sabato 9 gennaio 2010

L'ARCINORMALE - Craxi era socialista



Lidano Grassucci

Si è sviluppato su queste colonne un dibattito, spero interessante, sulla questione di intitolare una strada a Bettino Craxi a Latina. Socialisti storici (oltre a me Massimo Passamonti e Orfeo Notaristefano), socialisti abiurati (De Marchis), liberali come Fabrizio Bellini, cattolici democratici come Pasquale Gagliardi e Massimo Mansutti hanno alimentato questa sfida ed altri lo hanno fatto su face book e in altre sedi.
Credo di poter fase alcune considerazioni. La prima è a Fabrizio Bellini che indicava noi socialisti non pentiti come “sentimentali”. Sottolineo che non c’è altro modo per essere socialisti perché è una scelta di generosità, di mutuo soccorso, di umanità. Fabrizio sa bene che i socialisti italiani erano poco “scientifici” e molto “umani”. Labriola sapeva di Marx, Turati era sentimentale, e tu sai quanto contò nel socialismo italiano l’avvenenza di Anna Kuliscioff che prima aveva fatto perdere la testa a Andrea Costa, poi a Filippo Turati. Siamo nati per sentimento noi socialisti, è un difetto?
Faccio questa premessa per rispondere alla domanda che poneva Pasquale Gagliardi: “Cosa ha fatto di socialista Craxi?”. Riprendo un argomento di Mansutti: “ha dimostrato un’anima socialista nel caso Moro”. Da un lato il rigore a-umano dei leninisti, che per la rivoluzione sono disposti ad immolare singoli e comunità, dall’altro la ragion di Stato che non difetta alla cultura cattolica. Al tempo degli illuministi “uccisero” la Compagnia del Gesù perché: “a volte per salvare il corpo è necessario tagliare un braccio”. Ed era quello destro.
Craxi fu l’unico, lo ricorda Mansutti, a guardare l’uomo Moro. A comprendere che uno Stato è giusto se è in grado di salvare anche l’ultimo dei “cittadini”. E’ forte uno Stato che non tratta per una vita? Da socialista di tradizione contadina, alla Costa, alla Nenni, non avrei avuto questa “sensibilità” tutta dentro il riformismo ambrosiano. Ma oggi quella risposta di Craxi (che Mansutti apostrofa un po’ ingenerosamente come anche tattica) è stata una risposta “sentimentale”.
Pecchioli del Pci, Andreotti e gli altri pensarono “allo Stato”, meno al “cittadino”.
Ecco, Craxi vide gli occhi sofferenti di Moro, come erano sofferenti gli occhi degli ultimi della terra che noi (intendo socialisti) organizzavamo nelle società di mutuo soccorso, nelle leghe, nel sindacato, nei comuni dove nascevano le prime fattive risposte riformiste ai bisogni degli ultimi che diventavano cittadini. Moro era un cittadino, uno Stato forte non ha paura di trattare. Trattare, capire, cercare risposte ora e non in un domani ne paradiso è l’anima del riformismo socialista, ne è l’essenza. E lo dico ricordando che allora stavo nel “rigore” di Pertini, nella scrupolosa osservanza marxista della sinistra socialista. Avevo torto. In quella scelta c’è questo rigore del socialismo umanitario milanese, che poi è italiano (tutti i movimenti politici, belli e brutti, nascono da quelle parti), a fronte del cinismo delle elite rivoluzionarie dei comunisti.  Ricordo a De Marchis che in nome del politicamente corretto e di un certo moralismo peloso comunista che Craxi fu l’artefice, in nome di una sinistra italiana che uscisse dal massimalismo comunista, dell’ingresso degli eredi del Pci nell’internazionale socialista. Una scelta che sottendeva l’idea di Craxi di un socialismo riformista e di sinistra alternativo ai cattolici-democratici e ai conservatori. L’idea di una sinistra a-comunista era la su idea, ne gode i benefici lo stesso De Marchis e questo rende la sua posizione ancora, se possibile, più ingenerosa.
Craxi è stato uno dei leader del socialismo europeo, era profondamente socialista, non a caso era figlio, politico, di Pietro Nenni e della sua generosità politica.
Craxi era così di sinistra che il cappio e l’idea della forca fu portato in Parlamento dagli xenofobi della lega e dai fascisti, l’odio nei suoi confronti fu odio illiberale. Passamonti ha ricordato a Zaccheo che Craxi fu il primo ad aprire a destra. Io ricordo il cappio. Magari anche nel centrodestra una riflessione sul leader socialista non farebbe male.
Certo di una colpa non posso assolverlo, e mi chiamo in correo come credo faccia il compagno Passamonti, di essere socialista.  




Nessun commento:

Posta un commento