mercoledì 7 aprile 2010

L'ARCINORMALE - Violenza da film



Lidano Grassucci

Non tendo al dramma, anzi sono ottimista. Ma certo le cronache lasciano perplessi. Latina non è certo Chicago, eppure c’è un senso di difficoltà a starci dentro questa città. Ci stiamo accorgendo che ci sono piani di vita cittadina che convivono ma si ignorano. Che sotto la facciata bella pittata di fresco c’è un edificio malato, il luccichio del corso fa da contrappeso a periferie che stanno diventando anonime, tristi, vuote, senza umano.
Gente in questa città gira armata e colpisce dove vuole per poi sparire, come inghiottita nel niente da cui è venuta. Per mesi mi hanno parlato del marcio che c’era a Fondi, mi hanno spiegato che impiegati della Prefettura guardando le delibere avevano scoperto quello che tutte le forze dell’ordine insieme non avevano visto. Ma i morti, gli agguati, sono stati fatti a Latina. Registro, mi stupisco, non capisco, ma nessuno mi spiega. Nessuno, al di là delle dichiarazioni di rito, anche noiose, ha detto qualcosa che spiegasse, che stimolasse gli anticorpi. Latina è una città sola, abbandonata a una retorica che non le rende giustizia.
Qui si spara e non fa nulla e nulla cambia. Questa città sta diventando indifferente anche alla violenza. Ora faranno annoiati consigli comunali dove “stigmatizzano”, “prendono posizione”, “chiedono più forze dell’ordine”. Poi passa, l’odore di polvere da sparo viene cancellato dall’umido di primavera e tutto torna nella mediocrità di prima. I tre morti di questo inverno chi li ricorda? Come usciti da un film d’azione dove nessuno ricorda quanti hanno fatto finta di morire. Solo che il nostro non è un film.

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