martedì 24 marzo 2009

Latina - Agguato in via Monti, preso il colpevole

Daniela Bianconi
Non un avvertimento, ma un agguato. Christian Solito arrestato durante la notte tra lunedì e martedì dagli uomini della Squadra Mobile di Latina voleva uccidere Marco Ranieri. Secondo la ricostruzione fatta dagli uomini della sezione specializzata nei reati contro la persona, il 21enne quel 17 dicembre scese dalla moto condotta da un complice ancora ricercato e puntò il revolver al torace del 44enne di Roma residente da oltre 20 anni in via Monti a Latina. La vittima ebbe la forza di abbassare il tiro e fu attinto da tre colpi all'inguine. Dopo un difficile intervento è tornato a comminare. Erano da poco passate le 16:30 e alle porte del Natale via Monti appena dietro il Tribunale era piena di gente. Improvvisamente una moto di grossa cilindrata con a bordo due uomini che indossavano il casco integrale imboccò la via dove vive Marco Ranieri. Attesero, conoscendo bene le sue abitudini che l'uomo uscisse di casa prima di passare con la moto davanti al furgone verso il quale era diretto. Il passeggero, che secondo quanto raccolto dagli inquirenti, scese dalla moto e impugnando il revolver esplose i colpi prima di salire sulla moto e sfrecciare via. "Marco Ranieri - ha precisato il vicequestore della Squadra Mobile Fausto Lamparelli, durante la conferenza stampa di ieri mattina in questura - non ha mai collaborato, probabilmente per paura di eventuali ritorsioni e ha sempre affermato di non aver mai minacce o intimidazioni di alcun genere. Ma le nostre indagini arrivarono subito alla svolta. Un agente notò durante i sopralluoghi della scientifica che il figlio maggiore di Ranieri, un ragazzo di 14 anni parlava troppo animatamente al telefono. Da qui la decisione di sequestrare il cellulare per controllare le chiamate. L'ultimo numero fatto era quello del fratello di Solito, questo ha indirizzato sin da subito le indagini". Dalle successive intercettazioni telefoniche è stato possibile tassello dopo tassello ricomporre il mosaico su quanto accaduto. A coordinare le indagini il sostituto procuratore Gregorio Capasso. La risposta insomma doveva essere cercata in casa Solito."L'indagine - ha proseguito Lamparelli - svolta con i metodi più tradizionali ci ha permesso una volta intrapresa la strada giusta di ricostruire il movente. Alcuni giorni prima dell' attentato il figlio più piccolo del Ranieri aveva discusso con il nipote, suo coetaneo, di Solito e in questa occasione lo zio alzò un po' troppo la voce contro il bambino. Il piccolo arrivato a casa ha raccontato tutto al padre che se l'è legata e non ha perso occasione per redarguire Solito. Ci sono due episodi chiave: il primo è un diverbio tra i due con i toni abbastanza aspri, il secondo ben più grave. In questo caso Ranieri schiaffeggiò davanti ai suo amici Solito, un affronto in piena regola che non andò giù al 21enne che con la complicità di un uomo ancora ricercato dalla Mobile organizzò l'agguato. Ma il fratello maggiore sapendo che i rapporti con i vecchi amici di famiglia stavano degenerando ha telefonato al 118 e poi ha chiamato il fratello di Christian. Il 21enne, già conosciuto negli archivi delle forze dell'ordine per predenti reati commessi contro il patrimonio, è ora rinchiuso nel carcere di via Aspromonte come disposto dall'ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari Tiziana Coccoluto con le accuse di tentato omicidio in concorso, e porto e detenzione illegale di a armi da fuoco. Il blitz nel suo appartamento di via Copenaghen è scattato ieri mattina alle 6. Con le stesse accuse è stato indagato anche il fratello maggiore di Solito il padre del bambino che ha discusso con Ranieri junior e un altro giovane di 24 anni a casa del quale sono state sequestrate due moto di grossa cilindrata sulle quali sono ancora in corso gli accertamenti di polizia. Ieri mattina con il supporto delle unità cinofile hanno svolto quattro perquisizioni domiciliari dalle quali non è emerso nulla, almeno per il momento.

Macci e l’arma segreta, Ruotolo

Lidano Grassucci
Forza Italia non c’è più. Ora c’è il Pdl, Popolo della libertà. Ieri all’incontro del Teatro comunale di Latina era evidente il nodo. Lì dentro, tra la gente, c’era un capo. Puoi girare intorno all’argomento, ma il nodo è tutto lì, Forza Italia aveva un capo a Latina, che è Claudio Fazzone. I movimenti politici sono o non sono se hanno un capo, uno che ha caratteristiche da leader. L’altro ieri Fazzone ha dato uno schiaffo a chi pensava ad una ipotesi, anche audace, di un partito altro. Conte-Ciarrapico-Macci per mettere insieme venti persone debbono fare i salti mortali. Ieri a Latina c’erano, di lunedì pomeriggio, 3000 persone e tutto fatto senza ansia. La mattina al teatro c’erano Pinuccio Simeone e 5 militanti.
Macci ha dichiarato: “sono coscritti”. E le sue truppe di volontari dove sono? Dove hanno le caserme? Dove fanno addestramento? Ieri ha avuto l’adesione di Fortunato Ruotolo, Latina è sconvolta, l’asse elettorale si sposta, e tanto, di un voto. Un voto, uno.
Nella vita si può bluffare, Ciarrapico il capo cordata è specialista. Immaginate un incontro tra Fazzone e Macci, tra Conte e Cusani. Come far combattere dei pesi massimi con dei piuma, pure male in arnese.
Macci è sindaco di Priverno, dopo Ceriara ha bisogno del satellitare. Ciarrapico è di Bomba è uno che avrebbe difficoltà, conoscendosi, a votarsi da solo e manco vota a Latina. Conte non c’è neanche sull’elenco telefonico.
Ma de che parliamo, hanno difficoltà ad organizzare una partita a traversone. De che parliamo?
Dice che, come i fascisti e i nazisti davanti alla fine, hanno l’arma segreta che cambierà le sorti del conflitto. E lanciano il missilotto Ruotolo. Questo è, tremila persone contro uno. Mi mette tristezza anche a scriverlo. Macci è un bravo ragazzo, ha pessime frequentazioni (in senso politico) ma come diceva mia madre: “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”.
C’è il Pdl, che è solo uno e alle provinciali porta Cusani, l’avversario? Il candidato del partito democratico, il resto è circo Barnum.

«Via da Roma con il Pdl»

Alessia Tomasini
Se non fosse stata una dichiarazione di intenti, avrebbe avuto i toni della dichiarazione di guerra. Il Popolo della libertà non ha dubbi. Questa provincia merita di avere autonomia, non solo finanziaria ma decisionale, da Roma. A rinnovare l’intenzione di uscire fuori da quello che è diventato un tunnel per il territorio pontino è il deputato europeo di Forza Italia, Stefano Zappalà «Già nel 2001 c’era l’intenzione, tradotta nello studio di una legge messa in campo dal lavoro con Tajani, di rendere Roma un’area metropolitana. Ora i tempi sono maturi per procedere». Zappalà parla alle persone che con interesse seguono ogni passaggio. C’è voglia di riscatto, di orgoglio, di identità. Quando l’eurodeputato affronta il caso Fondi l’applauso è roboante. «Se gli attacchi che stiamo subendo da qualcuno sono legati alla difesa che come Forza Italia e Pdl ho assunto nei confronti di Fondi e della sua comunità, sono orgoglioso - conclude Zappalà - di riceverli e di continuare una battaglia, accanto a Fazzone e Cusani, per dimostrare che in questa terra, in quella città ci sono persone oneste». Il silenzio durante gli interventi è più forte di mille parole. Il Popolo della libertà non è solo un simbolo sotto cui marciare ma un pezzo di storia che i cittadini vogliono scrivere usando la mano dei leader che hanno scelto. «La rivoluzione che come Forza Italia ieri e Pdl oggi portiamo avanti - interviene il presidente della Provincia, Armando Cusani - pone le persone al centro di ogni azione politica. Questo partito, chi lo rappresenta a tutti i livelli istituzionali, sarà sempre al servizio della gente, della sovranità popolare, dei deboli». Le scritte che campeggiavano sul maxi schermo in apertura del convegno non sono solo slogan elettorali. Al D’Annunzio era come se ogni persona presente le avesse scritte di suo pugno. Da uno dei palchi scendeva uno striscione. A tenerlo un gruppo di ragazzi. La scritta era chiara: «La vostra forza siamo noi... il nostro futuro siete voi». La tanto decantata lontanaza dalla politica e dai partiti è solo il frutto di strumetalizzazioni. Lo hanno dimnostrato quei ragazzi, lo hanno confermato i volti sorridenti dei presenti. «Il paragone tra Berlusconi e De Gasperi mi piace moltissimo - conclude Cusani - l'Italia in Europa, l'Italia amica degli Stati Uniti sono realtà da consolidare. Non vogliamo l'Europa delle burocrazie. Lo Stato deve rimuovere gli ostacoli allo sviluppo e su questa strada noi abbiamo una questione regionale importante da risolvere. La nostra regione deve essere la Regione delle province, oggi abbiamo il potere di farlo». Un nuovo tassello è stato posto. Forza Italia ha chiuso con 15 anni di storia e una consapevolezza: il partito di plastica non esiste ma la nuova classe dirigente è nata, ha studiato ed ora è pronta a cambiare il mondo.

L’addio a Forza Italia diventa Fazzone show

Alessia Tomasini
La provincia ha salutato Forza Italia. C’erano quasi 3000 persone al teatro D’Annunzio ieri pomeriggio in attesa di ascoltare dalla voce dei loro leader come sarà il futuro targato Popolo della libertà. La strada era bloccata. Trionfavano ovunque i colori del Pdl. L’azzurro a simboleggiare il desiderio di libertà dei cittadini, il verde, il bianco e il rosso della bandiera italiana. Ma soprattutto c’era l’orgoglio di appartenenza ad un partito che, in questa occasione come mai, ha dimostrato di non essere un contenitore di plastica ma una realtà consolidata che ha un cuore grande come quello dei cittadini che rappresenta. Ad accogliere l’ondata di entusiasmo arriva Vincenzo Bianchi, vice coordinatore provinciale di Forza Italia. I primi a fare capolino tra la folla sono il deputato europeo Stefano Zappalà, seguono il presidente della Provincia Armando Cusani e tutti i consiglieri comunali e provinciali azzurri. Tra loro cominciano a comparire anche gli esponenti di Alleanza nazionale come Giovanni Di Giorgi. L’atmosfera è colloquiale, quella che caratterizza una vera festa. Strette di mano, poche riverenze, tanto entusiasmo che si accende quando arriva la macchina con Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera. Il fiume di persone si riversa nel teatro già stracolmo. Il volto delle persone ha sostituito le pareti. Nel foyer alcuni schermi consentono a chi non ha trovato spazio all’interno di seguire gli interventi. Il ritmo è serrato. Quando fa il suo ingresso Claudio Fazzone seguito dal vicepresidente della commissione europea Antonio Tajani il tripudio di applausi scoppia spontaneo. In quel momento è chiaro a tutti dove sta la differenza tra chi è un politica e chi fa il politicante. «Il Popolo della libertà - spiega Fazzone - nasce da un principio importante che è quello della creazione di una grande famiglia che lavora compatta per il raggiungimento dello stesso obiettivo: lo sviluppo di questa provincia». Le parole sono misurate. Il tono si alza e si abbassa per sottolineare alcuni passaggi. «Come Pdl rincorriamo il principio della reciprocità. Non c'è e non ci sarà mai spazio per i particolarismi. Lavoriamo tutti nella stessa direzione - continua Fazzone - con il supporto che le persone ci hanno dato e ci stanno dimostrando ogni giorno». Nell’aria troneggia ancora l’inno di Forza Italia. Qualcuno ha anche cantato, per l’ultima volta, il testo di una canzone che è entrata nelle case e nel cuore di chi ha scelto di scendere in campo credendo in un progetto, lavorando per dare un futuro migliore ai propri figli. «Abbandonare il simbolo di Forza Italia è doloroso e commovente ma è arrivato il momento di crescere anche nella libertà. I 15 anni trascorsi - spiega il coordinatore provinciale - hanno visto il nostro impegno per contribuire a cambiare il territorio per renderlo sicuro e libero». Il resto è storia, quella che proseguirà sull’onda dei cantieri che si devono aprire. Fazzone, in linea con il programma del Pdl, è pronto a lottare per veder nascere accanto alla rivoluzione infrastrutturale del Corridoio tirrenico e della Cisterna - Valmontono anche il nuovo carcere, il nuovo ospedale e la cittadella giudiziaria. Una nuova era è iniziata e sul leader non ci sono dubbi che possa avere il volto e il carisma di Claudio Fazzone.

Teatro D’Annunzio - Regine, Silvia Mezzanotte in concerto

Luisa Guarino
Conto alla rovescia per il concerto di Silvia Mezzanotte dal titolo “Regine”, che si terrà dopodomani, venerdì 27 marzo, alle 21 al Teatro D’Annunzio di Latina. L’omaggio di un’artista dalla voce straordinaria alle più grandi cantanti della scena internazionale che sono state per lei veri modelli. “A loro - dice Silvia - devo la passione che mi ha fatto superare le mie paure, ed è stato facile lasciarmi guidare dall’istinto verso quelle canzoni che sono ancora in grado di stupirmi e incantarmi, che mi permettono di affondare con ‘leggerezza’ un passo nel terreno delle donne che hanno lasciato un segno preciso nella nostra storia”. Per ribadire l’intento di “dare fattivamente voce e sostegno a tutte le donne” Silvia Mezzanotte ha deciso di devolvere parte degli incassi del recital di Latina, così come di quelli che scandiscono il suo tour negli altri teatri della Penisola, a Pangea onlus, l’associazione che si occupa del riscatto economico e sociale delle donne attraverso strumenti quali l’istruzione, la formazione professionale, il microcredito, l’educazione igienico sanitaria, la salute riproduttiva e i diritti umani. Nel concerto di venerdì l’artista, che dal 1999 al 2004 è stata la ‘voce’ dei Matia Bazar per riprendere poi la carriera da solista, avrà accanto sul palco Pino De Fazio al pianoforte, Luca Cantelli al contrabbasso, Max Govoni alla batteria. Il biglietto d’ingresso, eccezionale come il concerto stesso, costa 10 euro: un motivo in più per non perdere quest’appuntamento, come ben sanno i fan club della cantante sul territorio pontino, che si stanno dando da fare da tempo per non mancare al rendez vous con la loro beniamina. Oltre che in uno dei botteghini del D’Annunzio in orario pomeridiano dalle 16 alle 18, i biglietti si trovano in altri due punti vendita: da Mi Sol, in Via Fabio Filzi (strada che costeggia i giardini pubblici), e al bar Desiderio in Via dell’Agora. Il programma del concerto è una carrellata di brani uno più bello dell’altro, portati al successo da Nilla Pizzi, Edith Piaf, Ornella Vanoni, Amalia Rodriguez, Liza Minnelli, Sarah Vaughan, Antonella Ruggiero (voce storica dei Matia Bazar, con Vacanze romane) Marilyn Monroe, Anna Magnani, Ella Fitzgerald, Mina, Rita Hayworth, Mia Martini, Maria Callas, Rosemary Clooney. Del suo repertorio Silvia canterà “Messaggio d’amore” con il quale insieme ai Matia Bazar ha vinto nel 2002 il Festival di Sanremo. E ci sarà anche una versione particolare dell’Ave Maria di Gounod “omaggio alla Regina di tutte le regine” il cui testo è stato riscritto dalla stessa Mezzanotte. Forse il nome di Silvia Mezzanotte non è notissimo ai più: troppo brava, raffinata e professionale. “Forse sono più persona che personaggio”, ha detto tra l’altro durante la presentazione del suo concerto. In un’epoca in cui troppo spesso l’apparire soffoca l’essere, è davvero una bella novità.

APRILIA - «AAA vendesi casa» solo per perditempo

Carmen Porcelli
Le trattative immobiliari nel territorio di Aprilia diminuiscono del quaranta per cento rispetto allo scorso anno. Una situazione molto pesante portata alla luce dalla Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali. «I prezzi sono calati di un 10%, specialmente sul nuovo - tiene a precisare Pasquale Falanga, agente e vicepresidente provinciale Fiaip - ma ancora non basta: la diminuzione delle vendite in agenzia hanno le dimensioni di un crollo verticale». Naturalmente non serve essere geni della finanza o dei mercati immobiliari per rendersi conto che continuare a costruire case fa aumentare l’offerta e conseguentemente abbassare i prezzi. E allora la crisi internazionale? Va bene, ma si costruisce e non si creano servizi, né scuole, né strutture: quali alternative per chi viene a vivere ad Aprilia? Se Aprilia diventa comoda perché è ben collegata con la Capitale, il giudizio sulle infrastrutture è negativo. «La Pontina è disastrata e i treni scoppiano di gente. È vero che acquistare l'abitazione a prezzo vantaggioso rispetto a Roma fa superare le difficoltà del pendolarismo - continua Falanga - ma le infrastrutture sono in situazioni disastrose, al limite del collasso». I cantieri aperti e le opere di urbanizzazione che tardano, ulteriore spina nel fianco dei nuovi centri residenziali apriliani. «Il Comune ha pochi fondi per le opere, e molti cantieri sono in difficoltà, paradossalmente i più vicini alla conclusione dei lavori: sono quelli che hanno bisogno di una liquidità immediata per chiudere. E soldi in giro non ce ne sono». La crisi economica ed occupazionale unita alle difficoltà ad ottenere mutui, hanno prodotto lo sgonfiarsi di un mercato i cui prezzi, sino a due anni fa, avevano raggiunto quotazioni astronomiche secondo Elio Palombo, delegato Fiaip alla cultura. Oggi la forbice del prezzo al metro quadro ad Aprilia si è molto ridotta. «Si va dai 1800 ai 2550 ai metri quadrati, mentre per un affitto di un bilocale semicentrale in buono stato oscilla dai 600 ai 750». Diminuzioni? Oltre il 10% nei prezzi, molto di più nelle trattative condotte a buon fine. L’unica nota positiva, per gli occupati nel settore, è una scrematura degli operatori. In tempi di crisi, si sa, chi non regge viene espluso dal mercato.
Compresi gli incompetenti.

TERRACINA - Dipendenti comunali interrogati sul caso Pecchia

Francesco Avena
Dipendenti comunali a rapporto dopo l’atto vandalico ai danni dell’automobile del comandante dei vigili urbani Vincenzo Pecchia, che ha inviato un’informativa giudiziaria alla procura. Ieri i carabinieri hanno ascoltato due dipendenti del Comune in seguito all’inquietante episodio. Tutte e quattro le gomme della macchina perforate lunedì mattina con un oggetto appuntito, con ogni probabilità un punteruolo. Il fatto che il veicolo fosse parcheggiato nel deposito di via Appia in cui è consentito l’accesso ai soli dipendenti comunali e tramite apposita chiave. Sono gli indizi da cui sono partiti gli uomini dell’Arma per tentare di risalire al responsabile di un gesto che, è da accertare, ha tutto l’aspetto di un avvertimento intimidatorio. Inquietante il fatto che non si possa escludere un collegamento tra le deposizioni rilasciate dal comandante Pecchia agli inquirenti in relazione alle indagini sul decesso del segretario generale del Comune Marino Martino, e il movente dell’atto vandalico. Dal colloquio con i carabinieri non sarebbero emersi particolari rilevanti ai fini dell’inchiesta, che proseguirà con nuovi interrogatori ancora nei prossimi giorni.

prima pagina 24 marzo

lunedì 23 marzo 2009

Cattivik - Tutti a casa con il libro e l’uovo al tegamino

Maria Corsetti
In tempo di crisi si diventa più colti. È in brevissima sintesi la teoria espressa ieri, sul Corrriere della Sera, da Francesco Alberoni. Praticamente le cose stanno così: quando gira il soldo si perde tempo a spendere, quando il contante è finito si rimane in casa a leggere. Tradotta meglio: quando bisogna fare a gara per chi è più fico si fanno milioni di rate per l’automobile nuova, il maxi televisore, il cellulare che fa tutto e serve anche per telefonare. Poi arriva il conto e mancano i soldi per mettere benzina e per l’abbonamento alla pay tv. Allora tutti a casa e fortuna che la scusa è delle più nobili, un libro è la migliore compagnia. Sarebbe interessante a questo punto capire che tipo di lettura si sceglie. Abolita per motivi ideologici la serie di “I love shopping”, tenuta a debita distanza la letteratura – che o si ama e quindi si legge a prescindere dalla crisi, oppure è impossibile da ingoiare – il cult del momento sono le riviste di cucina. Tra l’altro l’Unità di domenica ci informava che l’industria del cioccolato non è in crisi, l’antidepressivo per eccellenza solleva gli animi ed è infinitamente più a buon mercato dell’analisi. Ma, poiché non di solo cioccolato vive l’uomo e poiché il ristorante costa e allora si riscopre la voglia di stare insieme con i piatti semplici di una volta, serviti con quella spezia particolare che li sgrezza e li rende contemporanei. La carne è un lusso, meglio le uova. Ai tempi d’oro servite con tartufo bianco e vino selezionato. Oggi “in camicia su nido di patate”. I più audaci azzardano l’acqua del rubinetto rigorosamente purificata con il marchingegno acquistato in un momento di euforia alla televendita. C’è da scommettere che prima o poi rispunta l’Idrolitina.

Tv - Domenica televisiva, non ci resta che il calcio

Sergio Corsetti
Una desolazione. Il palinsesto televisivo domenicale non propone nulla di godibile, o quasi. È come se i responsabili della programmazione abbiano già preso atto del ponte domenicale. Danno tutti intenti nelle gite al mare o ai monti. Allora? Non resta che abbozzare fino a tardi per il riassunto della giornata calcistica. L’unica cosa alla quale non riesce a rinunciare nessuno. Neanche chi da tempo ha abbandonato il tifo calcistico. Resta la curiosità per risultati, classifica e gol. Le giornate calcistiche ormai sono spalmate dal sabato, con l’anticipo, alla domenica pomeriggio, con il grosso degli incontri, per concludersi con il posticipo serale. E subito dopo ecco la sarabanda. Con un gara a chi fa prima, Domenica sportiva e Controcampo si contendono l’ultimo telespettatore. Ogni colpo è lecito. Puntano, soprattutto, sulla polemica sterile e sul chiacchiericcio da bar dello sport. Ieri non essendoci nulla di nuovo sullo strapotere nerazzurro in campionato è scoccata l’ora dell’addio di Ibra cadabra, Slatan Ibrahimovic. Tutte e due le trasmisssioni hanno centrato l’attenzione e scommesso su questo tormentone per fare audience. Resta o va via? Decisione seria o provocazione per aumentare l’ingaggio? Ce la farà l’Inter senza oppure no? Boh, chissà se gli sportivi saranno riusciti a prender sonno per il pensiero? Certo che una sana carrellata di gol e azioni di gioco ormai rimane solo un sogno. Un sogno per i tanti appassionati di calcio ai quali sono destinate chiacchiere tra comari..

APRILIA - Questione morale a 360 gradi

Carmen Porcelli
Il Pdl non ha ancora le idee chiare sulle candidature e le alleanze, ma è chiara una sola cosa: la questione morale verrà prima di tutto.
Lo stesso parametro che dovrà dettare le liste degli alleati, sarà principalmente adottato dal Pdl. Di questo ne è certo il coordinatore cittadino di Forza Italia, Lanfranco Principi. «Sulle scelte degli alleati c’è ancora molta confusione, dice Principi, così come sul candidato a sindaco. Su quest’ultimo abbiamo appreso delle ambizioni di Ilaria Bencivenni, ma negli incontri avuti ufficialmente con An non ci è mai stata chiarita la reale intenzione del partito. Con l’Udc siamo fermi alle prime battute: così come ha sottolineato il senatore Fazzone in una parte dei comuni della provincia siamo alleati con la Vela, altrove no. Nulla toglie che si possa andare uniti anche ad Aprilia fatte salve fatte alcune condizioni».
E l’aut aut a Telesca?
Se Telesca presenterà una sua lista a quel punto potrebbe sostenere la nostra coalizione. Come Dc per le Autonomie avrebbe diritto ad una percentuale nella lista del Pdl. Il suo percorso di adesione a questa nuova formazione, fatto mentre era ancora in maggioranza, è stato poco trasparente. Va anche detto che Telesca ha compiuto in passato alcuni passaggi amministrativi che non abbiamo condiviso, primo fra tutti l’Aser. Politicamente, invece, si è addiriturra vantato di aver messo in piedi un primo ribaltone.
La questione morale, però, ha investito anche il centrodestra con la vicenda Multiservizi. E non solo Forza Italia, ma anche An.
Sui nostri fuoriusciti, quella è un vicenda che andrà chiarita. E’ in discussione la possibilità di un loro appoggio con una lista civica. E’ da vedere tutto ancora. Per quanto riguarda le vicende di Verzili e Raffa, credo che avrebbero dovuto riflettere meglio sulle difficoltà che potevano creare al loro partito. Sono questioni che valuterà An , per quanto ne so credo che Verzili neanche si candiderà. Certo l’avviso di garanzia pesa, valuteremo anche in questo caso il da farsi.
C’è imbarazzo da parte sua visto che una delle denunce pubbliche sulle assunzioni pre elettorali arrivò proprio da lei?
Ho soltanto messo al corrente di una posizione di incompatibilità di alcuni consiglieri in merito ad una votazione che riguardava Multiservizi e Aser. Io feci notare la posizione di alcuni consiglieri sull’Aser e il consigliere Roberto Boi sulla Multiservizi, quest’ultima spesso tirata in ballo per le assunzioni clientelari.
Come affrontereste la Multiservizi, se foste voi a vincere le elezioni?
Sicuramente non sarà facile e sarà difficile decidere anche da dove iniziare a mettere la mani.
Da tecnico come risolverebbe la questione finanziaria del Comune?
Sicuramente chiunque sarà a vincere dovrà chiedere la collaborazione della opposizione per risolvere un problema che blocca la macchina amministrativa. Finora è stato fatto ben poco per sanare le finanze.

La crisi? Roba da coglioni

Lidano Grassucci
C’era il sole ieri mattina. Una bella giornata di primavera, perché è primavera. Mi è venuto da pensare a quando nei giorni freddi e piovosi di gennaio, nel buio del giorno breve di dicembre pensavano che il sole non sarebbe tornato. Pensavo alla paura di un domani dimenticati dal sole. Poi è arrivato il 21 marzo, come mi insegnava a scuola il mio maestro Sacripante 40 anni fa, è arrivata la primavera. Come sempre, senza sorprese. Un mio amico al bar, fa l’albergatore, mi ha detto: è vero c’è la crisi, ma io voglio pensare alla grande. E mi ha parlato di elicotteri che vanno a prendere i turisti a Roma, poi li portano da lui e da lì alle isole pontine, al mare, ai lepini.
Dico, è matto. Poi capisco che vuol dire, che se vuoi vivere se vuoi cambiare devi pensare alla grande, non devi aver paura. Pietro Gambadilegno dice a Pippo che è sfigato che più sfigato non si può che “bisogna pensare alla grande e vivere alla grande”. Lo dice davanti a suo figlio PG e al figlio di Pippo, Max. Gambadilegno è caciarone, furbastro, imbroglione ma crede nel futuro, Pippo è ingenuo, onesto, sfortunato ma anche lui crede nel futuro. Infatti hanno PG e Max, infatti cercano di pensare per loro il meglio.
La vita mediocre è triste, è inutile da vivere.
Qualcuno spiega: ma c’è la crisi. E cosa cambia, io debbo vivere uguale. C’è paura, ma io non posso vivere nel mondo in cui la paura non c’era. E’ come preoccuparsi perché pioveva e faceva freddo, comunque nulla sarebbe cambiato e la primavera il 21 marzo sarebbe giunta.
Cose ovvie? Mica tanto, qui qualcuno pensa di saltare il turno, di rimandare ad una prossima vita. Ragazzi, non è un’altra carta da giocare. La partita è questa e siamo tutti condannati a giocarla.
Pensiamo alla grande, pensiamo che domani, comunque sia, dobbiamo mangiare, bere, vivere comunque.
Vuoi nascondere la crisi? No, dico che i crisisti, quelli che arriva la fine del mondo, non sbagliano solo che la fine del mondo è cosa certa e capita uno alla volta. “Chi vuol esser lieto sia, di doman non v’è certezza”

TERRACINA - Tutti gli obiettivi mancati dell'amministrazione Nardi

Francesco Avena
Portualità, cittadella dello sport, mobilità per il centro storico alto. Sono alcuni tra i progetti più ambiziosi che l’amministrazione del sindaco Stefano Nardi ha pubblicamente affermato di voler realizzare. Ognuna di queste tre grandi opere inciderebbe fortemente sulla qualità di Terracina. Garantirebbe un sostegno necessario alla marineria con un ampliamento e una generale riqualificazione del porto. La cittadella dello sport rappresenterebbe invece un’opportunità che alla città si presenta da troppo tempo ma che è rimasta un sogno quasi irrealizzabile. Il doppio ascensore mobile in grado di collegare la parte bassa con il centro storico alto sarebbe il fiore all’occhiello di un nuovo modo di intendere la mobilità e la promozione turistica terracinese. Tre progetti, nessuna realtà. Il porto resta ancora oggi strutturalmente insufficiente a garantire un investimento profondo nel settore nautico. Tutta l’area portuale, che avrebbe dovuto subire una riqualificazione non solo di arredo urbano con nuova pavimentazione e panchine, come sta accadendo in questi giorni, ma l’escavo del canale e la possibilità di offrire nuovi servizi nel campo dei collegamenti con le isole pontine, resta paralizzato da una conformazione che ne limita le capacità. Lo sviluppo cantieristico, più volte apparso come l’ancora di salvezza della marineria locale, è ormai un’ipotesi tramontata, con l’edificio dell’ex Sep abbandonato al degrado. Voltiamo pagina, dal porto alla cittadella dello sport. Esiste un progetto in cui allo stadio Mario Colavolpe si affianca una piscina coperta e una scoperta. Campi da calcio, rettangoli di gioco per calcio a cinque e tennis. Una tensostruttura, una pista per l’atletica, un edificio adibito a biglietteria, uffici, sala congressi. Allo stato attuale dei fatti, la cittadella dello sport consiste nello stadio Colavolpe, nel campo minore Colavolpe B, in una buca scavata a pochi metri dallo stadio e che dovrebbe essere la piscina. Come nel caso del porto di cui si attende ancora la presentazione di un progetto, la cittadella dello sport resta nell’immaginario del cittadino terracinese inchiostro su carta. Ben realizzato certo, ma pur sempre un progetto. Servirebbero soldi che però non ci sono. Per il doppio ascensore che collegherebbe in prossimità di via Posterula la parte bassa e il centro storico alto di Terracina, si conosce il progetto, si sa che potrebbe essere finanziato in gran parte dalla Regione Lazio, e che i lavori si sarebbero conclusi tra poche settimane. Se mai fossero iniziati, come previsto, nell’aprile del 2008. L’abbattimento della rampa Braschi, destinata a verde pubblico sul piano paesaggistico del Comune e su cui non è possibile incidere, resterà al suo posto ancora per tanto tempo. Quanto basta perché anche questo progetto, annunciato dall’amministrazione come «rivoluzionario», diventi come il porto e la cittadella dello sport un altro sogno da rinchiudere nel cassetto.

La vignetta di Kocis


48 il morto che parla... a proposito della prossima installazione di antenne di telefonia mobile nel cimitero di Gaeta

prima pagina 23 marzo

domenica 22 marzo 2009

Con Emanuele ballerino la Repubblica è salva

Sergio Corsetti
I repubblicani italiani possono stare tranquilli. Molto tranquilli. Se l’erede al trono è quello che spopola in Tv, in Ballando sotto le stelle, i timori per un eventuale ritorno della monarchia sono completamente infondati. E, soprattutto, innocui. Ce l’avete presente un sabato sera di quelli tipici super mosci? Quello da famiglia riunita al gran completo sbadigliando davanti al tubo catodico? O quella che vede i “meno impegnati sentimentalmente” soli soletti per motivi vari: amante in viaggio d’affari a Parigi o a San Pietroburgo, o partner nella più classica delle occasioni impegnato/a con il legittimo/a consorte o fidanzato/a in una pizza fuori porta o in giro per locali nel centro di Latina? A questa povera anima non resta che ubriacarsi in qualche pub, ma fa male alla salute, oppure sedarsi con una buona trasmissione leggera, simpatica e che non susciti pensieri. Allora va benissimo Ballando sotto le stelle. La trasmissione è ormai un cult; seguita da milioni di telespettatori. Sulla pista centrale sono passati tanti personaggi famosi che da pezzi di marmo, da veri manici di scopa, sono diventati degli snodati Fred Astaire, dei provetti ballerini capaci di effettuare tutti i passi e seguire i ritmi più complicati. Emanule Filiberto rappresenta l’icona classica della trasmissione: da imbranato a quasi virtuoso. Comunque “il principe” è riuscito a conquistare per simpatia il grande pubblico. La sua parlata strascicata è diventata familiare ai tanti, quasi amata, così come i suoi modi gentili ed educati. Peccato per lui che torni alla mente sempre la progenie, quei Savoia capaci di chiedere il risarcimento per i beni legittimamente confiscati dallo Stato italiano o, ancora peggio, agli episodi legati al padre (uccisione di un giovane in Corsica). La Repubblica, ad ogni buon conto, è consolidata e salva.

Cattivik - L’orto in casa, Michelle docet

Maria Corsetti
L’avevo detto io che d’estate sul balcone non può mancare una pianta di basilico. E, se possibile, anche di salvia e rosmarino. Se poi uno è furbo si fa la siepe di alloro. Invece no, tutti a fare gli esotici con i tronchetti della felicità. Certi terrazzi che io mi ci sarei piantata la vigna sprecati con inutilissime kenzie o, peggio ancora, con foreste di chigas. Neanche una pianta di limoni, che un limone dentro casa serve sempre. Ma adesso che la lady Obama s’è fatto l’orto alla Casa Bianca tutti a dire che ce l’hanno anche loro. Non è vero. Fino a ieri si vergognavano anche di averceli in frigo i pomodori, figuriamoci se li dichiaravano in veranda. Però la super Michelle è troppo elegante per non essere imitata. Allora si prende in prestito la crisi e, con la schicchissima scusa di risparmiare sull’insalata, si parte all’acquisto di sementi e rastrelli. Così ci si sente più sicuri di quello che si porta in tavola. É ecologico, dicono. A patto di tenere il pastore tedesco alla larga dalla piantagione.

Forza Italia marcia sul Pdl

Alessia Tomasini
Forza Italia si prepara a salutare quindici anni di storia e di simboli, come quello del partito e della coalizione, con una marcia che partirà questo pomeriggio da piazza del Popolo per arrivare al teatro D’Annunzio di Latina. Un modo per dimostrare alla città che il partito esiste e ha rigettato nel passato ogni accusa di essere un semplice contenitore di plastica. Ma? Anche una strategia per sottolineare ad eventuali detrattori dell’ultima ora, ai rivoluzionari senza armi che il Popolo della libertà è nato, è unito e determinato a vincere tutte le scommesse con il futuro. In questo clima di festa c’è attesa per l’arrivo del gotha azzurro che si compatterà accanto ai leader Claudio Fazzone, Armando Cusani e Stefano Zappalà. Antonio Tajani, vice presidente della commissione Europa, Sandro Bondi ministro dei beni culturali, Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati e Alfredo Pallone, coordinatore regionale di Forza Italia, saranno a Latina per salutare l’entrata ufficiale nel Popolo della libertà che sarà sancita con il congresso nazionale di sabato e domenica. Il conto alla rovescia è terminato. Il primo passo nel lungo percorso chiamato Popolo della libertà inizia ora. Gli ostacoli da superare sono molti. Se a livello nazionale non c’è dubbio che a guidare il Popolo della libertà sarà Silvio Berlusconi, affiancato da fidi cavalieri come Gianfranco Fini e Giulio Tremonti, non si sa ancora come gestire i partiti a livello regionale e provinciale. La corsa alla poltrona è diventato lo sport più praticato. Tutti hanno messo in chiaro che i partiti, anche i più piccoli come la Democrazia cristiana per le autonomie, dovranno avere un ruolo nella cabina di regia del nuovo centrodestra. A tenere con il fiato sospeso è il metodo che verrà stabilito per procedere alla scelta del reggente. Sta prendendo più consistenza invece il modello presidenziale dei partiti americani. A farla da padrone dovrebbero essere le quotazioni, quelle elettorali, dei singoli partiti con Forza Italia che si attesta oltre il 60%, Alleanza nazionale che sfiora il 30% e il restante 10% da suddividere tra i partiti minori. Una situazione che ha creato non pochi scompensi, anche sul piano umorale, agli amici di Alleanza nazionale. Forse da questo momento il timore che il Pdl sia solo un modo per definire l’annessione senza se e senza ma a Forza Italia potrebbe essere sostituito dalla consapevolezza. Quella che a nessuno, nenche a Berlusconi, conviene cancellare il bagaglio di cui An è portatrice. Fazzone e Cusani sono perfettamente consci che creare un nuovo partito, a ridosso di appuntamenti determinanti sul piano elettorale come le provinciali e le europee di giugno, partendo dalla mortificazione degli uomini di Alleanza nazionale non produrrebbe che scivoloni e sconfitte. E poi nessuno può far fionta di non considerare che il partito, inteso come organizzazione, radicamento e struttura che Alleanza nazionale ha consolidato in anni, è una garanzia che Forza Italia nonpotrebbe assicurare. Questo significa che la ricetta del Popolo della libertà, basata sul buonsenso e sull’unione di forze diverse, può essere vincente. La marcia è pronta a prendere forma. Forza Italia è determinata a lasciarsi alle spalle il passato e a traghettare il proprio patrimonio di idee, valori e progetti nel Popolo della libertà con An. Se la ricetta scelta è vincente lo dimostreranno il consenso e il risultato alle urne.

Pdl nuovo e la generazione vecchia

Lidano Grassucci
Oggi chiude Forza Italia di Latina. Che cosa finisce? Termina una storia avviata sull'onda di una rivolta di popolo, una rivolta contro il golpe dei giudici che nel '93 colpirono tutti, tranne gli ex comunisti. Un tentativo di mandar via una classe dirigente, certamente ormai consunta, barando al gioco. Forza Italia è stato questo, poi c'è stato un leader, un capo che ha guidato la rivolta.
Ora? Non c'è più quella ragione. Non c'è più quel bisogno. Il capo è lo stesso, ma il momento è nuovo. Perchè anche la classe dirigente di oggi è arrivata al capolinea come quella del '93,
Il nuovo partito deve essere capace di fare questo, di trovare nuove risorse per la polis. Berlusconi è il capo, ma non esistono capi eterni. Peron è stato un grande, ha dato all'Argentina il suo orgoglio, ma la sua eredità non c'è stata perchè non ha risposto alle domande nuove. Forse il Pdl è il tentativo di rispondere a domande nuove. Il '93, la difesa dalla politica, la rivolta dei moderati, l'anticomunismo è finito, Berlusconi ha vinto, ma ora c'è un'altra guerra e, forse, serviranno, truppe e generali nuovi, come nel '93. Il tutto tenendo conto che dal '93 ad oggi una classe di 40enni è sulla scena politica, e non ha ancora espresso il proprio potenziale, ma sono mosche bianche. Nell'operazione '93 sono stati assoldati troppi ex, truppe utilissime allora, ora limite al nuovo. In America Obama ha 40 anni, ma anche chi gli sta intorno ha questa età. Da noi ascoltiamo ancora con interesse Andreotti. Il Pdl è una opportunità per cambiare classe dirigente. Altrimenti? Diventa come il Pd, il luogo dove ha fatto restyling la Fgci (Federazione giovanile comunista). Nel 2009 lo scontro D'Alema-Veltroni era lo stesso degli anni '70 nella Fgci.
Chi non cambia perisce. La sfida del Pdl è questa, solo questa. Il partito nuovo è tale se ha nuove classi dirigenti, altrimenti non sarà.

TERRACINA - Tutti i cacciati dalla giunta ballerina di Nardi

Francesco Avena
Sei assessori cacciati, uno dimesso, un presidente del consiglio sfiduciato, il partito dell’Udc estromesso dalla coalizione della maggioranza. È il cammino dell’amministrazione guidata dal sindaco Stefano Nardi. An, Forza Italia, Udc, Pri, non c’è stato partito della coalizione di maggioranza che non abbia perso pezzi, i più pregiati in termini elettorali, per strada. Tra crisi di governo e rimpasti di giunta, basta scorrere l’elenco degli assessori nominati da Nardi all’inizio della sua consigliatura nel 2006 e confrontarla con lo schieramento attuale per rendersi conto di come lo scenario politico sia cambiato. Dei 10 assessori a inizio mandato, oggi se ne contano ben 7 in meno. Nardi e i suoi consiglieri hanno fatto terra bruciata intorno a sé. Si comincia nel gennaio del 2008. L’assessore Sergio Meneghello, di Forza Italia, con deleghe a ufficio casa, viabilità e affari generali, viene cacciato insieme a Luigino Sacchetti del Pri, delegato a sport e mobilità. La prima crisi sembrava appena tramontata, quando il piano Santoro, la nettezza urbana e un consiglio comunale infuocato, quello del 26 maggio, gettano in un nuovo caos la maggioranza. Un intero partito, l’Udc, viene estromesso dalla coalizione di governo. L’allora presidente del consiglio Gianni Percoco viene sfiduciato per motivi ancora da chiarire. Gli assessori Sandro Marigliani con delega alla cultura e Massimiliano Di Girolamo, alle attività produttive, sono fuori. Nel calderone dei defenestrati finisce anche Mariano De Gregorio, di An. La patata bollente dell’assessorato all’ambiente finisce nelle mani del sindaco. Non è finita. La morte del segretario generale Marino Martino, le inchieste giudiziarie, la frizione con i repubblicani, porta alla cacciata del vicesindaco e assessore al bilancio Giuliano Masci. Il quadro della crisi di marzo si completa con le dimissioni di Pietro Serra, con delega al turismo. Erano in 10, sono rimasti in 3, sostituiti dalle retroguardie di partito. Avanti il prossimo.

APRILIA - Scommessa primarie

Gianni Cosmi
Le primarie costituiscono quella competizione elettorale attraverso la quale i cittadini potranno decidere chi sarà il candidato a sindaco dello schieramento del centrosinistra per le elezioni per il rinnovo del consiglio comunale ad Aprilia. Il Partito Democratico di Aprilia ha proposto alle altre componenti della coalizione, così come alle liste civiche e a quei soggetti politici che non sono rappresentati nello schieramento governativo a livello nazionale, di confrontarsi per la scelta del proprio candidato attraverso questo percorso democratico. Crediamo che le elezioni primarie possano promuovere la massima partecipazione degli elettori alla scelta del candidato che dovrà rappresentare gli interessi e i valori di una larga fetta di popolazione. Crediamo che sia necessaria una forte partecipazione perché quel sistema che vede gli elettori costretti a dover scegliere tra candidati imposti dai partiti ha generato nei cittadini la convinzione che la politica sia qualcosa di lontano dal quotidiano di ciascuno. Il risultato di questa distanza che va via, via crescendo rappresenta la degenerazione di un rapporto tra cittadini ed istituzioni. C'è chi risolve questa deriva definendo la politica come qualcosa di negativo e di corrotto. Non è così. La politica è l'arte del governo e i partiti, ciascuno con il proprio patrimonio di valori, sono il sale della democrazia. Per questo il Partito Democratico ha deciso di scommettere sulle primarie e, per fare ciò, vuole confrontarsi con tutti. Noi vogliamo arrivare ad una scelta consapevole e partecipata alla quale nessuno può sottrarsi: perché le campagne che tentano di delegittimare le regole della rappresentanza e della politica necessitano come risposta un impegno corale, perché risollevare Aprilia dal degrado nel quale è precipitata è un dovere di ogni cittadino disposto a investire nel futuro della comunità. Per questo è necessaria la partecipazione di tutti, nessuno escluso. I cittadini ci chiedono una persona competente, giovane, fresca, capace di portare idee nuove e nuovi progetti al centro dei quali ci sia sempre e soltanto l'interesse collettivo. Vorremmo che a scegliere quale candidato a sindaco del centrosinistra donna o uomo fossimo tutti noi, cittadini di Aprilia. Il centrosinistra può, per i valori di cui è portatore, costituire un'alternativa vincente ad una destra che in sette anni di governo ha fallito su tutti i fronti ed è stata causa principale delle urgenze la cui soluzione non è più rimandabile a tempi migliori.
E il confronto con i nostri alleati dovrà necessariamente tenere conto di queste urgenze. Ecco le nostre proposte su ciascuno di questi temi:
Deficit economico
Le casse del Comune di Aprilia sono vuote: ce ne rendiamo conto ogni giorno uscendo per strada. Buche, degrado sono sotto gli occhi di tutti, e altro non sono che il risultato di una cattiva gestione economica. Non ci sono soldi per riparare le strade, per sistemare i parchi e rendere più bella Aprilia. Eppure il Comune possiede risorse economiche. Purtroppo ne fa un cattivo uso.
Aziende speciali e municipalizzate
Per risanare il grave deficit della finanza del Comune di Aprilia serve rimodulare e ristrutturare gli apparati elefantiaci Aser e Multiservizi. A proposito di Aser: pagare i tributi, per ottenere servizi, è uno dei principi della nostra Costituzione che stabilisce che "tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva". Naturalmente tutto ciò non deve avvenire a scapito dell'economicità dell'ente e della tutela delle fasce deboli. A proposito di Multiservizi: la società che ha raccolto l'eredità del Consorzio Ecolazio, con il quale erano stati ricollocati i lavoratori socialmente utili, a causa di una pessima gestione è stata svuotata del suo ruolo, i dipendenti della loro dignità di lavoratori e la città privata di un apparato agile e in grado di rispondere alla manutenzione e al decoro cittadino. Il fallimento del sistema Multiservizi è derivato dal clientelismo e dalla pessima amministrazione delle risorse economiche e umane in dotazione. Ogni cittadino paga all'anno di tasca propria 500 euro per i debiti che altri hanno provocato.
Ambiente e Territorio
Riteniamo che sia doveroso contrastare con tutte le nostre forze la realizzazione della centrale turbogas di Campo di Carne, una centrale che porterà danni all'ambiente, all'economia agricola e alla salute dell'uomo. Il nostro territorio, per caratteristiche e dimensioni, consente una visione comune sul futuro della città. Per difendere e valorizzare il patrimonio ambientale serve un progetto partecipato. La gestione e la pianificazione territoriale devono tenere conto che Aprilia è una città cresciuta fortemente negli ultimi anni. Non possiamo pensare che si possa andare oltre. Ecco a cosa ci riferiamo quando sosteniamo che il territorio va difeso: la nostra proposta è quella di portare ad esaurimento il Piano Regolatore ed iniziare a ragionare in termini di standard qualitativi. Ecco perché tra i nostri principali obiettivi c'è la valorizzazione del patrimonio ambientale, valorizzazione che passa attraverso il recupero dei 54 nuclei spontanei ed il loro risanamento igienico e sanitario.
Acqua
Continuare la battaglia di contrasto ad Acqualatina perché si giunga ad un costo equo e ad uno standard qualitativo adeguato, restando nella legalità e pagando il servizio. Il tema dell'acqua, un bene comune prezioso, e le modalità di gestione del servizio idrico, nel nostro caso affidata ad un ente che non è il Comune di Aprilia, ci pone tutti di fronte ad una seria riflessione. Il centrosinistra, perché libero e slegato da logiche partitiche tutte interne al centrodestra schierato a difesa di Acqualatina, si farà portatore della tutela dei diritti dei cittadini e delle fasce più deboli per contrastare un apparato di incarichi e consulenze che gravano sui bilanci familiari.
Infrastrutture e Servizi
La qualità dei servizi offerti ai cittadini di Aprilia è insufficiente: ognuno di noi vive sulla propria pelle questa esperienza negativa. Colmare quel deficit di dotazione dei servizi urbani di qualità è quanto ci proponiamo di fare opponendo alla cementificazione selvaggia la tutela e la valorizzazione del territorio che ci appartiene. Per fare questo si deve ripartire da una offerta minima come verde, parcheggi e commercio, ad una più complessa come la realizzazione di strutture polifunzionali, sportive e culturali. Andrà inoltre valutata la struttura della rete urbana per il sostegno alla mobilità dei cittadini e delle imprese e quelle infrastrutture che possano attrarre nel nostro territorio investimenti per rilanciare l'economia e l'industria.
Cultura e partecipazione
Viviamo in un Paese democratico dove la solidarietà è il fondamento della convivenza civile e dell'organizzazione sociale. Per i giovani le possibilità di formarsi per affrontare la vita sociale e politica restano circoscritte alla famiglia e della scuola. Occorre rilanciare la cultura e l'aggregazione perché una città giovane e culturalmente aperta come Aprilia vive piegata su se stessa, non si investe sui giovani che sono così condannati a vivere in una realtà che non soddisfa le loro legittime aspirazioni. Senza strutture sportive adeguate e priva di un Palazzo della Cultura, ad Aprilia mancano quegli spazi aggregativi dove si forma non solo una comunità, ma conoscenza, consapevolezza e apertura verso il mondo. Insieme a chi ha come noi l'ambizione di governare questa città, per strapparla a quel degrado nel quale è precipitata, occorre avviare una riflessione comune e per fare emergere serie proposte politiche sui temi culturali.

prima pagina 22 marzo 2009

sabato 21 marzo 2009

Mi si è ristretto il giornale

La formica atomica
Lidano Grassucci
Mi si è ristretto il giornale, Dio mio che sfacelo. Quando ho avuto questa idea in molti hanno sgranato gli occhi.
“Fai un giornaletto”. “Il giornale deve essere grande”.
Gli avrei potuto rispondere pragmaticamente: ma è più facile da usare, entra in una borsetta, è discreto, lo puoi leggere ovunque. Ma è sulle dimensioni che voglio dire
Quando sento queste osservazioni rammento Sraffa che con un libricino di 40 pagine, “la produzione di merci a mezzo merci” ha cambiato l’economia.
Poi leggo, su Il Corriere della Sera, l’intervista a Giovinco, il giocatore rivelazione della Juventus. Lui è piccolo, ma piccolo. In campo è una pulce che corre tra giganti, ma è veloce, ha fantasia. Intuisce, percepisce, gli spazi liberi si infila e corre.
Lo chiamano la “formica atomica”. Ecco vorrei fare un giornale così, una formica atomica. Una cosa piccola ma con la forza della vista stessa. Perché in un giornale contano le idee, contano le cose che scrivi. Certo adesso sono tutti amanti della grafica che sta al giornalismo come i prodotti derivati stanno alla finanza. La grafica è la panna che nasconde le magagne della cucina. Questo giornale, grande o piccolo che sia, sarà sempre e solo “differente”: pluralista, politicamente scorretto, liberamente liberale. Sarà la voce fuori dal coro dei luoghi comuni, sarà divertente, sarà anche in vernacolo, sarà quel che deve essere il racconto di una comunità plurale. Come?
Con lo spirito che abbiamo da cinque anni, quello spirito che cerca di smascherare le bugie ed i bugiardi, i troppo furbi.
Il nostro progetto è, invece, ambizioso vogliamo essere i Giovinco del giornalismo. Vogliamo essere il giocatore di fantasia, vogliamo essere la pulce nell’orecchio di una opinione pubblica distratta, senza memoria, piena di paura per il grasso che le riempie gli occhi, la testa e la pancia.
Vogliamo essere leggeri come è leggera la vita vera che ha passione e, soprattutto, una idea di futuro migliore.
Giovinco dello scrivere, siamo stati tanto in panchina, ora vi facciamo vedere come si tratta la palla, come si imposta il gioco e come è piacevole vincere.

Le fotocopie di Zottola

Lidano Grassucci
Zottola lo hanno rifatto presidente della Camera di Commercio. Non discuto, le scelte sono individuali e il pentimento è di chi si pente. Se uno ha fallito una volta dovrebbe avere il buon gusto di non insistere, ma è cosa di ciascuno. Voglio solo ricordare, sommessamente, che Vincenzo Zottola quasi due anni fa, quando fu sfiduciato da molti che ora lo sfiduciano, disse in consiglio camerale che “doveva uscire per fare le fotocopie” e che sarebbe tornato a momenti.
Essendo passati quasi due anni vorrei sapere se quelle fotocopie le ha fatte, se sono venute bene. Tutto qui.

An addio, destra normale sinistra anomala

Lidano Grassucci
E’ finita An. E’ terminata, per sempre, l’anomalia italiana di avere una destra non liberale. In Europa la destra sta dentro il percorso delle libertà politiche e civili, sta tra i “soci fondatori” della democrazia rappresentativa. Da noi c’era il partito cattolico che, in nome della difesa della Chiesa, tutto comprendeva, poi una destra di nostalgia, di testimonianza. Il contraltare era una sinistra antisistema, comunista. I totalitarismi del secolo scorso hanno avuto, da noi, vita più lunga.
Perché? Perché la democrazia non era patrimonio di nessuna di queste parti politiche. Liberali, socialisti, radicali, socialdemocratici, repubblicani erano una esigua minoranza.
La stessa ricostruzione della destra politica passa per una “intuizione liberale”, l’idea del partito liberale di massa che è stata la prima versione di Forza Italia, per diventare la riproduzione del partito tutto cattolico.
A sinistra è nato un movimento politico, il Pd, che non ha radici nella storia politica europea, con la pretesa di tracciare una via nuova. A destra sta nascendo un partito leaderista, ma un partito dentro la tradizione europea, un partito anostalgico. Un partito molto vicino al partito di Aznar, che ha tra i padri nobili De Gaulle, Curchill. Quelli che hanno combattuto, e battuto, il fascismo. Insomma nasce una destra problematica, con il limite del leaderismo, ma normale.
Servirebbe a fronte. È come nelle teorie della simmetria in fisica: se c’è la materia c’è altrettanta antimateria. Se c’è una destra democratica, popolare, ci dovrebbe essere una sinistra socialdemocratica.
Ad una destra normale andrebbe contrapposta una sinistra normale.
Il cammino di An è stato tortuoso, pieno di contraddizioni, qualche nostalgista è nascosto qui è lì. Ma è indubbio che è nata una destra democratica.
Ora tocca alla sinistra chiudere con la diversità berlingueriana, con la doppia morale, con i conti mai fatto con il socialismo democratico.

Banda Rossini e Stark Quartet per il benvenuto alla primavera

Stefania Saralli
Un saluto musicale per la stagione delle rose. Il periodo più colorato e profumato dell'anno è stato onorato venerdì scorso, nei locali del teatro Gabriele D'Annunzio di Latina, con il "Concerto di Primavera". La rassegna musicale, patrocinata dall'assessorato alla cultura del capoluogo pontino, è stata eseguita dall'orchestra di fiati Gioacchino Rossini, diretta dal maestro Raffaele Gaizo e nota ai più come la banda musicale della città. «La banda - ha commentato Gaizo - rappresenta uno sfogo per i tanti ragazzi che, dopo anni di sacrifici, si diplomano presso il Conservatorio. La crisi c'è e si sente ancor di più in un ambito così "elitario" come quello musicale. La banda, al contrario, consente loro di continuare a coltivare la passione». La manifestazione è stata anche l'occasione per mostrare la duttilità del gruppo nell'esecuzione sì di brani classici, ma anche di più originali e moderni. Così, il via è stato dato da "Florentiner Marsch" del boemo Julius Fucik - arrangiamento di Hartmann -, per poi proseguire con un omaggio al compositore italiano da cui l'orchestra ha preso il nome: "La gazza ladra" di Gioacchino Rossini - arrangiamento di Giovanni Pennacchio.
La serata è continuata con un'altra eccellenza tutta pontina: lo Stark Quartet, composto da Vinibaldo Baccari - vincitore del concorso per strumenti a fiato Amilcare Ponchielli e docente presso alcune scuole statali -, Antonio Fraioli - vincitore del I premio assoluto tra gli strumentisti a fiato nel III torneo internazionale di musica e titolare della cattedra di musica d'insieme per strumenti a fiato presso il Conservatorio Martucci di Salerno -, Simone Saccoccio - componente della banda della Marina Militare Italiana - e Sergio Brusca - direttore della banda musicale di Priverno e docente presso alcune scuole statali. Insieme all'orchestra Rossini, il quartetto ha omaggiato Nino Rota con "Di Rota in Rota" - arrangiamento di Brusca. Un'anteprima assoluta presentata venerdì sera a Latina, poiché la composizione verrà proposta dallo Stark Quartet al KlarinetFest2009, che si terrà a Oporto (Portogallo). Il concerto si è concluso sulle note di altri tre brani che hanno accolto il plauso del pubblico: "Oregon" di Jacob De Haan - fantasia per banda -, "Can't take my eyes off you" di Crewe e Gaudio - arrangiamento di Tashima - e "Magic slides" di Wim Laseroms. Insomma, una grande esibizione firmata banda Rossini. Purtroppo, però, la serata non ha registrato il sold out: prime file erano vuote, come tante altre poltrone. Sì purtroppo, ma per gli assenti.

La ricetta di Confindustria per uscire dalla crisi

Teresa Faticoni
Export. Fabio Mazzenga, presidente di Confindustria Latina, racchiude in una parola la ricetta per uscire dalla crisi internazionale. Lo incontriamo a margine di un incontro informativo che l’associazione degli industriali ha organizzato per i suoi iscritti sull’attualissimo tema della cassa integrazione. Mazzenga a trecentosessanta gradi analizza a chiare linee il passato, il presente e il futuro del tessuto industriale di questa provincia. Le esportazioni, per esempio, da noi tengono ancora (come rilevato da un’indagine effettuata da Il Sole 24 ore, quotidiano di Confindustria appunto), grazie alle aziende farmaceutiche. Ma per essere credibili su un mercato sempre più globale i parametri imprescindibili sono: «qualità, innovazione e puntualità nelle consegne. Solo le aziende che saranno in grado di puntare su questi tre fattori potranno facilmente uscire dalla crisi». Il presidente è molto diretto, nessuna ipocrisia, non si nasconde dietro un dito quando parla ai suoi associati: «Il sistema soffre, soffre, soffre moltissimo». E la reiterazione del vocabolo è molto d’impatto. I rappresentanti degli industriali sanno che il momento è di quelli grigi, che siamo in piena emergenza, ma si deve anche pensare al futuro. «Dal dopoguerra a oggi le crisi sono state cicliche», sottolinea il direttore Sergio Viceconte. Confindustria, quindi, pensa al futuro. Mettere a disposizione degli industriali gli strumenti e le competenze per superare la fase e riprendere il tutto quando sarà passata la tempesta, che proprio grazie a questi espedienti non si trasformerà in uno tsunami. «La politica non ha preso decisioni forti – dice ancora dallo scranno Mazzenga -. In questi momenti dobbiamo combattere contro chi non prende in considerazione l’ammodernamento del Paese al di là delle ideologie». Infrastrutture è la parola d’ordine. In purissimo Obama style Mazzenga lancia un monito e un augurio: «Per ritornare alla floridezza economica tutti insieme dobbiamo spingere per la modernizzazione del Paese attraverso le grandi opere pubbliche». In periodi di crisi, infatti, la realizzazione delle infrastrutture è un passaggio necessario per rimettere in moto l’economia.
Esportazioni, dunque, come ha fatto la Germania qualche anno fa?
«Ma la Germania aveva un sistema bancario diverso dal nostro. Noi siamo esposti in misura minore».
Le banche si stanno mostrando l’anello debole della catena?
«Il credito dovrebbe essere più reattivo alle esigenze del mondo produttivo. Confindustria Latina è stata la prima in Italia a sottoscrivere un accordo con l’Associazione bancaria italiana, perché già l’anno scorso avevamo avuto la percezione che uno degli aspetti principali è l’interlocuzione stretta con il sistema bancario locale».
Insomma, la Marcegaglia quando chiedeva «soldi veri» aveva ragione. Qui non ci vogliono aiuti, ma sostegni. Un modo diverso, strategico e costruttivo di creare le condizioni del futuro senza dimenticare il passato. Che le banche dimenticano. Mazzenga racconta di famiglie di industriali che fanno impresa da 50 anni e che a un certo punto non ricevono più credito dalle banche che cominciano a richiedere «supergaranzie». «Non mettiamo in discussione le banche che sono aziende e che devono fare il proprio utile – conclude il presidente di Confindustria – ma le regole auree vanno riviste in questo momento per salvaguardare anche l’interesse delle banche tenendo presente che c’è un passato con le aziende del territorio in base al quale si può costruire il futuro».

TERRACINA - UN mese fa il suicidio del segretario Martino

Francesco Avena
Un mese fa la notizia della tragica morte del segretario generale del Comune di Terracina Marino Martino. Dopo il suicidio dell’alto funzionario il Palazzo è stato investito da un terremoto giudiziario e politico senza precedenti. Quattro inchieste, tre condotte dai carabinieri su predisposizione della Procura, affidate ai pm Chiara Riva e Luigia Spinelli, e una alla guardia di finanza. Sequestrati documenti su cui si concentrano gli inquirenti. Scandalo easy park, canoni d’affitto su alloggi comunali non riscossi, assunzioni interinali pilotate. I carabinieri hanno notificato sette avvisi di garanzia per reati contro la pubblica amministrazione, tra cui quello all’ex vicesindaco Giuliano Masci. Nel frattempo destituito dal suo ruolo istituzionale. Le fiamme gialle invece indagano sugli appalti. Mentre sono state ascoltate persone informate sui fatti e raccolte deposizioni spontanee, il tribunale del riesame dà ragione alla difesa degli indagati per un’acquisizione di documenti su cui non c’erano motivazioni sufficienti per procedere al sequestro. L’inchiesta è tutt’altro che chiusa. Sono in vista nuovi interrogatori, potrebbero segnare una svolta nelle indagini. Sul fronte politico la morte di Martino ha accelerato una decomposizione amministrativa che si trascinava da tempo. Cacciato il vicesindaco Masci, indagato, e dimessosi l’assessore al turismo Pietro Serra, il governo Nardi è chiamato a risalire la china.

Per uscire dal calvario nel Pd si sceglie Amici

Alessia Tomasini

Il Partito democratico ha scelto. La lunga marcia verso le elezioni provinciali procede sotto il segno e il nome di Sesa Amici. Ieri mattina durante la direzione provinciale è passata all’unanimità, due soli astenuti, la candidatura a presidente del deputato ex Ds. L’obiettivo è cercare un rilancio del partito anche attraverso una candidatura che abbia se non il senso almeno la parvenza della novità. Ma? Di nuovi inizi di solito sono lastricate le strade che portano al declino. La compattezza che doveva caratterizzare questa tornata elettorale non c’è. Il riscatto del centrosinistra che doveva risollevare la sua sorte dopo gli scivoloni subiti, alle amministrative di Latina prima e alle politiche poco dopo, non è avvenuto. A dimostrarlo le presenze nella direzione provinciale, formata formalmente da 130 componenti, ma ridotta ad un numero di effettivi che non supera le 61 unità. Segno di una disaffezione verso le scelte e la gestione del Pd che si fa urlo quando si lasciano gli apparati e si entra nella realtà, quella rappresentata da cittadini sempre più distanti. Il centrosinistra continua a soffrire della stessa malattia da anni e mai nessuno sembra essersi preoccupato di trovare una cura. La decisione di mettere in campo una candidatura di bandiera, di non rispettare le proposte che puntavano ad una maggiore collegialità delle scelte e ad un acceso confronto interno hanno allontanato ogni propensione all’entusiasmo. La mozione di Aielli sulle primarie è stata bocciata con 48 voti contrari, 10 a favore e 3 astenuti. Il Partito democratico nel 2009 sta scontando la leggerezza del passato. La creazione di un grande partito è stata presa sotto gamba. Tutti coloro che annunciavano momenti difficili, legati alla convivenza tra Ds e Margherita, sono stati messi all’angolo come Cassandre maleauguranti. Eppure oggi il nodo è proprio questo. La selezione della classe dirigente non è avvenuta. La gestione del potere si è trasformata in una semplice suddivisione delle poltrone e il partito forte non è mai nato. Quello che doveva essere un passaggio politico si è trasformato con rapidità in un atto di fede. Manca l’identità, un progetto forte che dovrebbe avere il sostegno della classe dirigente. Di tutto questo non c’è neanche un’ipotesi. I tempi dei nuovi inizi dovrebbero essere archiviati. Si dovrebbe cominciare a guardare avanti, a costruire un percorso anche in vista delle regionali del prossimo anno che potrebbero risentire di uno scivolone di consensi in terra Latina. La crisi di convinzione ha preso il sopravvento. La nascita del tanto decantato Partito democratico è un abisso in cui la sinistra a livello elettorale continua da sempre a mantenere un piede. Il centrosinistra ha cambiato contenitore ma non contenuto. Non si è liberato del proprio limite più grande, quello di essere l’ombra di se stesso. E la scelta di porre una Sesa Amici, poco conosciuta sul territorio, comincia a dare l’impressione di essere una ricetta per fare la cioccolata ma in cui al posto del latte si usa il surrogato in polvere.

Aprilia - Sanatrix, stop alle consulenze

Carmen Porcelli
Due decreti ingiuntivi a firma dell’ex sindaco facente funzioni Paolo Verzili hanno fatto scattare da parte del commissario prefettizio Cono Federico Giuseppe l’immediata sospensione delle convenzioni che da diversi anni l’azienda Speciale Multiservizi e la Progetto Ambiente lega la società del politico di An, la Sanatrix, alle società di proprietà del comune di Aprilia. Un insolito caso di conflitto di interessi già al vaglio della magistratura e sulla quale la Digos sta in questi giorni cercando di ricostruire, incrociando il destino della società di via dei Lauri che si occupa di medicina del lavoro con le pendenze debitorie e penali legate alla municipalizzata che dovrebbe occuparsi di manutenzione stradale, del verde e cimiteriale e dei servizi alla persona. Le convenzioni con Multiservizi e Progetto Ambiente, nate probabilmente quando Verzili era amministratore del Comune di Aprilia, sono state immediatamente sospese. La Sanatrix la cui sede operativa e legale si trovano ad Aprilia via dei Lauri 52/b – si legge nel sito internet – opera dal 1991 nel settore della medicina del lavoro offrendo i propri servizi ad aziende private e pubbliche di primaria importanza. Dispone di poliambulatori specialistici, laboratori chimico - clinici – tossicologici, avvalendosi di personale medico e paramedico con alta professionalità”. Sanatrix si occupa tra le altre cose di monitoraggio ambientale e biologico, visite otorinolaringoiatra, analisi cliniche tossicologiche e in particolare di visite mediche pre assunzione. Queste ultime proprio oggetto della convenzione stipulata tra l’amministrazione comunale di Aprilia, Multiservizi quindi, e la società di cui è titolare Paolo Verzili. La Digos, che in questi giorni sta proseguendo le consultazioni e le audizioni con i residenti di alcune zone interessate da lavori elettorali anche questi al centro di una indagine avviata nel 2006 dalla Guardia di Finanza e poi passata alla Digos, che ha coinvolto oltre a Verzili anche il collega di partito Giovanni Raffa e l’attuale presidente della Multiservizi Rino Savini. Nel corso di un ultimo blitz presso la sede della municipalizzata a Piazza dei Bersaglieri gli agenti della Digos hanno acquisito nuova documentazione anche sulle assunzioni che tra il 2004 e il 2005 sono state fatte alla Multiservizi. I dipendenti, pariamo solo di contratti solo a tempo indeterminato, da 252 a 278, provocando al bilancio dell’azienda una perdita di oltre due milioni di euro. Questo solo per i dipendenti. L’allora presidente Ansuini, nominato da Verzili in quota ad An, aveva scritto nella sua relazione annuale che le spese sostenute per asfaltare le strade nei primi tre mesi del 2005 – a ridosso della campagna elettorale dell’aprile dello stesso anno – superavano di gran lunga quelle sostenute nell’intero 2004. La Digos sta verificando se si tratta di illazioni, ,se le ipotesi di abuso d’ufficio e voto di scambio sono infondate. Se fosse tutto vero la responsabilità cadrebbe sull’intera classe politica che ha finto di non vedere. Intanto l’amministrazione comunale si cautela sospendendo le convenzioni. I decreti ingiuntivi, inoltre, sono stato oggetto dell’incontro tra la delegazione trattante delle rsu aziendali e il commissario prefettizio – riunione che si è svolta la scorsa settimana- insieme all’adeguamento contrattuale, al pagamento degli arretrati e dei contribuiti Inpdap. Sul futuro dell’azienda il commissario è stato chiaro: o si chiude o si trasforma in Spa. L’ultima ipotesi diventerà praticabile quando il Comune sarà in sanerà i debiti – oltre 6 milioni di euro - rendendo appetibile a privati la cessione del 49% delle quote. Alitalia docet

Da Shakespeare al Cavaliere nero, Ndp con Gigi Proietti su La 7

Sergio Corsetti

E’ vero, ci sono anche i numeri 2, 3 e 4. Non solo i numeri uno. La televisione deve pensare anche a loro. Soprattutto il venerdì sera quando per la stancezza accumulata nell’arco dell’intera settimana il divano post cena diventa una tortura e il televisore potrebbe conciliare il sonno. Per rendere frizzante una tipica serata “dormiente” ci serve allora solo lui. Quello che Fellini chiamava in confidenza Giggiaccio. Parliamo di Gigi Proietti ospite l’altra sera de La 7 nella trasmissione Nulla Di Personale condotta da Antonello Piroso. La presentazione è, indubbiamente, forte: “nun me rompe er ca’”, uno dei suoi cavalli di battaglia. L’epiteto è collegato al leader della Lega Nord, Umberto Bossi, e a una delle sue provocazioni antiromane. Segue la filastrocca del cavaliere bianco e del cavaliere nero in cui il secondo ammazza i figli e tutta la discendenza dell’altro perché “al cavaliere nero nun gli devi cacà al…”. Da qui il finto risentimento di Proietti che si duole per il fatto che “dopo decenni di carriera quello che colpisce sono queste scemenze, queste volgarità”. Da Shakespeare al triviale. L’attore romano prende lo spunto per affrontare il tema del linguaggio e dell’uso delle parole. Proietti precisa che non trova assolutamente “sminuente” fare televisione (in realtà con molta parismonia) o la pubblicità. L’importante è “farla divertendosi altrimenti si vedrebbe”. L’intervista si conclude con il riferimento al “maestro” Ettore Petrolini. “Serve un patto generazionale - conclude Gigi - per non interrompre l’eredità del passato. Bisogna prestare un grande rispetto per gli anziani …mi preparo il campo, hai visto mai”.

GAETA - Matarazzo, il Comune batte cassa sulle aree edificabili.

Franco Schiano
Secondo l'UDC, la proposta dell'Amministrazione per determinare i valori delle aree edificabili ai fini dell'ICI, di cui si discuterà nel Consiglio di martedì prossimo, è iniqua e non tiene conto della realtà urbanistica di Gaeta. Di conseguenza il partito della Vela ha presentato una serie di emendamenti a quella “proposta di delibera ritenendola fondata su criteri discrezionali, non oggettivi e comunque diretta solo ad impoverire i cittadini di Gaeta. Secondo la delibera proposta dall'amministrazione Raimondi – afferma il Capogruppo Matarazzo - vengono fuori valori finali monetari assurdi.”
La proposta dell'UDC è quella di dividere il territorio di Gaeta in due macro zone:una dove sono adottati o approvati i Piani Particolareggiati (cioè dove il privato concretamente può costruire), ed una altra priva dei detti strumenti urbanistici (cioè dove il privato di fatto non può costruire ). In base a questa divisione, la proposta prevede che nella prima zona (dove si può costruire), individuato il valore medio base, la determinazione dell'effettivo valore Ici dovrà tener conto di tutte le variabili che possono influenzarlo(panoramicità, viabilità, servizi, utilizzabilità, esposizione,ecc.). Nella seconda invece, essendo di fatto equiparata ai terreni agricoli, il valore dei terreni, al massimo, potrà essere pari alla rendita catastale aumentata del 10%.
“Risulta assurdo, immotivato, persecutorio - spiega Matarazzo - da parte dell'Amministrazione Raimondi richiedere somme ai proprietari pur sapendo che nella nostra Città, in assenza di Piani Particolareggiati non e' possibile realizzare neanche un porticato o una tettoia.” Inoltre secondo l'esponente del partito di Casini -”
Il Sindaco e una parte dei suoi consiglieri di maggioranza invece mirano nella seduta di martedì a non volere un confronto serio, responsabile con l'UDC e con tutti i consiglieri di maggioranza e di minoranza aperti alla discussione. L'Amministrazione con prepotenza mira a vessare i cittadini imponendo valori ICI assurdi e fuori dalla realtà. L'UDC invita il Sindaco e quella parte della maggioranza chiusa ad ogni confronto ad evitare uno scontro in Consiglio Comunale, abbandonando la logica del "fare cassa" sulle spalle dei contribuenti di Gaeta.” Infine Matarazzo annuncia che si vedrà costretto a denunciare in Consiglio Comunale
la violazione di legge per i lavori di Via Piave. “Come è stato sancito nell'ultimo consiglio il procedimento amministrativo è illegittimo e quindi le determine, prive del parere di regolarità, nulle sia per la Legge che per il regolamento del Comune. Si chiede sin d'ora - conclude Matarazzo - anche agli Organi interni di controllo del Comune (Nucleo di controllo di gestione e di valutazione,Collegio dei Revisori ) di procedere alla revoca-annullamento di tutte le determine dirigenziali emesse nell'anno 2008 prive del parere dovuto di regolarità contabile.”

GAETA - Ancora nessuna intesa sui valori Ici dei terreni edificabili.

Franco Schiano
Doveva servire a coordinare i vari emendamenti sui criteri per stabilire i valori ai fini dell'ICI sulle aree edificabili, la conferenza dei capigruppo tenutasi venerdì pomeriggio, in vista del Consiglio previsto per martedì prossimo. Invece la discussione si è sviluppata quasi esclusivamente intorno al tema alla emendabilità o meno della relazione elaborata dall'ufficio tecnico comunale in base alla quale poi si potranno calcolare i valori. Alla presentazione degli emendamenti sono stati dedicati solo pochi minuti e non sono stati neanche sommariamente esaminati. In verità non si è giunti ad alcuna decisione, ma si sono sviluppate due correnti di pensiero, naturalmente opposte. La tesi portata dalla maggioranza sembra sostenere la immodificabilità di questa relazione che viene forse con un po' di malizia definita “perizia tecnica” ed in quanto tale non soggetta a modifiche da parte del Consiglio Comunale. Se questa linea – che per molti è un'aberrazione giuridica – dovesse passare, non si capisce cosa sarebbe chiamato a votare il consiglio martedì prossimo. Secondo quasi tutti gli esponenti della minoranza che abbiamo avuto modo di sentire, l'escamotage della perizia o relazione tecnica sarebbe un tentativo della maggioranza di non permettere variazioni alle valutazione dei terreni in modo da non alterare, eventualmente sgonfiandole, le cifre già previste in entrata dalla bozza di bilancio 2009. Sempre secondo la minoranza, lo studio fatto dall'ufficio tecnico comunale guidato dal dirigente Astarita, è sicuramente un egregio lavoro, me è impensabile che non possa essere discusso e pertanto, almeno teoricamente modificato, in base a considerazioni e valutazioni politiche proprie del Consiglio Comunale. Pertanto questa fantomatica “relazione.-perizia tecnica dei terreni edificabili di Gaeta” dovrà diventare invece un normale regolamento con tanto di articolato, che peraltro è lo strumento usato da tutti i Comuni d'Italia da Bolzano a Lampedusa. Sancendo la non modificabilità – senza calcolare i profili d'illegittimità – si sancirebbe la subalternità del ruolo politico esercitata dal consigliere comunale rispetto a quello tecnico esercitata dai dipendenti comunale. Impensabile. Diverso è, se per non mettere eventualmente a rischio gli equilibri di bilancio, la maggioranza presenti un regolamento blindato, che non tenga in nessun conto tutti gli emendamenti presentati, respingendoli sistematicamente. Sarebbe una scelta politicamente assai discutibile, ma assolutamente legittima e legale. In pratica la maggioranza si assumerebbe per intero la responsabilità e la eventuale impopolarità che ne deriverebbe. Ma come dicevamo in apertura, nulla è stato ancora deciso e ci sono ancora alcuni giorni per cercare delle possibili soluzioni che tengano conto, sia delle esigenze di bilancio, che di quelle legittime dei consiglieri comunali e dei proprietari dei terreni che rischiano di fare le spese di una situazione troppo esasperata. L'alternativa sarà un consiglio comunale di martedì al calor bianco.

venerdì 20 marzo 2009

Cattivik - Città di fondazione, la storia nel cestino

Maria Corsetti
Al ministero per la Semplificazione Normativa tergiversano. C’è da ammetterlo, l’hanno fatta davvero grossa. Hanno cancellato tre città e una provincia. Latina, fu Littoria, Pontinia, Aprilia e la Provincia sono finite nel cestino dei rifiuti insieme al regio decreto sul trattamento doganale del prosciutto cotto conservato in scatola e sulle misure per la lotta alle cavallette. Tutti commi inutili e che, oltre a rendere farraginoso il diritto italiano, avevano anche un costo annuale piuttosto elevato. Quindi via tutto, ma se nelle maglie ci rimane impigliato l’Agro pontino, come si fa? Qui la questione non è solo di una svista e di trovare la maniera migliore per metterci una pezza. Qui si rischia l’impiccio politico. Perché l’opera del duce cancellata da un ministro leghista un po’ fastidio in fondo in fondo lo dà. A questo aggiungi che l’uomo della provvidenza aveva importato veneti e friulani dal nord. I cui discendenti a quanto pare stanno dimostrando una certa simpatia per il partito del senatur. E che succede? Succede che con la legge 9 del 18 febbraio 2009 sono state formalmente abrogate alcune vecchie leggi tra le quali figurano anche quelle che durante il ventennio fascista istituirono i comuni di Littoria, Pontinia e Aprilia, nonché la Provincia di Littoria. Ecco la fine delle città simbolo del Razionalismo: fino a ieri città nuove, oggi città invisibili. Anni di bonifica, zanzare e lavoro svaniti nel nulla. C’è da sperare adesso che le città tornino formalmente a far parte dello stato italiano, mentre tutta la nostalgia e la retorica rimangano, come è giusto che sia, nella memoria dei pionieri ancora in vita, ai quali auguriamo una vita lunghissima per raccontarci ancora di un tempo passato. Loro sono gli unici legittimati a farlo.

prima pagina del 21 marzo

GAETA - PD, una poltrona per tre

Franco Schiano
Stefano Ponticelli, Angela Uttaro e Agostino Di Mille, sono i tre candidati a sostituire Momo Di Perna nell'incarico di coordinatore del partito, dopo che questi circa un mese fa è diventato uno degli assessori di Raimondi. Dopo la presentazione delle candidature, i cui termini sono scaduti giovedì sera alle 18, i tre candidati hanno esposto i loro rispettivi programmi. Senza entrare nei dettagli dei loro interventi, tutti e tre hanno manifestato la volontà di lavorare per l'unita del partito. Evidenziando così, ove ce ne fosse ancora bisogno, come il mancato amalgama tra le varie anime, è la vera grande emergenza dei democratici di Gaeta e non solo. Poi domenica, il parlamentino locale del PD voterà il designato a guidare il partito verso le ormai imminenti consultazioni elettorali di giugno. I tre aspiranti segretari o coordinatori che si contenderanno la poltrona, rischiano di trovarsi tra le mani un partito zoppo, confuso e drammaticamente diviso a poche settimana dalla prova suprema per un partito: una competizione elettorale. Non ci vuole una grande perspicacia per immaginare quanto sarà improbo il lavoro che attende colui che sarà il designato a guidare i democratici di Gaeta. In altri tempi, difficilmente si sarebbe arrivati ad una simile decisione in una situazione che vedrà il futuro segretario preso in mezzo tra la consigliera da una parta e l'assessore dall'altro.

Sempre facendo riferimento ai vituperati tempi della prima repubblica, questo di Gaeta sarebbe stato il classico caso in cui - a meno che il nuovo fosse un personaggio appoggiato unanimemente da tutto il partito – si lasciava il vecchio segretario al suo posto fino alle elezioni (ancorchè nominato assessore). In alternativa esisteva solo il commissariamento della sezione o del circolo come si dice oggi.

Stando alle indiscrezioni che circolano, Agostino Di Mille (ingegnere e storico esponente del vecchio PCI) dovrebbe disporre in partenza di un pacchetto di voti pari a circa il 50%, mentre gli altri due dovrebbero dividersi la restante metà. Stefano Ponticelli è un giovane laureato in scienze politiche che lavora a Roma. Angela Uttaro, che ha fatto parte anche della terna dei candidati assessori, insegna materie letterarie presso la scuola media. Se uno dei due facesse un passo indietro (ma il tempo per farlo è poco) le posizioni di partenza potrebbero teoricamente essere quasi paritarie. In ogni caso sarebbe un partito spaccato come è stato finora. Naturalmente queste sono ipotesi basate su presunte intenzioni di voto, che domenica (domani), all'apertura delle urne, potrebbero essere clamorosamente smentite. Ma si tratterebbe di un miracolo laico. Per la cronaca si vota nella sede del Circolo in Vico Buonomo XVII, domenica dalle 10-12 e 18-20 .

Una ulteriore iattura per il PD, potrebbe essere rappresentata dalla possibilità, finora non ancora smentita, che il Sindaco Raimondi si candidi alle Europee con le liste dell'IDV, o con un'altra formazione. Solo per inciso segnaliamo che ieri i Liberal Democratici della Melchiorre, di cui è coordinatore per il basso Lazio Lino Magliuzzi, hanno deciso di presentarsi alle Europee insieme al Maie-Movimento associativo italiani all'estero. Infatti è abbastanza probabile che diversi membri dell'attuale direttivo del PD, non esiterebbero ad appoggiare Raimondi, nel caso si candidasse per Strasburgo, creando così ulteriore caos e confusione nelle fila del già abbastanza magmatico partito dei democratici.

Zaccheo salvi la Regina

Teresa Faticoni
God save the queen, anzi ci pensi Zaccheo. Ieri mattina in Comune il sindaco di Latina ha incontrato una delegazione di lavoratori della regina Catene Calibrate. Al vertice erano presenti anche per la parte istituzionale l’assessore alle attività produttive Alessandro Calvi, il consigliere comunale Angelo Tripodi; per le parti sociali il segretario della Uilm Uil Roberto Caccavello, il segretario provinciale della Fiom Cgil Pierino Ricci e una rappresentanza delle rsu. L’apertura del procedimento di mobilità per 18 persone – 14 operai e 4 impiegati – da parte dell’azienda di via Monti Lepini ha aperto una difficile trattativa. Prima che si vada a concertare in regione – dove è stato convocato presso l’assessorato al lavoro un tavolo per mercoledì 25 – i sindacalisti hanno cercato un fronte comune contro i licenziamenti. I rappresentanti dei lavoratori, infatti, rifiutano di avallare i licenziamenti perché la Regina è un’azienda che non ha problemi connessi alla crisi globale o a contrazione del mercato. Le commesse ci sono, come anche ribadito dalla stessa dirigenza aziendale prima dello scorso Natale. Resta quindi incomprensibile la posizione – molto rigida – assunta dall’azienda rispetto alla riduzione del personale, che essendo anche molto giovano non può agganciarsi allo scivolo per la pensione. Durante la riunione di ieri mattina è stato anche ricordato che alla stessa regina il Comune di Latina aveva concesso, l’anno scorso, circa 3.000 metri cubi di volumetrie in più per la realizzazione di un magazzino. L’ampliamento, secondo i vertici aziendali, era funzionale all’incremento occupazionale. Come già espresso nelle varie riunioni che si sono tenute in Confindustria, Caccavello e Ricci hanno ribadito la richiesta di convertire la procedura di mobilità in un ricorso alla cassa integrazione straordinaria che consentirà di avere un altro anno a disposizione utile a verificare se la crisi invocata ha motivi di serio riscontro. Il sindaco Zaccheo ha chiuso l’incontro assicurando che assumerà con determinazione ogni iniziativa utile a garantire gli attuali livelli occupazionali e che sosterrà in tutte le sedi, istituzionali e non, le ragioni dei lavoratori. Lo stesso primo cittadino parteciperà alla riunione convocata dal prefetto per martedì a mezzogiorno.

Virgin radio, le chicche rock invitano a spegnere la Tv

Sergio Corsetti

Meglio la radio. Questa la tesi di Oliviero Toscani. Almeno per quanto riguarda la musica, la buona musica. Spegnere la Tv quindi per gli appassionati di rock non è un sacrificio. Soprattutto ora che è scoppiata la Virgin mania. La radio trasmette buona musica rock ininterrottamente diventando di fatto il punto di riferimento per gli appassionati. L’altro giorno, nella rubrica, “music history” pillole di storia del rock, Paola Maugeri aveva ospite in studio Oliviero Toscani. Il famosissimo fotografo ha categoricamente affermato che lui la musica in televisione assolutamente non la ascolta e che preferisce al cento per cento la radio. Saranno contenti per la pubblicità indiretta i responsabili di Mtv e All music, canali televisivi con palinsesti quasi interamente dedicati alla musica. Toscani confessa di ascoltare esclusivamente le note propagate on air dalle emittenti specializzate e di essere affezionato a Virgin. Da qui la memoria dell’artista torna ai tempi della gioventù al mitico concerto di Woodstock, al quale partecipò giovane 27enne. Toscani ripercorre anche le sensazioni emotive dell’incontro di lavoro con i Rolling Stones. Tra una pausa e l’altra sul set fotografico l’artista rimase folgorato dalla personalità prorompente di David Bowie. Ricorda, quasi fosse ieri, le interminabili partite a carte con il trasgressivo Mike. Certo è che la pubblicità dell’artista milanese contribuirà ancor di più ad avvicinare alla nuova emittente. Emittente che è assurta agli onori della cronaca ultimamente per le trattative in corso da parte del proprietario, sir Richard Branson, per acquistare la Honda di Formula 1. Il palinsesto trasmesso da Virgin Italia rappresenta quanto di meglio si possa ascoltare in tema. Anche l’alternanza tra classico e nuovo è ottima. Si propongono chicche del passato e le ultime novità. Se una pecca si può trovare è quella che non vengono indicati i gruppi e i titoli; per i meno allenati questo costituisce un leggero handicap. Ma per i fan particolarmente gradevoli risultano le rubriche Rock in translation e Virgin Motel. Nella prima vetrina si traducono i testi dei brani più famosi e, per chi non conosce l’inglese, spesso si nasconde una poesia sottile e riferimenti non colti mentre nella seconda Ottaviano Blitch, nelle vesti di un guardiano notturno del più squallido motel, propone hit super interessanti. Insomma, anche senza Toscani, Virgin radio merita di essere ascoltata. Anche perché la musica rende allegri e come dice Prevert: “Bisognerebbe tentare di essere felici, non fosse altro per dare l'esempio”.

prima pagina del 20 marzo

Umanità e cittadinanza

Lidano Grassucci
Ci sono un centinaio di deputati del centrodestra che rifiutano di dare il loro assenso all’idea che il medico diventi anche poliziotto, strumento per combattere l’immigrazione clandestina. Non vogliono la norma che obbliga il medico a denunciare il paziente.
Siamo, ormai, un paese di timorosi, di rancorosi, di uomini grassi che stanno a difesa del loro benessere anche quando non c’è ragione. L’umanità è cattivo odore, è anche dolore, è confronto. Umanità è sporcarsi le mani con il lavoro, accettare di sbagliare.
Ci sono nostri ragazzi che non sanno perdere, che si suicidano per un brutto voto a scuola, per una sconfitta in una partita di calcio. Non accettano neanche l’ipotesi di sconfitta, neanche il rischio della sconfitta. Perché? Perché gli sconfitti non sono umani, perché gli sconfitti non possono esistere. Meglio morire che perdere.Da piccolo giocavo a soldatini con un ex mio amico e litigavamo non per avere i nordisti (quelli che vincono) ma per avere i sudisti (quelli che perdono). Perché noi avevamo già perso, perché ci sentivamo (ed eravamo ultimi).
Per questo i 100 deputati che dicono al capo: “guarda che stiamo sbagliando” sono eroi, in una comunità di conformisti. Perché leggono la vita dalla parte degli ultimi quando tutti amano solo i primi..
Perché hanno detto no alla paura, perché non si può denunciare un uomo perché si è fatto curare. Un medico non deve chiedersi chi ha davanti, deve curare l’uomo, non dare giudizi sul cittadino. Davanti ha una persona che ha bisogno. In guerra un medico militare cura il soldato, non guarda la divisa. Lo cura anche se sa che, una volta guarito, potrebbe essere il nemico che l’ucciderà. Ma lo cura, perché se non lo facesse lui non sarebbe uomo, non sarebbe degno di vivere.
Quei cento deputati del Pdl vogliono solo dire questo, che esiste l’umanità.
Un concetto di destra? No è il concetto che sta dentro la destra liberale europea, quella destra dove conta la persona, l’individuo.
Se passasse la norma che obbliga a denunciare chi si fa curare non saremo un comunità più sicura, ma più disumana. Saremo una comunità in cui non vale la pena di vivere, semplicemente.

giovedì 19 marzo 2009

La nebulosa anti Cusani

Alessia Tomasini
Le elezioni provinciali a sinistra si stanno trasformando in un vaso di Pandora. Veleni, dissapori, contrasti, hanno preso il sopravvento. Partito che vai, candidato che trovi. Il sogno di una grande coalizione capace di marciare sotto la guida di un solo capitano è fallita. All’orizzonte si profila la nascita di tante liste. Tanti staterelli autonomi che entreranno in collisione tra loro e intaccheranno poco, forse pochissimo, il consenso che i cittadini su questo territorio continuano ad accordare al centrodestra. Domani si svolgerà la direzione provinciale del Partito democratico chiamata a ratificare la candidatura a presidente della Provincia di Sesa Amici. Una evoluzione che, a seguito di riunioni in cui tutti hanno battuto le mani, dovrebbe essere scontata ma che è contraddetta dai fatti. Allo stato attuale Sesa conta sull’appoggio del Pd, inteso come Di Resta e Moscardelli, di una lista civica e della Sinistra democratica. Domenico Guidi, l’altra anima del Pd pronta ad abbandonare il campo, ha già conquistato le bandierine e i simboli di Rifondazione comunista, Comunisti italiani, Socialisti e Consumatori. Sull’ attuale capogruppo del Pd in consiglio provinciale c’è il via libera di Piero Marrazzo. L’Italia dei Valori correrà da sola mettendo in campo il nome e il volto dell’attuale segretario provinciale, Enzo De Amicis che non smentisce e non conferma. Infine ecco spuntare la Lega Nord che, come previsto sin dal suo esordio, collocherà nella partita anti Cusani Alberto Panzarini leader provinciale. Una situazione che dimostra come il sogno del bipartitismo in terra pontina non abbia grandi possibilità di essere realizzato. L’errore che tutti continuano a compiere è duplice. Da una parte si cerca la formula salva poltrona. Molti dei candidati presidenti in corsa rischiano il posto e con questa strategia potrebbero ottenere almeno una poltrona. Il punto è che, fatta eccezione per il candidato presidente, gli altri in lista sono destinati a scomparire. Dall’altra c’è l’incapacità di convogliare le forze dirigendole compatte su un solo avversario che dovrebbe essere il Popolo della libertà di Cusani. E qui sta il nodo da sciogliere che sta diventando una mattassa politica inestricabile. Il Pd sinora ha fallito perchè non ha un leader. Il Pdl ne ha già tre con Fazzone, Cusani e Zaccheo. L’abisso che non si riesce a superare è quello di un grande partito, il Pd, che resta una fusione mal riuscita. Margherita e Ds continuano a vivere vite separate in casa. Le elezioni provinciali si sono quindi trasformate in una partita riservata a pochi e da cui forse gli unici veri esclusi sono i cittadini. La candidatura di bandiera di Sesa Amici è lo strumento scelto da Moscardelli, Gioergi e Di Resta per effettuare una conta interna. Per il resto si dovrà attendere il risultato delle urne con la consapevolezza che nelle urne non vede nè Marx nè Berlusconi.

Chiambretti night va in replica per tutti i numero uno assenti

Sergio Corsetti
E se il numero uno fosse uscito? (O la numero uno “c’est la meme”). Se ha avuto un impegno di lavoro con pizza serale? Non c’è problema: Chiambretti c’è. La trasmissione “Chiambretti night”, destinata solo a numeri uno, è andata in onda in orario accessibile. Verso le 23.30. Il giorno precedente era iniziata dopo l’una terminando alle tre. “Ci hanno visto solo i disoccupati – dice ironicamente il conduttore – perché il giorno dopo non dovevano andare a lavorare”. Per questo Chiambretti decide di replicare quanto mandato in onda la notte prima. Chiambretti autoaccredita la trasmissione come il locale “cul” della Tv parlando del mistero di Moana Pozzi con la pornostar Maurizia Paradiso, “una simpatica curiosità intellettuale”. “Più torbida del Grande Fratello. Più cruda de La Fattoria: La vera storia di Moana”. Questo il lancio. La protagonista, la Paradiso, candidamente confessa di essere onorata “per averla potuta limonare”. “Moana rimane una regina” è il leit motiv della serata. La Paradiso per ricordare la pornostar prematuramente scomparsa, anche se c’è ancora chi sostiene che sia in vita, regala l’elegante abito rosso che Moana aveva indossato, i suoi orecchini e la collana. In contemporanea Matrix gioca sulla paura della paura. Frase che tutti in questi giorni di crisi economico-finanziaria riprendono dal presidente americano, Franklin Delano Roosevelt, che la pronuncio nel 1934. Ne esce fuori che il vero problema: “Ce la facciamo oppure no?”. Il giudizio è negativo in quanto chi decide è “chiuso nel suo bunker dorato, non sa più che cosa succede realmente nel Paese”. Chiambretti night passa, nel frattempo, al rapporto fede-calcio. Il tema è: “Caduta e redenzione di un campione sportivo”. Si parla di Nicola Legrattaglie, calciatore della Juventus e della nazionale, giudicato un bidone e in passato in procinto di passare alla squadra turca del Besiktas. Poi approdato al Siena dove conobbe Tomas Guzman che gli regalò una Bibbia. Dalla lettura all’illuminazione il passo fu breve. Legrottaglie che all’epoca era “uno schiacciasassi se le faceva tutte in quel di Verona” conosce Dio. Oggi, il calciatore pratica l’astinenza sessuale da ormai tre anni; chissà che penseranno tutti coloro che dopo due giorni in bianco sono già in crisi… “Non è un sacrificio. Mi sto riservando per quella che sarà la donna della mia vita, la madre dei miei figli”. Insomma un serata interessante e gradevole in Tv. Certo che ora anche i numeri uno devono attrezzarsi per esserci e commentare. Non c’è pizza che tenga. A meno che non ci sia un motivo nobile; una serata con limitatore e censuratore di pensiero disattivati. Quando c’è un numero uno non c’è limitatore che tenga. Anche a rischio di sbandate.

LATINA - Colpo da Manzo, tana ai rapinatori

Daniela Bianconi
Rapinatori violenti. Banditi armati fino ai denti pronti a mettere le mani sul bottino, ma anche a picchiare chiunque cerchi di frapporsi tra loro e il denaro. La loro carriera ha subito una pesante battuta d'arresto e a sventolare la bandiera a scacchi per indicare la fine della loro corsa sono stati gli agenti della Squadra Mobile di Latina. Gli uomini della sezione specializzata nei reati contro il patrimonio sono riusciti a raccogliere elementi tali da inchiodare i due rapinatori. Mercoledì il sostituto procuratore titolare dell'inchiesta Luigia Spinelli ha emesso l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di un 20enne di Latina e di un 33 enne anche lui residenti nel capoluogo pontino. I due, volti noti negli archivi della polizia, sono stati indagati per i reati di rapina aggravata, detenzione e porto illegale di un fucile a canne mozze e di una pistola in concorso tra loro. Sono loro, secondo gli inquirenti due delle quattro persone che componevano il commando che l'11 dicembre del 2007 rapinarono l'attività Manzo Riscaldamento in via Epitaffio. Erano da poco passate le 18 quando due uomini a volto coperto fecero irruzione nell'azienda specializzata in componenti idroelettrici. Davanti alla reazione del titolare, che provò a resistere all'azione, uno dei due malviventi prese il fucile e colpì l'imprenditore al volto. Nell'assurda dinamica partì un colpo, che raggiunse la parete del negozio. Fortunatamente nessuno dei clienti che in quel momento erano presenti rimase ferito. Dopo aver arraffato un bottino che sfiorò i 9 mila euro, i malviventi salirono su una Fiat Uno, dove ad attenderli c'erano presumibilmente altri due complici. In un attimo si sono allontanati in direzione del centro. Immediata scattò la segnalazione alla centrale operativa del 113 e si attuarono anche gli uomini della Squadra Mobile. Scattò una vera e propria caccia all'uomo, mentre Emilio Manzo, sotto choc per l'accaduto, fu accompagnato al pronto soccorso dell'ospedale Goretti di Latina. L'auto fu ritrovata in via Monte San Gennaro, nel quartiere Gionchetto. La macchina era stata rubata poco prima a Latina. L'auto, fu recuperata dai carabinieri, era stata sottratta ad una donna del capoluogo pontino nei pressi di Piazza della Libertà. Le successive indagini degli inquirenti permisero di arrivare ad una svolta importante. Determinanti per arrivare a risalire agli autori del colpo furono da un lato la stessa testimonianza della vittima, dall'altra le immagini che erano state filmate dalle telecamere di cui era dotata la ditta di riscaldamenti. Tassello dopo tassello gli agenti hanno ricomposto il mosaico e sono arrivati ad identificare i due banditi. Un altro particolare da non sottovalutare è l'abbigliamento che avevano i due banditi. A tradirli anche i jeans e la maglia che indossavano durante la rapina. Infine, ma non per ordine di importanza c'è anche da considerare la macchina. Sulla Fiat Uno la polizia scientifica ha svolto un attento sopralluogo che ha permesso di portare a galla alcuni elementi fondamentali. Tracce biologiche che comparate con gli archivi a disposizione delle forze dell'ordine hanno fatto la differenza proprio perché i due malviventi avevano già prestato volto e mani ad altri colpi.