aemme
Ultimo spettacolo. Sono davanti al cinema prima di entrare aspetto una coppia di amici con cui andare a vedere un film, di quelli distensivi. Mentre aspettiamo un gruppetto di ragazze, tutte ventenni all’incirca, fumano mentre si riparano da una pioggerellina insistente. Accanto, Renata Polverini sorride ancora da uno dei giganteschi manifesti del suo gigantesco stand elettorale. Probabile che il suo sorriso solleciti la domanda: “Ragà visto che semo tutte maggiorenni e che semo votato, ma che lo sapete chi è salito alla fine?” La guardano, si guardano fra loro con aria di chi vorrebbe dire “ma con tanti argomenti, proprio questo dovevi tirar fuori?” Rabbrividisco. Fa abbastanza freddo nonostante sia il giorno di Pasqua, ma il brivido che mi percorre la schiena è quello di chi vorrebbe intervenire in un discorso di sconosciuti, ma non può, si morde la lingua e con la stessa aria incredula guarda i suoi ospiti e non commenta. Non può. Meglio evitare, anche perché cosa si può dire di fronte al disinteresse totale sul futuro del proprio paese, della propria regione? Se ciascuno prima del voto utilizzasse cinque minuti della sua preziosa e impegnata vita, non avrebbe poi la curiosità di vedere, non dico durante lo spoglio, ma almeno il giorno dopo sui giornali “chi è salito”? Ma i giovani, che hanno il mondo in mano, non hanno anche il dovere di crearlo quel mondo, qualunque sia, più vicino possibile ai loro ideali di vita? Di chi mai sarà la colpa? La loro, perché sono privi di valori, di interessi, di ideali? Quella delle famiglie che non trasmettono ai figli un bel niente presi come sono dal loro lavoro, dalla carriera, dal calcetto e dal parrucchiere? Quella della scuola dove gli insegnanti sono sempre più scontenti e di conseguenza i rapporti coi ragazzi ne risentono e si inaridiscono ancora di più? Un gruppo di ragazze, otto, dieci circa, e di loro il cento per cento non sa chi ha vinto le elezioni regionali ormai più di una settimana fa. Io fossi in qualche genitore, che ha vissuto la campagna elettorale e anche i giorni pre e post voto in silenzio, qualche domandina la farei. Così eventualmente, con l’occasione mi informerei pure io. Ah, per la cronaca ha vinto Renata Polverini, Pdl, col 51 % dei voti. Speriamo che non siano stati quelli di ragazzi come quelle che ho incontrato io a fare la differenza dei 70mila voti di scarto. Votare e pentirsi va bene, ma votare con la benda sugli occhi mi sembra degno di vergogna.
chevipera@libero.it
Ultimo spettacolo. Sono davanti al cinema prima di entrare aspetto una coppia di amici con cui andare a vedere un film, di quelli distensivi. Mentre aspettiamo un gruppetto di ragazze, tutte ventenni all’incirca, fumano mentre si riparano da una pioggerellina insistente. Accanto, Renata Polverini sorride ancora da uno dei giganteschi manifesti del suo gigantesco stand elettorale. Probabile che il suo sorriso solleciti la domanda: “Ragà visto che semo tutte maggiorenni e che semo votato, ma che lo sapete chi è salito alla fine?” La guardano, si guardano fra loro con aria di chi vorrebbe dire “ma con tanti argomenti, proprio questo dovevi tirar fuori?” Rabbrividisco. Fa abbastanza freddo nonostante sia il giorno di Pasqua, ma il brivido che mi percorre la schiena è quello di chi vorrebbe intervenire in un discorso di sconosciuti, ma non può, si morde la lingua e con la stessa aria incredula guarda i suoi ospiti e non commenta. Non può. Meglio evitare, anche perché cosa si può dire di fronte al disinteresse totale sul futuro del proprio paese, della propria regione? Se ciascuno prima del voto utilizzasse cinque minuti della sua preziosa e impegnata vita, non avrebbe poi la curiosità di vedere, non dico durante lo spoglio, ma almeno il giorno dopo sui giornali “chi è salito”? Ma i giovani, che hanno il mondo in mano, non hanno anche il dovere di crearlo quel mondo, qualunque sia, più vicino possibile ai loro ideali di vita? Di chi mai sarà la colpa? La loro, perché sono privi di valori, di interessi, di ideali? Quella delle famiglie che non trasmettono ai figli un bel niente presi come sono dal loro lavoro, dalla carriera, dal calcetto e dal parrucchiere? Quella della scuola dove gli insegnanti sono sempre più scontenti e di conseguenza i rapporti coi ragazzi ne risentono e si inaridiscono ancora di più? Un gruppo di ragazze, otto, dieci circa, e di loro il cento per cento non sa chi ha vinto le elezioni regionali ormai più di una settimana fa. Io fossi in qualche genitore, che ha vissuto la campagna elettorale e anche i giorni pre e post voto in silenzio, qualche domandina la farei. Così eventualmente, con l’occasione mi informerei pure io. Ah, per la cronaca ha vinto Renata Polverini, Pdl, col 51 % dei voti. Speriamo che non siano stati quelli di ragazzi come quelle che ho incontrato io a fare la differenza dei 70mila voti di scarto. Votare e pentirsi va bene, ma votare con la benda sugli occhi mi sembra degno di vergogna.
chevipera@libero.it
Nessun commento:
Posta un commento