero realmente bisogno d’altro. Forse è questa la chiave del loro grande amore. Tutto un mondo intorno: bello, coi lustrini, ricco, opulento; ma dentro sicuramente la voglia di semplici cose, fatte di prese in giro, di risate, di sguardi complici, dove nessuno, in nessuna maniera, avrebbe mai avuto il potere di entrare. 

L'ARCINORMALE - Ode a Zaccheo

Lidano Grassucci 
 
Va bene lo ammetto è tutta colpa di Fazzone, è stato lui il cattivo.
Perché Zaccheo è uomo d’onore, lui non “ha detto alla Polverini ricordati delle mie figlie”. E’ stato indotto da Fazzone a dirlo, ma lui non voleva dirlo, non lo neanche pensa.
Se fosse stato per lui a omaggiare la Polverini la sera della sua elezione non sarebbe andato, sarebbe stato a casa con le figlie. Invece? Fazzone, cattivo, lo ha mandato lì e gli ha messo in bocca quelle parole.
Zaccheo non è caduto per via di quella esortazione, ma perché indotto da Fazzone.
Cosa avrebbero dovuto fare i consiglieri comunali di Latina anziché firmare la sfiducia? Ma avrebbero dovuto esprimere solidarietà a Zaccheo, fare con lui un “fascio di combattimento”. Come hanno osato indignarsi di quel primo pensiero che vola alle figlie. E che uno non può ricordare la prole nei momenti di gioia.
Ora la città non è governata, ora la metropolitana non si farà, ora chi taglierà l’erba, ora chi farà il porto?
Voi mi dite: ma non si sarebbero fatte comunque. Ma come la prima pietra della metro è lì, sola senza la seconda che non c’è per colpa di chi?
Di Fazzone che ha osato non fermare i suoi che si erano indignati per quella storia delle figlie. Mo uno pensa alla famiglia e tu da Fondi lo fai dimettere?
Fazzone è cattivo e non ama la famiglia.
Anche Alemanno ha capito, lui che alla famiglia ci tiene così tanto che ha piazzato la moglie nel listino della Polverini. Certo che capisce Zaccheo, la famiglia è sacra. Fazzone è cattivo, loro gli ex Msi sono duri e puri, il cattivo è Fazzone. Mo sei sindaco di Roma, hai una moglie e non la mandi a fare il consigliere regionale nel listino? Alemanno stigmatizza il comportamento di Fazzone, ma lo fa non il giovedì quando si poteva salvarlo evitando la consegna delle firme di dimissioni dei consiglieri, ma il venerdì quando Zaccheo è già dimesso. Uomo tutto d’un pezzo il sindaco di Roma, è arrivato in soccorso lancia in resta quando la battaglia era finita, e pure perduta. Se interveniva giovedì qualcuno poteva ricordargli quella cosa inelegante della signora? Ma Fazzone è cattivo non ha raccomandato il figlio, non ha messo la moglie nel listino, ma si può.
Poi è pure permaloso ‘sto Fazzone. Come Zaccheo ti cita: “non  appaltare a Fazzone” davanti alla Polverini e tu ti incazzi? E tu non sei felice, non capisci che Zac lo ha fatto con gentilezza, per il tuo bene? Non sei solidale, non sei uno della Pdl. Nella Pdl se uno ti da uno schiaffo tu porgi l’altra guancia. Prendi esempio, mio Fazzone, da Berlusconi: Fini lo attacca e lui gli dice grazie fai pure.
Mo caro Fazzone ti spiego come si comporta uno serio. Zaccheo lo beccano a striscia? Tu chiedigli scusa, sii solidale come lui lo è stato con te quando ti gettavano fango per Fondi. Ti ricordi, Vincenzo Zaccheo ti ha difeso in nome della solidarietà del Pdl, ti ha rispettato come coordinatore del partito. E tu che fai? Lo fai cadere. In fondo che ti ha detto che in Regione non devi contare, mica fai politica tu.
Zaccheo è uomo d’onore e per colpa tua, caro Fazzone, non avremo la metro, il porto. Ci hai rovinato. Mo debbo andare a Latina scalo in bus, al mare mi posso solo sciacquare i piedi e l’erba è alta.
Come? Fino a ieri ha amministrato Zaccheo? Ma che dice lo avrebbe fatto.
Cosa? Governa da 8 anni? Ma sul serio… In otto anni non lo ha fatto? Sarà colpa di Fazzone.
Poi ‘sto Fazzone è pure di Fondi e si indigna per il pensiero alle figlie? No, no il cattivo è Fazzone, Zaccheo ha difeso il pensiero dei padri: Dio, patria e famiglia. Mo le figlie non so’ famiglia, e Fondi mica sta in provincia di Latina, mica sta in Italia.
Tutta colpa di Fazzone, se non ci fosse stato ci sarebbe ancora Zaccheo.

Bristol, istituzioni in campo

Teresa Faticoni


La sala del centro sociale di Ponte Nuovo a Sermoneta Scalo è piena di rappresentanti istituzionali. Si parla della Bristol. Si parla del futuro occupazionale di circa 800 dipendenti, mille persone dell’indotto, ma anche e soprattutto del domani di un tessuto industriale le cui maglie si slabbrano giorno dopo giorno. Il sindaco Giuseppina Giovannoli fa gli onori di casa leggendo il testo di un ordine del giorno che sarà spedito non solo a Bristol, ma anche a Corden Pharma che ha acquistato il sito di via del Murillo. In platea Salvatore D’Incertopadre, segretario della Cgil di Latina e Dario D’Arcangelis della Filctem Cgil; Luigi Cavallo della Uilcem Uil; Roberto Cecere della Femca Cisl; Armando Valiani della Ugl Chimici; per il fronte istituzionale ci sono i sindaci di Bassiano Costantino Cacciotti, di Cisterna Antonello Merolla, di Sezze Andrea Campoli, di Norma Sergio Mancini, per il Comune di Pontinia l’assessore Ernesto Bilotta; il consigliere provinciale del Pd Enzo Eramo e l’assessore provinciale alle attività produttive Silvio D’Arco. Ci sono anche i rappresentanti sindacali unitati dello stabilimento. Il sindaco Giovannoli, con il consiglio comunale al completo accanto a sé, va dritta al cuore dell’ordine del giorno. Si chiede che la Bristol sia parte attiva nella cessione, con la garanzia di salvaguardia del sito produttivo, dei livelli occupazionali, dell’interezza  delle tecnologie e degli attuali impianti (impianto trattamento reflui, inceneritore, impianto recupero solventi) per ridurre l'impatto ambientale. Il tutto dovrebbe passare attraverso la presentazione di un piano industriale di Corden Pharma condiviso con parti industriali e istituzioni. «La Bistol ha dato tanto a questo territorio - dice l’assessore D’Arco - ma anche il territorio ha dato tanto alla Bristol». La Giovannoli invita tutti a stare uniti in una vertenza che si può vincere solo lavorando in sinergia. L’atmosfera è quella di un cauto ottimismo, «non parliamo di crisi» è l’imperativo che gira. Intanto è certo: domani tutti saranno a Roma presso il ministero dello sviluppo economico. I rappresentanti istituzionali e quelli dei lavoratori si presenteranno con un pacchetto di domande ben precise, che poi sono i punti dell’ordine del girono scaturito dall’assemblea civica di ieri. Le rsu di stabilimento hanno dichiarato otto ore di sciopero giovedì con un sit in che si dovrebbe tenere sotto i locali di Confindustria Latina. Una protesta che i lavoratori sono disposti a far rientrare nel caso da Roma domani arrivassero buone notizie. E le uniche accettabili sono quelle espresse al futuro indicativo.

LATINA - Mancano le commesse all'Avio, parte la cassa integrazione

Teresa Faticoni
«Non ci sono ordinativi». Alla domanda delle parti sociali sul perchè del ricorso agli ammortizzatori sociali il management dell’Aviointeriors ha risposto in maniera laconica. Se manca il lavoro, non servono i lavoratori. Almeno temporaneamente. Da qui la richiesta delle organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori di accedere alla cassa integrazione ordinaria, considerato che l’azienda ha ancora a disposizione 52 settimane di cui può usufruire. Nell’incontro che si è tenuto ieri nei locali della fabbrica di Tor Tre Ponti (nessuna delle aziende che fanno capo al gruppo Veneruso è associata ad alcuna associazione di industriali) i vertici societari hanno spiegato che le commesse sono garantite solo per i prossimi otto mesi. Da qui la necessità di ricorrere alla cassa integrazione in maniera graduale: si parte - ufficialmente il procedimento ha preso il via ieri - con poche unità fino a una proiezione, stante questa situazione, di un massimo di 100 lavoratori, su un organigramma completo che sfiora i 300. Un terzo delle maestranze, in sostanza, entro la fine dell’anno 2010, potrebbe accedere agli ammortizzatori sociali.
Ma il management si è anche sperticato nel rassicurare tutti sul fatto che si sta attivando, anche attraverso alcuni clienti consolidati, per cercare nuove commesse. Hanno anche specificato che non hanno nessuna intenzione di usare la cassa integrazione come anticamera della mobilità. Sempre, però, con l’incognita del futuro e del mercato che si dovrebbe sbloccare. «L’Avio - ha dichiarato Tiziano Maronna, segretario della Fiom Cgil - è l’azienda fulcro del gruppo Veneruso: crediamo che vogliano risanarla il più presto possibile in termini di commesse e ordinativi. La parola, però, spetta al mercato». L’incontro si è riaggiornato al 26 aprile quando si discuterà di anticipazione delle retribuzioni, su cui i vertici aziendali hanno già ventilato l’ipotesi di un accordo simile a quello Meccano (un paio di mesi ce li metterebbe da subito l’azienda), e di rotazione su cui già si può immaginare una chiusura totale.  I sindacati vorrebbero chiudere la trattativa territoriale con un accordo già confezionato da ratificare in un secondo momento in Regione Lazio.

LATINA - Colpo grosso alla Credem

Daniela Bianconi 
 
Si è finto un dipendente della stessa filiale. Ha ingannato tutti riuscendo nel suo scopo quello di mettere in atto la rapina. Lui e il suo complice si sono assicurati 113mila euro.  Colpo riuscito alla perfezione quello messo in atto ai danni della Credem, ex banca Latina, di via del Pirandello traversa di via Polusca. Erano da poco passate le 16 di ieri mattina quando un uomo, altezza media e berretto in testa si presenta davanti l’ingresso dell’agenzia. In pochi istanti richiama l’attenzione dei presenti all’interno della banca mostrando una valigetta con il simbolo della stessa agenzia “Credem”.  Il messaggio è chiaro: «Sono un collega non temete». La porta viene aperta dall’interno nella convinzione che sia tutto tranquillo, che sia tutto nella norma. Una volta varcata la soglia il finto dipendente getta la maschera. In pochi istanti, secondo la ricostruzione scrupolosa eseguita dai carabinieri della compagnia di Latina, l’uomo apre la valigetta ed estrae la pistola. A questo punto si dirige verso gli impiegati e pretende che venga aperta la cassaforte. Davanti alle minacce così insistenti le richieste del malvivente vengo assecondate. Una volta arraffato il denaro presente in cassaforte si dirige all’esterno. Fuori ad attenderlo un complice su uno scooter. In un attimo i due si dileguano senza lasciare traccia. I presenti, ancora sotto choc per l’accaduto, lanciano l’allarme alla sala operativa del 112 e riescono a trascrivere il numero di targa del motorino.  Le immediate indagini, che gli uomini del capitano della compagnia dei carabinieri Francesco Sessa mettono in atto, consentono di accertare che il motorino era stato rubato solo il giorno prima a Roma. Al momento non si esclude nessuna ipotesi, ma sulla base delle testimonianze raccolte e degli indizi a disposizione, sembra sempre più probabile che ad agire siano stati due banditi capitolini. I carabinieri hanno organizzato diversi posti di blocco alla ricerca dello stesso scooter e sono state in particolare controllate le vie di fuga verso Roma. I militari hanno anche sequestrato i filmati della banca per cercare di dare un nome e un volto agli autori in grado di portare via 113 mila euro in una manciata di minuti.

lunedì 19 aprile 2010

Trribunale, un'estate difficile

Elena Ganelli
Sarà un’estate difficilissima per il funzionamento del Tribunale di Latina. Parola del presidente Guido Cerasoli che sta cercando di mettere in campo tutte le iniziative possibili per arginare l’esodo dei magistrati ed il rischio della totale paralisi delle attività del Palazzo di giustizia.
I conti infatti, quelli dei giudici in arrivo e in partenza, non tornano mai e l’organico, già al di sotto delle reali esigenze, continua a perdere pezzi. Sette le toghe che hano apena lasciato o si apprestano a lasciare il capoluogo pontino e la sede distaccata di Terracina: si tratta di Cinzia Parasporo, Claudia Dentato, Paola Di Nicola, Raffaele Toselli, Giuseppe Cario, Maria Teresa Cialoni e Antonio Perinelli.
«Si prepara davvero una stagione complicata per il Tribunale» sottolinea Cerasoli il quale spiega di essersi mosso in più direzioni per cercare di garantire quanto meno l’ordinaria amministrazione. Entro la fine del mese dovrebbero infatti essere resi noti i nomi dei cinque nuovi magistrati in arrivo presso il Tribunale e il presidente annuncia di avere innanzitutto chiesto per questi ultimi l’anticipata presa di possesso del posto congiuntamente alla richiesta di posticipato possesso per i tre attaulmente in servizio a Latina che dovrebbero però andare via. Una soluzione tampone certo ma che può evitare di creare “vuoti” che andrebbero ad aggiungersi a quelli esistenti.
Guido Cerasoli ha comunque già predisposto l’assegnazione dei ruoli per le cinque “new entry” : due andranno a coprire i posti di Cialoni e Perinelli al Tribunale di Terracina che altrimenti rischia la chiusura; uno sarà assegnato all’ufficio gip/gup, uno alla sezione penale ed uno a quella civile.
«Di recente ho anche inviato un telegramma al Consiglio Superiore della Magistratura - continua il presidente - per sollecitare l’accelerazione dell’iter per la nomina del presidente della sezione civile: sono ormai 25 mesi che il posto lasciato libero da Coniglio è scoperto. E questo è un vuoto che va riempito».
Ma il percorso è accidentato e anche le istanze, per quanto urgenti, si scontrano inevitabimente con le difficoltà generali del sistema giustizia. Tanto che anche la richiesta inviata qualche mese fa al Ministero sempre dal presidente Cerasoli per ottenere due giudici in semplice regime di applicazione non ha avuto l’esito sperato.
«Mi hanno risposto - racconta scoraggiato - che ce ne sono soltanto otto per tutti i distretti giudiziari, quindi per Latina non c’è alcuna possibilità».
Per ora quindi si naviga a vista
in attesa dei rinforzi dell’organico ma la situazione, come confermano le parole del presidente del Tribunale, è tutt’altro che rassicurante visto che con il concorso del prossimo anno qualche altro magistrato in servizio a Latina farà richiesta di trasferimento ad altra sede. E anche il progetto per informatizzare il Palazzo di giustizia sembra essersi fermato alle buone intenzioni: enti e associazioni che dovevano collaborare alla copertura dei costi non sono andati oltre le semplici promesse, rimaste tali.

Aprilia - Fontanella 'mbriacona



Maria Corsetti


Ve la ricordate Momo, lanciata da Pietro Chiambretti con “Apri fondanela chiudi fundanela”? Evidentemente ad Aprilia è un gioco che piace tanto, considerato il conto che Acqualatina ha presentato al Comune per l’acqua consumata da cinque fontanelle. In pole position quella di Campoverde: nel pieno centro del borgo, a ridosso del semaforo, si è bevuto il corrispettivo di 16mila euro dal 2004 a oggi. Siamo sicuri che esce davvero acqua da quel rubinetto? Però la fontana “perde”, è un vero e proprio stillicidio continuato. Il resto è bolletta. Notevolmente meno esose - ma per niente economiche -  le fontanelle di Piazza Marconi, Piazza della Repubblica, Via Cattaneo e Viale Europa. Usate solo quando servono, costano un migliaio di euro l’anno ciascuna. La più triste è quella di Viale Europa: per utilizzarla si rischia di lasciare le penne sull’asfalto, visto che sta piazzata nel bel mezzo dello spartitraffico, ma a pochi centimetri dalla strada. I più si scoraggiano, tant’è che la fontana è desolatamente asciutta. Ma basta spingere il bottone del rubinetto per stare tranquilli: funziona alla perfezione. A testimoniare che qualcuno utilizza le fontanelle in centro, invece, la circostanza che la base è umida, segno di bevuta recente.
I conti dell’acqua non tornano neanche per la scuola di Via Inghilterra: sette utenze sono oggettivamente troppe per un’unica struttura dove a pagare è un unico ente. Il Comune. Che dovrà anche trovare i soldi per gli 80mila euro del pallone di via Pergolesi. Ma lì ci si allena, evidentemente si è abbondato con le docce.
«Mica me la prendo con Acqualatina – specifica l’assessore alle finanze Tonino Chiusolo, che in questi giorni sta scartabellando tra le bollette – io me la prendo con il Comune che in tutti questi anni non si è curato di questi conti, non ha mai verificato. E oggi ci troviamo così». Consumi presunti? Una volta letti i contatori ci si renderà conto che le cose stanno diversamente? Intanto dal cilindro dei bollettini di conto corrente escono anche conti della corrente elettrica, del gas e, per non farsi mancare niente, anche quelli del telefono. «È una situazione sfuggita di mano da tempo e sulla quale stiamo cercando di fare chiarezza. Paghiamo l’Enel anche su immobili che non sono in nostra disponibilità – prosegue Chiusolo – stiamo esaminando tutto e cercando di sistemare il più possibile. Rimangono i conti pregressi per i quali non sarà facile trovare una soluzione». 

LA VIPERA - COME THELMA & LOUISE

aemme

Ci sono momenti nella vita di ciascuno in cui regna, sovrana, come indisturbata, una gran confusione, dubbi su ciò che si è, su ciò che si fa e su come lo si fa. Ci sono momenti nella vita dove la confusione non consente nessuna “analisi logica” e schietta di situazioni che ci girano intorno e si attorcigliano nella testa come un serpente anaconda, impedendoci di vedere, fosse pure anche attraverso un cristallo, quanto c’è da vedere. E allora ogni passo che facciamo può essere sbagliato, ci si può ritorcere contro, come un boomerang, e inevitabilmente, fare male. Non sono frequenti fortunatamente ma quando ci sono bisogna essere in grado di trovare l’angolazione giusta da cui iniziare a capire. Non è facile neanche questo, perché, se la confusione è grande non si è in grado di agire correttamente. Però tutto ha tempo e fasi, come in amore: l’innamoramento, che ti fa sembrare quella persona la migliore del mondo, pure se la guardi al rovescio, pure se dice sciocchezze. Anche se ci sono poi persone sempre molto critiche, vigili a se stesse, come me, che questa fase non la potranno vivere mai, al massimo un piccolo sconto dovuto all’affezione galoppante. Poi tutto comincia a diventare normalità, qualcuno si sente addirittura soffocato dalle troppe richieste di attenzioni, altri ne elargiscono così tante da rendersi, come dire, un po’ sciocchi ai loro stessi occhi. E infine, la verità. Superate queste due fasi e chili di parole, c’è il bivio. Grande, netto: la strada che si sceglierà deciderà il futuro di quella storia. Perché quel bivio esiste: prendersi o lasciarsi. La confusione genera confusione e istiga comportamenti particolari, strani, cui non siamo abituati. Eppure la soluzione, la verità è palese. Dice un caro amico che “le parole regalano sensazioni, nel momento in cui si ascoltano. Poi devono corrispondere fatti, altrimenti le sensazioni vanno inevitabilmente via”. In altre parole: ci possono pure raccontare di volerci portare sulla luna, ma se poi non hanno avuto il tempo nemmeno di comprare un deltaplano, che serve? Le parole, come spesso succede hanno una valenza limitata e se non trovano riscontro nella realtà, allora, è tutto un bluff. Cara amica mia, lo dico, lo scrivo, te lo scrivo, perché tu capisca che la sofferenza in amore non deve esistere: mai così. Mai nessun uomo, fosse pure George Clooney, merita il dispiacere che senti, che provi. Lo abbiamo sempre detto quando pensavamo di essere imbattibili, nessuno avrebbe mai modificato una virgola di come siamo. Quando ci sentivamo ( e ci chiamavamo Thelma & Louise), forti per affrontare le tempeste più violente. E lo abbiamo fatto, insieme. Ora, è tempo di riappropriarsi della nostra bella testa. Io, ci sono. E come sempre, ce la faremo. Il tuo sorriso, bello come sempre, mi dice che già molto è alle tue spalle.    

chevipera@libero.it

BASKET - La volontà di continuare


Paolo Iannuccelli
Appuntamento di fine stagione al PalaBianchini. E’ importante guardare la partita con Casale Monferrato e applaudire i protagonisti di una stagione sfortunata ma a tenere banco sono gli interrogativi pesanti sul domani della società nerazzurra che sta attraversando un momento difficile. Qualche piccolo, minuscolo,  fermento per mantenere in città il titolo sportivo di A dilettanti è in atto, anche se l’ipotesi di un Latina che si trasferisce a Fabriano, Livorno e Capo d’Orlando è sempre possibile ed attuale. Sponsor all’ orizzonte non se ne vedono, mecenati nemmeno, resta in piedi l’ipotesi di un capillare azionariato popolare e di mettere in campo una squadra quasi interamente composta da giocatori del posto o delle immediate vicinanze. Cosa realistica, senza costi  enormi ed importante sotto l’aspetto promozionale, anche di riavvicinamento tra Ab Latina e pubblico. Luciano Marinelli, uno dei padri nobili del basket e dell’Ab Latina, nel corso do un’intervista televisiva è stato categorico: “Latina deve ricominciare dalla cura dei vivai e da un diverso rapporto con la gente che va fatta sentire parte integrante del progetto sportivo, tutti coinvolti con passione vera e genuina”. Un messaggio significativo che ha lasciato il segno in città data la notorietà del personaggio che ora si dedica alla professione forense e al jazz ma ha sempre la palla a spicchi nel cuore ed è ritornato a vedere le partite, un buon segno. Da lui c’è sempre molto da imparare. Ripartire dalla storia, fatta di successi e presa enorme sul territorio, modernità gestionale sul modello americano, settore giovanile all’avanguardia, organizzazione di eventi sportivi e culturali di alto livello, un modello di sviluppo sostenibile con una programmazione di almeno tre anni. Questo – in poche parole – il succo di un “Manifesto”  che sarà un punto di partenza possibile in una situazione intricata, con pochi soldi e in un momento difficile sul piano economico. Sogni? Quando si ama lo sport e con un impegno comune – senza divisioni e personalismi -, tutto è possibile.

BASKET - La noia serve anche a riflettere


Paolo Iannuccelli
Cosa dire ? Ci siamo annoiati, l’attesa era rivolta a una partita più intensa tra Latina e Casale Monferrato, una passeggiata per i piemontesi del grande coach Marco Crespi. Qualche contestazione del pubblico verso i giocatori di casa con canti come “andate a lavorare”,  le duecento persone presenti al Palabianchini rappresentano un record negativo per la Lega due. I nerazzurri – come ha sottolineato Crespi in conferenza stampa – hanno disputato un campionato dignitoso, non hanno mai mollato, l’unica figuraccia è stata proprio quella con la Fastweb, squadra che senza fare nulla di trascendentale ha vinto con uno scarto impensabile alla vigilia.  Inutile parlare della partita che rilancia Casale verso la seconda posizione con grande dispiacere del Veroli, presente con Antonello Riva, il general manager sul parquet di via dei Mille. Al palazzetto si è parlato molto del futuro del basket a Latina, alla luce anche della nuova situazione creatasi in Comune con l’assenza di Vincenzo Zaccheo, da sempre molto vicino al club presieduto da Giacomo Londero.  Una cosa  è certa: la retrocessione non si può evitare, il ripescaggio sarà molto difficile anche se taluni bene informati girano che due società di Lega due siano in forti difficoltà economiche. Tanta attenzione, invece, per il nuovo campionato istituito dal 2012 dalla Fip, un tra Lega due ed A dilettanti, con un girone unico a 16 squadre, l’obbligo di sei under a referto. Dieci squadre saranno invitate a partecipare in base a determinati requisiti con precedenza per i grandi centri urbani privi di grande basket come Genova, Torino, Bari, Palermo, Cagliari ed altri. Una sorta di campionato per far crescere i giovani con una sola promozione in Lega due. Una mossa intelligente di Dino Meneghin, il presidente federale, che ha finalmente compreso che non si può andare avanti senza wild card e inviti. L’America ha sempre qualcosa da insegnare, va imitata più spesso.  Il progetto federale potrebbe anche interessare Latina, una piazza storica che non dovrebbe avere problemi ad essere chiamata dalla Fip a disputare il nuovo campionato dilettantistico nazionale, questo però, tra 16 mesi. In questi giorni si stanno tenendo anche delle mini-riunioni per cercare di salvare il salvabile in casa nerazzurra, mettendo assieme persone appassionate disposte a credere a un progetto nuovo, con un bilancio alla portata della società, senza voli pindarici e tanta presenza sul territorio. Sarà molto difficile salvare il titolo sportivo ma qualche tentativo va fatto, la passione non può essere cancellata dai risultati negativi, Latina e il basket sono due cose indissolubili., potrebbe essere proposto anche un azionariato popolare che ha salvato molte situazioni nello sport italiano.  In città a praticare lo sport della palla a spicchi sono in 1500 giovani, 16 le società affiliate, tanti gli eventi di spicco in programma. Il passato va messo immediatamente da parte senza assurde polemiche, rancori e personalismi, per rilanciare una disciplina che è sempre piaciuta alle gente. Solo una politica comune può dare gli effetti sperati.

domenica 18 aprile 2010

Gaeta, l'assessore Cardi si chiede: sul Bilancio 2008 perché parlarne oggi?

Raffaele Vallefuoco  
 
Il bilancio consuntivo 2008 continua a generare perplessità. Stavolta, però, queste arrivano dai banchi dell'amministrazione comunale e diventano pensieri e parole dell'assessore Alfredo Cardi. Il titolare della delega al Bilancio non si spiega le ragioni delle polemiche orchestrate dalle opposizioni. «La minoranza - spiga Cardi - ha promosso un emendamento alla nostra delibera che andava nella direzione di confermare delle irregolarità, ma non tali da provocare un dissesto. Quelle rilevate dai revisori dei conti sono delle criticità che caratterizzano tutti gli enti». Quindi, quella che sembrava essere un’intervista, diventa una lezione di gestione delle pubbliche amministrazione. «In particolare - analizza Cardi - le problematiche che possono verificarsi si configurano come: criticità, irregolarità e irregolarità gravi. Quelle più forti sono ovviamente le ultime che determinano degli squilibri sui quali interviene la censura dei revisori dei conti. L'emendamento delle opposizioni - e qui sta parte dei dubbi dell'assessore Cardi - confermava che non erano emersi grossi squilibri. Nella sostanza la minoranza condivide il fatto che pur essendo presenti dei problemi non sono tali da aprire voragini incolmabili. Problemi ce ne sono - ammette l'assessore - non li abbiamo mai nascosto, neanche alla minoranza». Queste chiedono, in particolare, chiarimenti in merito alle modalità di riscossione delle sanzioni contro il codice della strada, l'accertamento dell'inventario dei beni in possesso del Comune e il riaccertamento dei residui attivi e passivi. «La questione delle inesistenze di ipotesi di squilibrio (evidenti sfasamento della bilancia di entrata e uscita per un Comune) è stata confermata anche dai revisori dei conti che hanno espresso parere positivo sul nostro comportamento. In fondo - ammette - gli squilibri sono una garanzia, una tutela visto che ogni scelta dell'amministrazione deve essere presa in coerenza con il futuro pareggio del bilancio consuntivo. Tuttavia - conclude - tutta questa vicenda non ha praticamente senso perché stiamo parlando del 2008. Se sono state commesse delle irregolarità gli effetti di tale distorsione sono stati ampiamente corretti a fine anno. Parlarne nel 2010 è davvero strano» conclude Cardi. 

PASSATA E’ LA TEMPESTA, ODO AUGELLI FAR FESTA…


Fabrizio Bellini

Tanto tuonò che piovve. E che pioggia! Un diluvio, direi. Meglio, il tornado Zaccheo. Se la sono presa quasi tutti con lui ed è un’ingiustizia. Un Sindaco, per quanto prepotente voglia essere, non riesce a governare da solo. È impossibile. A cazzotti non ci riusciva neanche Peppone a Brescello tanto che, alla fine, aveva bisogno di don Camillo. Se Vincenzo ha sbagliato o è stato mancante, l’ha fatto in buona, anzi, in ottima compagnia. Per primi i suoi assessori, poi i consiglieri di maggioranza e soprattutto tutti quei mosconi che in un modo o nell’altro ronzano intorno al partito. Anche la minoranza ha la sua parte di responsabilità perché “fare opposizione” è un mestiere e una funzione e non mi pare che si stata svolta in maniera adeguata. Due chiacchiere, quattro insulti e tutto è finito lì. Restano i rivoli d’acqua melmosa che, speriamo, gorgoglino presto solo tra le grate dei tombini. Non c’è gloria nel fango sui marciapiedi né onore tra gli spruzzi sollevati dalle auto impantanate. È per questa ragione che, anche se inutile e non richiesta, offro la mia solidarietà umana all’ex primo cittadino nel momento della sua maggiore amarezza. Il giudizio politico sull’intera vicenda lo daranno gli elettori quando saranno chiamati ad esprimersi. Rimangono i cocci di una situazione che si fa fatica a comprendere. Immagino che nessuno possa credere che tutto sia stato determinato dalle frasi raccolte da Striscia la notizia. Espressioni ineleganti, sicuramente fuori luogo, ma certamente insufficienti a determinare il pandemonio che si è scatenato. La crisi locale del Pdl non è che il riflesso della più generale difficoltà che, a livello nazionale, sta investendo Fini e Berlusconi. Con le stesse rigidità e asprezze caratteriali che hanno provocato lo sconquasso che ha travolto Latina. Crisi che ripete l’analoga difficoltà interna al Partito democratico dove la componente cattolica storce il naso davanti alle schiere disordinate e altezzose della nomenclatura ex diessina. Ecco, io sostengo che il “botto” Zaccheo altro non sia che la rappresentazione organica dell’implosione del sistema bipolare. Del modello politico che ci ammorba ormai da una quindicina d’anni. Gli italiani l’hanno subito per via referendaria ma non l’hanno capito, né veramente voluto. Nessuno l’ha amato. È servito alla politica per precostituire maggioranze che poi, alla prova dei fatti, si sono sempre dimostrate incapaci di governare veramente. Non c’è riuscito Prodi e, anche se è durato di più, non ci sta riuscendo neanche il Cavaliere. È vero che le legislature sono più lunghe di quelle della prima repubblica, ma la loro capacità di produrre “politica” è infinitamente più bassa. E il sistema esplode nella contraddizione di aver dovuto creare una infinità di centri di spesa e di potere senza essere riuscito a includerli in uno stesso, omogeneo, indirizzo programmatico. Scoppiano Casini e Follini e poi Veltroni, Rutelli e Prodi. Ultimo, in ordine di tempo, Fini, mentre già si profila il sarcofago ingombrante di Berlusconi in cammino verso le piramidi. E via via sempre più giù, fino ai livelli locali dove la convivenza tra anime diverse diventa impossibile e di conseguenza ingestibile. L’unica ragione dello stare insieme rimane la spartizione del potere e quando anche questa viene compromessa da appetiti insaziabili, resta il nulla delle pretese contrapposte. Ad ogni elezione si ricontano i pesi e la rispettiva quota di partecipazione perché da questa dipenderanno i futuri successi o il mesto procedere verso l’oblio. Così nascono le antipatie, le contrapposizioni, gli odi, le ritorsioni e in fine le faide. Chi paga il conto è la gente comune, il semplice elettore, che proprio “ieri” su questo sistema ha espresso un giudizio severissimo: non vi credo, non mi piacete e non vengo a votare. Si annuncia un chiarimento generale in casa Pdl. Probabilmente una rifondazione. Me ne aspetto una analoga in casa Pd. Così come è concepito il sistema non regge e sarà reso ancora più intollerabile dalla nube tossica del federalismo fiscale che si addensa sulle nostre teste. Non parlo di quella del vulcano islandese, di quella se ne occupa il Padreterno e in lui confido. Parlo di quella di cui si occupano gli uomini e agli attuali non credo. 

sabato 17 aprile 2010

L'ARCINORMALE - Appuntamento al futuro


Lidano Grassucci
L’era Zaccheo è finita ma è anche finita una esperienza politica assolutamente originale nata sull’onda della elezione di Finestra a sindaco di Latina. Dal ‘93 a ieri Latina si è chiamata fuori dalla storia politica sociale ed economica del paese. È stata una enclave di governo incentrato sulla figura del capo sciolto da vincoli di partito sia verso l’alto che verso il basso. Finestra ha governato solo, significativi e storici i suoi conflitti con Alleanza Nazionale a cui non  si è mai iscritto e Zaccheo non ha mai considerato la Pdl come suo interlocutore negando il riconoscimento della guida del partito a Claudio Fazzone per 17 anni Latina ha utilizzato il modello delle pre- democrazia sudamericane. Un modello che l’ha esclusa da qualsiasi ruolo all’interno dell’area provinciale e anche di quella regionale, Latina si è chiusa tra la via Appia e il mare. Ha attivato progetti anche arditi, ma assolutamente auto referenziati. La metropolitana  non avrebbe mai servito un’area urbana e il porto non nasce da un dialogo con un’altra entità ma tutta dentro il comune di Latina. Questa città stava soffocando su sé stessa, la sfida è ora di aprire le porte e di farla tonare ad essere quella per cui i democristiani l’hanno costruita dal dopoguerra al’93 una capitale del Lazio meridionale, e una grande città italiana. La sfida è ora di una idea di città aperta e futura a fronte della città chiusa e rivolta vero il passato che è stata in questi 18 anni. E poi  di passare dalla gerontocrazia revanfascista a nuove generazioni nate e cresciute nell’idea di comunità democratica. Il prossimo candidato sindaco deve essere giovane e aperto oltre le mura che questa città non ha  mai avuto ma che da Zaccheo e da Finestra  sono state costruite informa virtuale ancora di più di quelle vere. Latina ha di nuovo un appuntamento con il futuro come quello che seppero darsi e rispettare le classi dirigenti degli anni’ 60. Appuntamento invece con il passato a cui si sono riferite le classi dirigenti figlie di Zaccheo e  Finestra. Si chiude un capitolo di storia che ha portato Latina a negare se stessa, cioè l’idea di città nuova. 

LA VIPERA - La città dei miei sogni

aemme
E’ vuoto in città, improvvisamente sembra un limbo silenzioso e sconosciuto. Siamo orfani di padre. In realtà è tutto com’era due giorni fa, con la differenza che ora non ci sarà più un responsabile, qualcuno cui mandare un’imprecazione per ciò che non va bene e, tanto, quando piove …. il ladro è sempre il governo. Ci sarà un periodo di lunga transizione, sarà ancora di più una città di nessuno, che nessuno sente particolarmente sua. Ma il sole c’è, quello vero, quello caldo della primavera ormai comincia a farsi sentire sulla pelle e il suo tepore, come i suoi raggi, invitano all’ottimismo. E allora, sogno. Sogno la città che vorrei, che avrei sempre voluto fosse questa mia. Non voglio pensare a cosa è stato fatto, a chi avrebbe potuto e non ha fatto. Voglio sognare la città, secondo i miei desideri. Sogno una città governata da un’amministrazione che la ami, (sono romantica, lo devo ammettere, e non me ne vergogno), come si ama la propria famiglia, la propria casa, il proprio cane, il gattino. Sarebbe sufficiente che il prossimo amministratore che verrà la guardi con gli occhi dell’amore e immediatamente si renderebbe conto di come muoversi. Penserebbe immediatamente a ri-pulirla (senza aspettare che tornino gli alpini ) da immondizie sui marciapiede, sulle strade a qualsiasi ora del giorno. Si renderebbe conto che il sistema di raccolta dei rifiuti è da terzo mondo, manco in Kenia tanto degrado ostentato, pure nel centro storico. Si renderebbe conto passeggiando per il centro, e non solo, che in città non ci sono vigili che “girano” - a piedi - per sincerarsi che tutto vada bene. Che, come in tutte le città e paesi d’Italia, siano disponibili a raccogliere dubbi e dare informazioni; che non ci siano auto in doppia e tripla fila, che gli scivoli dedicati alle carrozzine e alle carrozzelle siano lasciati liberi e, non considerati parcheggio esclusivo di qualche furbo. Lo stesso per strisce pedonali e le corse per passare col rosso. Si renderebbe conto che le aiuole e tutte le aree verdi della città hanno l’erba alta più di 50 cm e che questo non consente a nessuno di adoperarle né ai bambini ne a coloro che fanno jogging, ma divengono soltanto ricettacolo per animali più o meno domestici. Si renderebbe conto che le persone, noi che formiamo e viviamo questa città siamo tutti completamente privi di senso civico e attraverso un monitoraggio, un controllo e qualche sanzione, potremmo tutti imparare come si fa ad amare una città tenendola pulita ed in ordine. Si renderebbe conto che la stessa sporcizia impedisce, a chi lo ama come me, di recarsi al mare anche nei mesi non estivi per non trovare una discarica e collezioni di siringhe ad ogni angolo. Si renderebbe conto sicuramente che i sogni, quelli grandi, come vincere il super enalotto, (finora abbiamo raccontato solo la storiella della ricottina- ) non sempre sono realizzabili e per rendere una città più bella ci vorrebbe meno, molto meno.  Tanto amore da parte di chi amministra e non solo sui manifesti elettorali. Un po’ d’amore da parte di tutti e pochi spiccioli. Per non perdere l’ottimismo penso che esista una persona così. Io l’aspetterò, per votarla.
Chevipera@libero.it  

CHI E’ SENZA PECCATO….

Pasquale Gagliardi
Dai fasti di appena quindici giorni fa (il suo pupillo Galetto in trionfo, Fazzone in ripiegamento elettorale) all’attacco concentrico degli ex alleati,  ai tre minuti di incosciente euforia ripresi a tradimento dalle telecamere di “Striscia”.
La vicenda personale e politica di Vincenzo Zaccheo in questi giorni è diventata una formidabile metafora della caducità delle cose umane.
Ci sono tutti gli ingredienti del dramma epico : l’eroe, il rivale, la battaglia, l’inganno, il tradimento, la donna “galeotta”, la caduta.
Oltre quarant’anni di consensi e di trionfi elettorali (consigliere comunale, regionale, deputato, sindaco di Latina) bruciati in un pugno di giorni.
Da mercoledì è difficile trovare a Latina qualcuno che si professi amico dell’ex sindaco.
Tutti l’avevano previsto, tutti erano stanchi di lui, era troppo arrogante, solista, in fondo in otto anni non ha poi combinato granché (che strano, un paio di settimane prima 20.000 persone avevano votato il suo candidato alle elezioni regionali).
Questo giornale, che pure fa dell’originalità di pensiero una bandiera, non si è sottratto alla furia iconoclasta, non si è  astenuto dall’intonare il  suo compiaciuto “de profundis”, ha pubblicato numerosi e interessati epitaffi.
L’impeto maramaldesco  ha partorito finanche una spericolata iperbole, indicando nel dimissionamento di Zaccheo la nemesi storica delle (presunte) vittime politiche della tangentopoli pontina, i cui protagonisti o epigoni sfiduciavano il sindaco che a suo tempo aveva cavalcato l’onda moralista.
Mi permetto di dissentire da questo coro unanime (troppo unanime) di sdegno e di riprovazione.
Le ragioni politiche e il timing della fine anticipata del mandato di Zaccheo, proprio all’indomani di una tornata elettorale vincente per lui stesso e suoi amici/nemici di partito, in cui la nostra provincia è stata finalmente protagonista, sono tutte da indagare, incomprensibili ai più.
Se in una democrazia conta il consenso dei cittadini, incassarlo in misura così netta e clamorosa e subito dopo altrettanto nettamente e clamorosamente litigare e sfasciare tutto è un rito misterioso.
La teatrale coreografia della sfiducia, le solenni, plateali firme davanti ai notai, i volti scanzonati e sorridenti dei dimissionari (sembrava una scampagnata, non la sofferta rinuncia a un preciso mandato degli elettori) sono modalità sospette e sconcertanti.
Per non parlare della vera e propria lapidazione seguita al video con la Polverini.
Ma cosa pensavamo che si dicessero i politici in privato? Che commentassero l’ultimo libro di Eco ? Che recitassero poesie? Intonassero laudi francescane?
 Se al posto di Zaccheo a colloquio con la neo–presidente ci fosse stato uno solo dei firmatari della sfiducia, uno qualsiasi dei severi censori spuntati come funghi, il tenore della conversazione sarebbe stato diverso? Nessuno di loro ha mai sollecitato la causa di un amico o familiare ? Nessuno ha mai tentato di stringere alleanze contro un rivale politico ?
Temo che la differenza sia esclusivamente nel trabocchetto, nella presenza casuale (?) delle telecamere e del registratore.
In quel video ci sono tutti i difetti arcinoti dell’hidalgo Zaccheo, quelle caratteristiche che sono state la sua forza e la sua condanna  : istrione, egocentrico, tracimante, passionale, aggressivo.
Ma non c’è nessuna condotta criminale o spregiudicata (posto che si trattava di comunicazioni confidenziali inopinatamente carpite e rese pubbliche).
Passi per la sfiducia, ma crocifiggerlo come la somma del male è ingeneroso e fuorviante, archiviarlo come un tiranno finalmente deposto è rinnegare parte della nostra storia, assimilare le sue infelici uscite romane al malaffare e alla corruzione è una forzatura, così come ironizzare sul suo genuino amore per questa terra.
Non so chi sarà il futuro sindaco di Latina, ma questo passaggio così amaro per la nostra città, questa sensazione di interminabile resa dei conti tra gli eletti deve farci riflettere tutti, soprattutto quei signori che  allegramente siglavano la fine di un consiglio comunale e che verosimilmente figureranno nel prossimo : di questo passo la disaffezione per la politica potrebbe diventare indifferenza totale, l’assenteismo alle urne arrivare all’estremo.
E non sarà stata tutta colpa di Zaccheo, il quale magari avrà finalmente capito che la politica è un gioco di squadra, che i superuomini stancano (anche se la sua lettera di commiato non è proprio un bagno di umiltà).
Ma guarda un po’ se deve toccare a me, vecchio democristiano approdato a sinistra, rendergli l’onore delle armi.
  A lui,  uomo di destra  che,  prima di cadere sotto il fuoco amico, ha passato la vita a contrastare con fierezza (e lealtà) prima la DC poi ogni forma di aggregazione in campo opposto.
E’ proprio vero, Vincenzo, le disgrazie non vengono mai da sole.

venerdì 16 aprile 2010

LA VIPERA - The tip

aemme
Spaghetti, pizza, mandolino …  Nel mondo ci conoscono per diversi motivi più o meno simpatici, alcuni in cui ci ritroviamo un po’ tutti, altri, vedi il mandolino, molto meno. Altri ancora con un doppio senso non molto carino. Ma su tutto ci identificano e ci riconoscono proprio perché siamo l’unico popolo a non avere nel proprio costume, quello di lasciare la mancia ai camerieri. Ed è sempre più in uso in quasi tutto il mondo occidentale. Solo in molti paesi comunisti è ritenuta offensiva, come in Cina, Cuba ed in Corea del Nord, l'ideologia comunista la considera umiliante; in Giappone ed in Polinesia e' considerata lesiva della dignità di chi la riceve; in Thailandia come un’elemosina. Mentre “the tip”, noi, che occidentali siamo, non solo non la “concediamo” a casa nostra, ma neanche ci uniformiamo alle usanze degli altri paesi. Mai. La mancia si dovrebbe dare a tutti: dai camerieri del bar o del ristorante, ai guardarobieri, nella toilette, al personale dell'albergo ed ai tassisti. Molti ricevono salari minimi ma con le mance migliorano il loro tenore di vita. Nessuna offesa, a meno che non si lascino pochi centesimi. Mi raccontava una persona che ha lavorato da Cipriani  a Londra, che i clienti le davano mance da 50 pounds in su. Lei con lo stipendio non copriva neanche la spesa dell’affitto di casa. Così si è potuta permettere una vita agiata in Inghilterra per un paio d’anni, e approfondire la conoscenza della lingua. Ora, si può immaginare che la clientela di Cipriani, data l’esclusività del locale, non abbia problemi a lasciare sul tavolo somme notevoli. Magari non in tutti i ristoranti sarà così. Regola vuole, però, che si lasci almeno il 10% del totale del conto. In fondo il ristorante, così come i viaggi all’estero, non sono obbligatori, sono come dire un lusso che ci concediamo e quindi bisognerebbe imparare a mettere nel conto globale della spesa ipotizzata anche una parte dedicata alle mance. Non è carino, che capiscano che siamo italiani, non per il taglio impeccabile del nostro abito sartoriale, per le scarpe di Gucci o per i modi naturalmente eleganti, ma solo ed esclusivamente perché ci alziamo da tavola lasciando al cameriere l’esatta cifra scritta sulla ricevuta. O peggio pochi centesimi in più, che quelli si, possono essere offensivi. Magari non esagerare come Verdone nel film “Io rosso e Verdone” che elargiva pezzi da 50 euro nel taschino di chiunque, anche solo per aver chiesto un’informazione: questo al contrario fa un po’ (molto) kitsch. Pessimo gusto. Però almeno il rispetto della chiara, semplice, regola del 10% , impariamo a farla nostra e per il rispetto di chi, con estrema gentilezza e spesso professionalità, fa questo mestiere, non disdegniamo quest’uso anche quando siamo in Italia. Come dire, “signori si nasce”!
chevipera@libero.it

GAETA - Bocciato dai lavoratori il management della Pozzi Ginori

Raffaele Vallefuoco
Le politiche aziendali poste in atto dalla Pozzi Ginori non piacciono ai dipendenti gaetani che attraverso un referendum, attivato dalle rsu dei lavoratori e dai sindacati provinciali, hanno bocciato le proposte avanzate dal management che andavano nella direzione di tagli dei benefit in busta paga e riduzione dei giorni di ferie. Le ragioni di queste proposte? L'azienda da mesi registra un calo significativo nelle vendite dei sanitari di qualità medio - alta prodotti nello stabilimento che si accompagna ad una crisi congiunturale che, ormai da più di un anno, piega il mercato. La proposta contenuta nel referendum si aggancia alla necessità di riconversione della produzione gaetana, da sanitari luxury a "pezzi" di qualità bassa. Un passaggio, questo, che inevitabilmente richiederà seri sacrifici all'azienda. "La prossima settimana - illustra Armando Valiani, Ugl Chimici - incontrerò il direttivo dei nostri lavoratori Pozzi Ginori. Vanno trovate delle soluzioni che non ricadano interamente sui lavoratori. Dal canto nostro proporremmo misure che vanno nella direzione della salvaguardia dei posti di lavoro". In fondo l'esito del referendum è chiaro. Da mesi i lavoratori ammoniscono "non si faccia l'azienda solo coi nostri sacrifici" e forse questo, adesso, l'azienda l'ha capito. 

Proposte anti crisi di Confagricoltura


Teresa Faticoni
«Sono urgenti alcuni provvedimenti di natura fiscale e previdenziale per garantire crescita e occupazione nelle campagne». Alla domanda della Provincia di Latina di capire la situazione complessiva dello stato dell’agricoltura in provincia Confagricoltura ha risposto con un documento che contiene storia, presente e proposte. La relazione nasce dalle sollecitazioni che le organizzazioni sindacali del comparto agricolo hanno inviato all’amministrazione provinciale di farsi portavoce presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali della richiesta dello stato di crisi. L’analisi del comparto è spietata:  forte concorrenza tra i produttori agricoli, un mondo senza frontiere e la  flessione della domanda interna ed estera determinata dalla crisi economico-finanziaria diffusa stanno pregiudicando la redditività delle imprese agricole. In dieci anni i prezzi dei mezzi tecnici sono aumentati del 30% mentre i prezzi all’origine si sono contratti dell’1%: ne consegue una forbice costi-ricavi che si allarga sempre di più a sfavore dei produttori. Negli ultimi dodici mesi, poi, le difficoltà si sono acuite con una ulteriore flessione dei prezzi all’origine (-13% circa); mentre i costi sono stati contenuti ma in misura minore (-5,3%). Ora, la richiesta dello stato di crisi sembra del tutto giustificata. Ma Confagricoltura elabora delle proposte, per uscire dalla fase di stallo. Innanzitutto l’associazione di categoria suggerisce di individuare risorse per confermare le agevolazioni contributive agli agricoltori delle zone svantaggiate e montane che sono in scadenza; per ridurre il cuneo fiscale nelle aree non agevolate del centro e del nord Italia; per prorogare le agevolazioni per il gasolio agricolo e per il rifinanziamento delle agevolazioni tributarie per il riordino fondiario e favore della piccola proprietà contadina. Un pacchetto di misure che potrebbe, accanto a interventi che incidano sulla sburocratizzazione degli adempimenti e sulla razionalizzazione della spesa pubblica, non solo riportare il comparto nell’alveo della gestione naturale, ma anche un rilancio serio e programmato. Più in generale, una volta rimessa in piedi la situazione, il futuro dovrebbe passare, sempre secondo le idee messe sul tavolo da Confagricoltura, per il ripristino delle condizioni di equilibrio di mercato; la riattivazione e il rafforzamento degli  strumenti  della  Politica agricola comune; la promozione del consumo in Italia e all’estero dei prodotti in crisi, l’intervento con misure di integrazione al reddito dei produttori nell’ambito dello strumento del cosiddetto de minimis; il riequilibrio dei rapporti tra produzione e grande distribuzione.